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VOCE del 21 giugno 2012 » Lista articoli » Scheda articolo

» Salute:

Il Ramazzini ferito a morte - Viaggio con i Vigili del Fuoco fra i reparti evacuati

I punti critici nei raccordi fra i corpi di fabbrica aggiunti nel corso degli anni. Piano terra e primo piano: l'ospedale che funziona finisce qui

Carpi - Corridoi vuoti, letti e barelle buttati a caso nella concitazione dell'evacuazione, un paio di ciabatte da donna abbandonate in un angolo, calcinacci, polvere ovunque.
La desolazione regna ai piani alti e nelle aree transennate del Ramazzini. L'ospedale di Carpi è il grande ferito del terremoto del 29 maggio. La sua struttura ha rivelato l'intrinseca debolezza di un edificio datato che è stato soggetto nel corso dei decenni a continui interventi di ampliamento. Non a caso i punti critici sono stati individuati proprio nelle aree di congiunzione tra corpi di fabbrica diversi. Nei raccordi si sono aperte crepe e spaccature che, salendo ai piani alti, diventano sempre più evidenti.
Non sarà facile recuperare il "colosso" sfregiato, ci vorrà tempo, ci vorranno tante risorse. Tuttavia ci si prova.
Il primo reparto a lasciare le tende del Punto medico avanzato (che rimane comunque allestito per eventuali emergenze) è stato il Pronto Soccorso con, al seguito, tutte le specialistiche collegate alla Medicina d'urgenza, compresi la sala gessi, i laboratori d'analisi, l'ambulatorio di cardiologia e l'oculistica. Al piano terra gli spazi agibili scarseggiano e i medici devono lavorare in promiscuità, gomito a gomito l'uno con l'altro, l'ortopedico di fianco al cardiologo, l'internista al chirurgo e all'urologo. Al piano superiore, nell'ala dell'ex ginecologia, sono stati concentrati tutti gli ambulatori dell'area materno infantile. Ha trovato una nuova funzione perfino la "camera calda", ovvero il tunnel che funge da rampa d'accesso alle ambulanze, ora adibito a ufficio infermieristico e magazzino. Riaperta anche una piccola parte della Radiologia, quella più vicina alle vie di fuga. «Non abbiamo ancora la Tac - puntualizza Carlo Tassi, primario del Ps - che è un supporto indispensabile alla nostra attività. La abbiamo indicata come priorità e dovrebbe esserci consegnata a giorni».
Il Ramazzini che funziona finisce qui. Non c'è più nemmeno un letto per le degenze e interi reparti sono stati trasferiti altrove: oncologia a Sassuolo, neurologia ed endoscopia a Baggiovara, letti internistici a Vignola e Castelfranco. Radioterapia non ha subito danni, ma risulta ugualmente off limits per via di problemi agli accessi. «I prossimi locali agibili ci verranno consegnati a fine luglio e saranno quelli del corpo 4, corrispondenti al blocco della Cardiologia. Ci vorrà invece più tempo per il corpo 6, quello della Rianimazione» spiega la direttrice Teresa Pesi che, al momento della scossa dell'una, a ospedale già evacuato, si trovava al quarto piano per un sopralluogo insieme ai vigili del fuoco. «Le oscillazioni erano così forti - ricorda - che non riuscivo a stare in piedi».
Più rosea la situazione ai Poliambulatori. Scongiurato il timore di danni strutturali, l'edificio è stato risistemato in tempi record per poter far ripartire diagnostica, cup e specialistica ambulatoriale. Via crepe a tramezze e calcinacci, la macchina della sanità territoriale ha potuto rimettersi in moto già a inizio settimana. «Abbiamo trasferito dentro i Poliambulatori - spiega il direttore del Distretto Claudio Vagnini - anche l'attività ambulatoriale che prima si faceva nelle aree di degenza, sfruttando al 100 per cento gli spazi disponibili. Con il premesso del Vescovo - aggiunge - abbiamo potuto utilizzare perfino l'ambiente che ospita la chiesetta».
Il Centro prelievi è stato portato dal seminterrato, dove si trovava prima, al piano terreno dell'ex palazzina Tenente Marchi. E' ritornato in sede l'ufficio dell'assistenza infermieristica domiciliare che durante i giorni dell'emergenza non ha mai smesso di lavorare, seguendo i pazienti anche negli accampamenti per sfollati. A giorni dovrebbero trovare una sistemazione in unità mobili sia il Sert che il Csm, attualmente dislocati in tenda. «Rivogliamo tutti i servizi - aggiunge Vagnini - tutto deve rientrare». Intanto però il personale infermieristico scarseggia a causa del surplus di lavoro che si è riversato sulla rete ospedaliera provinciale. Una situazione che, con le ferie estive alle porte, non farà che aggravarsi. «Ho chiesto all'azienda - dice ancora Vagnini - del personale aggiuntivo. Con le risorse umane a nostra disposizione siamo in grado di coprire solo il turno del mattino».
Vecchi problemi che, sommati a quelli nuovi e gravissimi portati dal terremoto, non facilitano le cose a chi lavora per la ricostruzione.


