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VOCE del 20 luglio 2006 » Lista articoli » Scheda articolo

» Cultura/Spettacolo:

Anche in un libro il talento di Saltini
Eclettico, poliedrico, versatile. Sono parole spesso abusate nel descrivere un artista che esprime la sua inesauribile creatività attraverso linguaggi trasversali. Parlando di Andrea Saltini non si possono non usare tali aggettivi, forse un po' banali ma quanto mai azzeccati per un talento camaleontico come il suo. Nato a Carpi nel 1974, Saltini si è avvicinato alla pittura circa dieci anni fa e da quattro ne ha fatto la sua professione riscuotendo consensi in Italia e all'estero. Ha esposto a Barcellona, a Berlino, alla Triennale internazionale dei giovani artisti di Londra e collabora con diverse gallerie e istituti culturali di Parma, Modena, Reggio Emilia, Milano che hanno organizzato alcune sue mostre personali, e ha partecipato a collettive e rassegne culturali in tutta Italia. Il suo talento è riconosciuto da critici, esperti e galleristi e i suoi lavori hanno raggiunto quotazioni importanti. Alla passione per la pittura, Saltini unisce una naturale predisposizione per altri linguaggi artistici, come la scrittura, la musica e il teatro, che fanno spesso da contorno alle sue installazioni.
"Amante calante", edito da "ilibrisensibili" e presentato allo Spazio Giovani Mac'è! di Carpi nella serata del 7 luglio, è il suo primo libro, un'autobiografia che ripercorre i momenti più significativi della sua vita dal 1976 al 1999. "Avevo 3 anni. Calzoncini rossi, in piedi; mi piegavo verso terra e portavo una manciata di sabbia nella bocca. Il primo sapore che mi viene in mente è quello della sabbia. Poi, ho scavato una buca, rapido, e ci ho vomitato dentro (...). Quella volta non mi vide nessuno. Decisi di patire da solo quel segreto". E' il primo ricordo di Andrea Saltini e l'incipit del suo libro che esprime già dall'inizio la sua personalità complessa, insondabile, in perenne bilico tra normalità e follia. La creatività, per lui è sinonimo di liberazione dalla sofferenza, dalla morte, dalla malattia, dalla solitudine, per gli altri è invece la dimostrazione di una specie di anormalità. "E poi, un giorno, iniziai a sentir l'espressione bambino difficile. (...) A casa potevo anche essere accettato, ma il problema dei bambini solitari era la scuola. Gli insegnanti tendono a considerarti un po' stupido. (...) Loro non avevano la minima idea delle cose fantastiche che mi passavano per la testa".
L'arte come terapia del dolore fa da filo conduttore a tutto il libro: nella sua vis poetica trova la forza di reagire alle piccole e grandi avversità, al disagio e ai tormenti di un'esistenza certamente non facile. Saltini non subisce la vita, la assapora giorno dopo giorno in ogni suo retrogusto, anche quello più amaro e la malinconia che lo accompagna è una sorta di via di fuga dal disarmante senso di vuoto di fronte all'ineluttabilità del destino umano.
Anche nell'amore, e nel sesso, Saltini trova una consolazione al dolore e, da buon "artista maledetto", li vive con ardore, dedizione e con un amplificato senso del tragico: "La delusione è un'ottima maestra, se si sopravvive alle lacerazioni subite dal proprio ideale romantico". La seconda parte del libro passa dunque in rassegna il percorso sentimentale di Saltini, in una vera e propria carrellata di nomi femminili che hanno occupato il suo universo di giovante amante. Un "amante calante".
Claudia Rosini






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