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VOCE del 03 aprile 2008 » Lista articoli » Scheda articolo

» Salute:

Bufera su Crotti: critici medici e dirigenti - Presa di distanza dal medico antiabortista
Carpi - Le dichiarazioni di Matteo Crotti, medico ginecologo all'ospedale di Carpi, obiettore e antiabortista dichiarato, non sono piaciute. Né quelle rilasciate dallo specialista a Voce sul numero delle scorsa settimana, né tanto meno quelle pubblicate a più riprese sul Foglio di Giuliano Ferrara e, in parte, smentite dal diretto interessato.
Queste ultime in particolare avrebbero messo in subbuglio il reparto del Ramazzini, generando un certo disagio fra il personale che vi lavora e, soprattutto, facendo infuriare il primario, il professor Giuseppe Masellis che in fatto di tutela della maternità, ma anche di rispetto della legge 194 sulla interruzione volontaria di gravidanza, si è sempre mostrato assai rigoroso.
A prendere le distanze da quanto affermato da Crotti sono poi i professionisti e gli operatori che, a vario titolo, partecipano a "Scegliere di scegliere", il progetto avviato da Masellis ormai parecchi anni fa con l'obiettivo di formare una rete di sostegno intorno alle donne o alle coppie che si trovano ad affrontare una gravidanza difficile, problematica o indesiderata. Una rete, va precisato, che si rivolge tanto a chi decide di portare a termine la gravidanza quanto a chi opta per l'ivg. E' un punto fondamentale su cui tutti i soggetti coinvolti hanno convenuto, compreso le associazioni cattoliche che pure fanno parte di "Scegliere di scegliere" insieme a enti laici e strutture sanitarie. «Come responsabile dei Servizi Sociali e del Centro per le famiglie - dice la dirigente comunale Liana Balluga - devo smentire Crotti a proposito di "progetto Gemma" (contributi in denaro stanziati dal Movimento per la vita alle donne che rinunciano ad abortire, ndr). Non è vero che è l'unico aiuto. Il Centro per le famiglie - spiega - eroga gli assegni di maternità alle donne prive di tutela previdenziale, mentre il Comune ha previsto altre azioni di sostegno sia economico che psicologico per le famiglie in difficoltà. Siamo entrati a far parte di questo gruppo di lavoro - aggiunge - per applicare una legge e non per imporre delle ideologie. Dare alla donna tutte le informazioni perché possa scegliere consapevolmente: questo è sempre stato l'obiettivo condiviso da tutti, almeno finora».
Su progetto Gemma interviene anche la consigliera comunale Daniela De Pietri, ex presidente della commissione Pari Opportunità. «E' un progetto - osserva - che, da solo, fatica a dare risposta a tutte le donne in quanto, per esempio, non può essere esteso alle extracomunitarie o alle clandestine. Noi invece dobbiamo dare una risposta a tutte. Una cosa seria l'ha fatta il Governo Prodi allargando alle donne precarie l'accesso al congedo per maternità. Personalmente ho imparato a essere diffidente e a prendere le distanze dai "falsi amici delle donne". Credo sia ora di smetterla con le strumentalizzazioni elettorali, il nostro obiettivo è la piena applicazione della 194».
Qualcosa da dire ce l'ha anche Dirce Vezzani, ginecologa e responsabile del Consultorio di Carpi. «Non condivido le opinioni di Crotti sui consultori e non mi piace la banalizzazione da lui fatta sulle scelte delle donne. Quando il ginecologo firma il certificato per l'ivg - afferma - lo fa dopo avere ragionato insieme alla donna sulle motivazioni e dopo averle mostrato che esistono anche soluzioni diverse. Non è mai un atto burocratico, non è come timbrare una busta. Non credo nemmeno però che servano tempi lunghi per spingere la donna verso una decisione opposta. La legge prevede una media di 7 giorni per i ripensamenti che si allungano a 15 per l'organizzazione degli appuntamenti, attendere oltre sarebbe una forzatura. L'obiettivo nostro è di sostenere la donna nelle sue scelte e non solo quello di non farla abortire».
E' amareggiata la dottoressa Vezzani e anche un po' preoccupata: «Non vorrei - riflette - che la paura di sentire su di sé una forte pressione o di essere sottoposte a un esame delle intenzioni finisca per allontanare le donne dai Servizi, spingendo chi non ha strumenti verso soluzioni estreme come la clandestinità. Un fenomeno marginale, ma che ancora esiste».






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