Dializzati estromessi? Presto nove nuovi spazi 

Carpi - «Non abbiamo usurpato niente a nessuno. Ci siamo trovati nella necessità di trasferire il Pma all'interno dell'ospedale e l'emodialisi era l'unico spazio agibile che fosse anche vicino al Pronto soccorso». I responsabili della sanità carpigiana Teresa Pesi e Claudio Vagnini rispondono in questi termini all'accusa di avere estromesso i dializzati dal reparto loro dedicato per ricavare uffici da destinare alla direzione sanitaria. Accusa circolata su internet e amplificata da alcuni quotidiani.
A dire il vero però nelle due stanze dove prima veniva effettuata la dialisi oggi lavorano sei specialisti del Pma, mentre il personale amministrativo dell'ospedale si è dovuto accontentare di un angusto sgabuzzino che a stento contiene alcuni computer e un paio di scrivanie.
Ciò non toglie che vi siano stati forti disagi per i dializzati di Carpi che a tutt'oggi per continuare la terapia devono raggiungere gli ospedali di Modena e Sassuolo. «Stiamo lavorando - assicurano Pesi e Vagnini - per riattivare nove posti dialisi il prima possibile. Aspettiamo che si liberino nuovi spazi compatibili con le esigenze del servizio».


La gratitudine di Accorsi

Attenuatosi un poco il turbine di pensieri suscitato da quell'infernale 29 maggio, il primario di Ostetricia e Ginecologia del Ramazzini, Paolo Accorsi (nella foto), ha scritto una lettera per ringraziare tutto il personale del suo reparto, medici, ostetriche, infermiere, puericultrici e Oss, per il comportamento tenuto in occasione dell'evacuazione dell'ospedale. Parole, le sue, che fanno rivivere i fotogrammi di quei momenti di incredibile concitazione e che inducono a riflettere sul comportamento dei tanti operatori sanitari che, di fronte a circostanze estreme, non hanno abdicato ai propri doveri. Questo il testo della lettera del dottor Accorsi.
"Ci sono fatti e situazioni che non si possono tacere. Avrei il desiderio, e forse anche il bisogno, di dirlo al mondo intero. Al momento posso dirlo a voi: grazie. Martedì 29, un giorno che rimarrà nella memoria, ho avuto la fortuna di trovarmi al quarto piano e vi ho visto. In quella situazione irreale ho visto tutti, senza esclusione, attivarsi per l'evacuazione del piano. Gli occhi pieni di paura, la voce ferma nel dare gli ordini per uscire in modo ordinato e rapidissimo, ma anche pronti a rassicurare e ad "accompagnare" chi era attanagliato dal terrore.
Grazie. E dopo un attimo tutto il piano era evacuato, pervaso da un silenzio irreale; e la vita "ostetrica" stava già partendo nel prato, un miracolo. Con le mamme, le operate (qualcuna portata giù di peso per 4 piani), le quasi mamme in travaglio, ricominciava l'assistenza, quasi come se nulla fosse accaduto.
Grazie. Pochi minuti dopo è arrivato di corsa al quarto piano chi stava lavorando al primo: dopo avere evacuato gli ambulatori si sono precipitati in reparto per offrire il proprio contributo.
Per non parlare di chi era in sala operatoria: hanno tutti continuato imperterriti l'intervento in corso, iniziato da poco e portato perfettamente a termine.
Grazie. Subito dopo è iniziata la processione in senso contrario: dal prato al quarto piano per recuperare farmaci, materiali vari, attrezzature. Su quelle scale si è registrato un viavai mai visto sulle cosiddette scale di emergenza. E, carichi come dei somarelli, giù di corsa nel prato a portare quanto necessario, pronti a risalire subito dopo.
Grazie. Poi l'arrivo di chi non era al lavoro al momento della prima scossa, accorso a portare il proprio contributo nell'emergenza. E chi c'era già, rimaneva tanto oltre il proprio turno.
A fine mattinata il dottor Ghirardini mi ha chiesto aiuto perché su Sassuolo si stavano riversando anche le donne modenesi. Un ringraziamento lo debbo anche a chi ha subito accettato di andare a lavorare a Sassuolo; e a quanti stanno continuando ad andare. E' un disagio importante, che continua: ve ne sono grato. Alla stessa maniera esprimo gratitudine a chi, nelle tende, è impegnato a lavorare nel modo più normale possibile, ma in un luogo e in situazioni che di normale non hanno nulla. Grazie. In un paese dai tanti capitan Schettino, divenuto ormai l'emblema della codardia, ho ammirato i tanti operatori che hanno dimostrato coraggio, capacità, prontezza mettendo a rischio la propria incolumità per la salute degli altri.
Grazie. A nome delle donne, dei bimbi, delle loro famiglie.
Siete persone stupende. Tenete duro, tra poco si ricomincia".
Paolo Accorsi






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