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VOCE del 11 agosto 2011 » Lista articoli » Scheda articolo

Giacomo Mantovani
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E' di Carpi il regista del bere "responsabile" - Vive a Londra dove ha girato "Adamant"
Londra - Si dichiara orgoglioso delle sue origini carpigiane, anche se in realtà parla con inflessione veneta e di Carpi ha solo ricordi legati all'infanzia. Lui è Giacomo Mantovani, 28 anni, un'adolescenza trascorsa a Castelfranco Veneto, nel trevigiano, e una laurea in Nuove tecnologie per le Arti conseguita all'Accademia di Venezia. Da tre anni Giacomo si è trasferito a Londra per inseguire il sogno di diventare regista cinematografico. Con Cristina Isoli, la sua fidanzata, ha fondato una piccola casa di produzione indipendente, la Avant-garde Pictures, con la quale realizza e produce i suoi cortometraggi. Uno dei quali ha appena vinto il premio del pubblico al contest "Reason Wine: idee per bere con gusto", concorso video organizzato dal Ministero per le Politiche agricole e da Enoteca italiana con lo scopo di promuovere la cultura del vino made in Italy e del "bere responsabile". Un tema che Mantovani ha interpretato in chiave romantica, mettendo in scena una giovane coppia che, all'interno di un ristorante con vista mozzafiato sulla metropoli londinese, si giura amore eterno incrociando calici di rosso italiano. Intitolato "Adamant", il corto di Mantovani è risultato il più votato on line tra i 26 video ammessi alla finale del concorso. Per il regista carpigiano ciò ha significato un premio cash di 2 mila euro, che è andato a sommarsi ai 5 mila euro vinti a marzo come primo classificato al concorso video "Creativi per la Costituzione", promosso dalla community di 242 Movie Tv. «Per "Adamant" - racconta Mantovani raggiunto via Skype - ho avuto una valanga di contatti: 10 mila 500 visualizzazioni in poco più di una settimana e il 22 per cento di voti complessivi del contest. E pensare che la sua realizzazione - continua - è stata una "cavolata". Gli attori li ho scelti su internet, così come la location. Anche i provini li ho fatti via Skype. A Londra funziona così. Fare cinema qui è più facile che in Italia».
Non tutto, però, è così semplice come potrebbe sembrare e anche Mantovani ammette di avere incontrato momenti difficile: «L'anno scorso - dice - avevo quasi finito i soldi, le porte si chiudevano anziché aprirsi e per lavorare come regista avrei dovuto accettare degli incarichi a gratis. Non per questo mi sono arreso. Al contrario, ho fondato Avant-garde per continuare a portare avanti i miei lavori. Secondo me bisogna lottare per i propri ideali».
Nell'attesa di girare il film che da tempo ha nel cassetto («S'intitola "Believe" ed è un thriller psicologico che descrive un mondo in preda al caos. Di più però non voglio dire...»), Mantovani si è lanciato in un altro progetto ambizioso: un film collettivo firmato da 24 registi in giro per il mondo, in rappresentanza di 14 nazioni e di tutti e 5 i continenti. Un'opera insomma da Guinnes dei Primati. «L'idea - spiega - è stata lanciata da due giovani registi di Detroit, Jan e Martin. Non sarà un film a episodi, ma un'unica storia che si sviluppa seguendo il percorso di uno zaino che passa di mano in mano. Ogni regista ha realizzato un pezzo di film che è perfettamente concatenato con gli altri. Il mio pezzo - conclude - è il penultimo della serie e permetterà di svelare il contenuto dello zaino».






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