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IN CORNICE - Un vescovo nuovo
Dicono che con la testa non ci sono sempre: penso. E quando faccio le cose ho il vizio di correre avanti. Quando una cosa è avviata e la quotidianità riesce a farsi da sola senza particolare concentrazione della mente, allora corro a quella successiva. Vivo il momento corrente con un piede sempre proteso verso quello successivo per organizzarlo. Faccio in fretta e appiccico le cose una all'altra con foga da correggere. E' per questo che spesso interrompo le persone che mi parlano con normale scansione e con educata chiarezza. In testa mi lampeggia la fase successiva e quasi è come se dicessi "Va avanti che questo l'ho già capito" e non sempre ci prendo. Come non sempre è così. L'altra sera sono andata a letto che pensavo. C'era un vuoto piacevole ad aspettare il tempo del sonno, visto che la televisione non si riusciva a vedere. Colpa del vuoto abissale dei contenuti, della presunzione per la mancanza di valore, della rabbia verso la pubblicità, dello stufo per la casta dei televisivi che, a pensarli lì, prendono soldi e fanno finta di commuoversi per i poveri mortali. E anche colpa del digitale terrestre che fa più come se fossero installazioni della biennale, con luci, colori, forme di righe diverse, che comuni programmi per utenti paganti. Così volto gallone, lascio andare la testa. L'altra sera tutto era tranquillo. Devo imparare a godermi i momenti nei quali tutto è tranquillo. Stare lì senza cercare nelle pieghe del conscio e dell'inconscio che cosa ci può essere di male e di doloroso, che cosa incombe di possibili disgrazie. A volte, quando non ci sono paure, uno le va a cercare convinto di averle solo momentaneamente perse. Invece niente. La paura del terremoto dissolta fino alla prossima volta. L'ansia per la neve e il gelo attutita dagli sgocciolii delle grondaie, dal solicello che ha fatto, a tratti, brillare la neve sui tetti. Persino al bar del Teatro penso abbiano smesso di preoccuparsi per la neve che pesava sulla tela nuova e, mi sembra, l'incombente slavina giù dai tetti della Cassa di Risparmio non fa più rischio. Anche lo spread ci fa meno tensione. A cosa penso allora?
Mi vien su una cosa da ripercorrere nella mente, come se la scrivessi in quel momento lì. In questi giorni argomento di attualità è stato il Vescovo nuovo: Francesco. Molti esprimono la loro da cristiani o da cittadini, da partecipi di un evento importante. Io da curiosa, ma di più per il fatto che sono molto golosa di emozioni, sono entrata in Duomo quella domenica lì a vedere che cosa succedeva, ma anche che cosa mi succedeva. La gente, il fitto composto, gli schermi per le navate che non possono vedere, lo scuro dei vestiti che, chissà perché, i cristiani quando sono riuniti fanno un poco massa cupa e facce serie. C'erano però molti giovani e canti bellissimi, non tanto di popolo quanto di concerto. Siccome sono arrivata molto tardi ho visto solo la fine del rito che è stato molto lungo la benedizione e le parole del nuovo Vescovo che diceva che la sua mamma si preoccupava che a Carpi, dove andava, gli volessero bene. Chissà che cosa le avevano raccontato! E Lui che ribatteva che mica lo avrebbero picchiato, là! Allora ho pensato che un Vescovo nuovo mandato da via a venire da noi si sarà fatto consigliare delle letture e dei libri sulla storia della località e avrà studiato le analisi sociologiche ed economiche, e le persone famose passate e presenti. E ciascuno gli avrà raccontato la sua con stereotipi e cose vere, ma lo stesso noi non sappiamo di lui che si farà conoscere dopo. Ora, mentre lo splendore di tutte le luci del Duomo faceva scintillare restauri, nuovi arredi, spazi senza ombre, alcune cose apparivano evidenti. Intanto le facce della gente, quelle che una volta si incontravano in piazza, quasi tutti carpigiani, insomma, quasi che lì ci si potesse ancora esprimere in dialetto senza sentire suoni di lingue straniere. Si può dire, no? O è traccia di xenofobia? E io facevo una conta di quelli che conoscevo di vista. Ma poi, d'un tratto mi è balenata un'immagine, una fotografia che ho nella mente. Una finestra cui sono affacciata, un corteo di sotto, passa una macchina scoperta e un vescovo vestito che benedice, ha una barba bianca, doveva essere Monsignor Della Zuanna che entrava in Carpi. Molto tempo fa...
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