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MOSTRE - Liriche fotografiche con versi di non finito - Maria Pia Severi dal 17.2 in corso Cabassi
Modena - Ritorno alle origini per la fotografa Maria Pia Severi che sarà protagonista, insieme alla pittrice Libera Guidetti, della mostra "Carpi in dissolvenza", in programma dal 17 al 26 febbraio, nella Saletta della Fondazione di corso Cabassi. E' la prima volta che Maria Pia presenta le sue opere nella città che le ha dato i natali. Per lei, che pure ha già esposto in diverse località italiane e in sedi prestigiose ottenendo recensioni lusinghiere e testimonianze di apprezzamento sia da critici famosi, come Vittorio Sgarbi, che da artisti affermati come l'amico Franco Vaccari, si tratta dunque di un appuntamento non convenzionale. Un appuntamento che l'ha spinta a realizzare una serie di opere ad hoc, espressamente dedicate a Carpi. «All'inizio - racconta la fotografa - pensavo di esporre alcune immagini tratte dal mio ultimo libro "L'altra faccia di Modena". Poi però ho cambiato idea. Mi sono detta: questa è la mia città, qui ha vissuto la mia famiglia, qui ho abitato per ventitre anni. Venire a Carpi per mostrare delle foto di Modena, mi sembrava quasi un affronto. Allora ho preso la macchina fotografica e, nei ritagli di tempo, sono andata in giro per la città a scattare. Ho dovuto fare in fretta e, forse, il risultato poteva essere migliore. Spero però di avere fatto una cosa gradita ai Carpigiani».
Avvocato del Foro di Modena, una vita lavorativa dedicata alla giurisprudenza, Maria Pia Severi coltiva da sempre una grande passione per la fotografia. Passione che l'ha portata a dare alle stampe numerosi libri e che le è valsa riconoscimenti importanti. «Avevo 16 anni - ricorda - quando mio padre mi regalò la mia prima Nikon. Oggi invece ho 64 anni e posso dire che la fotografia ha sempre fatto parte della mia vita. Il primo libro è nato in modo casuale. Ero un giovane Procuratore e, al mattino, mentre andavo in ufficio, fotografavo quello che mi piaceva, quello da cui mi sentivo ispirata. Portavo sempre con me la mia Kodak instamatic. Camminavo sotto i portici di Modena e, con la mano destra, scattavo...».
Col tempo Severi ha affinato una tecnica particolare che le consente di "catturare" il dinamismo di corpi e oggetti nello spazio. Le sue immagini sono inconfondibili per via dell'effetto "mosso" che le contraddistingue, pur senza comprometterne la leggibilità e la permeabilità alle emozioni. «Quello che mi ha sempre attirato - spiega - è il movimento. Volevo riuscire a far vedere le cose così come le vedevo io in quel momento: non fisse, non statiche, ma dinamiche. Non sempre una foto - continua - mi riesce bene al primo tentativo. Molto dipende dalla luce e dai colori oltre che dalla scelta dei tempi. Non è un procedimento facile, bisogna fermarsi nell'istante giusto e scattare. Ci vuole una pazienza incredibile».
Tra i suoi soggetti preferiti figurano i ritratti femminili da un lato e i paesaggi urbani dall'altro. «Mi piace fotografare le persone - dice -, soprattutto le donne. Credo che sia perché le donne, a differenza degli uomini, riescono bene a comunicano la loro personalità attraverso l'abbigliamento e il modo di porsi. Per fotografare una città, invece, la devo prima conoscere; la devo percorrere in lungo e in largo, sviscerandola in ogni dettaglio. A volte mi colpiscono luoghi o situazioni che, ad altri, possono apparire banali. Sono sospinta dal mio "fiuto". Dopo che per tanti anni ho fatto l'avvocato, sempre con scrupolo e soddisfazione, adesso sono felice di potermi dedicare totalmente alla luce e ai colori e di lasciarmi guidare dal mio istinto».
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