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SETTEGIORNI A MODENA - Il Bilancio ristretto cerca risorse nella sosta
Modena - Dopo mesi di discussioni e di ripensamenti, il gran giorno è arrivato. Fra polemiche a non finire e a molti mal di pancia, il Consiglio comunale ha approvato il bilancio preventivo 2012. Un ritardo più che lungo, visto che l'anno è ormai arrivato a metà percorso. Ma è stata un'impresa non da poco far quadrare i conti in una situazione tanto complicata. Fra investimenti e spesa corrente il totale delle uscite ammonta a 228 milioni. All'appello ne mancano trentasei da reperire attraverso tagli alle dotazioni dei vari assessorati e aggravi fiscali a carico dei cittadini. Si poteva fare di più soprattutto sul fronte della riduzione dei costi. Su questo argomento sono partite le critiche di tutte le forze d'opposizione. Si potevano depennare nomi di enti che ricevono contributi dal Comune. E' stato il clientelismo l'artefice della mancata sforbiciata. Si poteva fare di più anche sul capitolo consulenze. Sono state stralciate soltanto quelle imposte dal Governo Monti. Ma per il capogruppo del Pd simili critiche non sono accettabili. Provengono da coloro che hanno condiviso la politica tremontiana dei tagli lineari. Ridurre ulteriormente contributi e consulenze significava mettere a rischio i servizi sociali. Invece la Giunta ha preferito salvaguardare i ceti più deboli e i livelli occupazionali.
Però la manovra è stata bocciata anche dalle associazioni dei commercianti. Indigesta è l'introduzione della tassa di soggiorno che grava sul settore alberghiero e danneggia le attività turistiche. Gli albergatori non meritano questo ulteriore balzello dopo che si sono resi disponibili a ospitare profughi dalle zone terremotate alle condizioni non remunerative stabilite dalla Protezione Civile.
Un altro modo per fare cassa il Comune lo ha trovato con l'ampliamento delle aree di sosta a pagamento. L'accusa è stata rivolta all'Assessore alla Mobilità Daniele Sitta durante un'infuocata assemblea di residenti nelle aree a ridosso del centro. Non c'è stato dialogo fra cittadini e istituzione. Il piano è stato imposto, non concordato. Se ci fosse stato un confronto si sarebbe andati alla ricerca di soluzioni condivisibili. Di fronte a questa accusa l'Assessore è cascato dalle nuvole. Ma come; risale al 2006 il primo pronunciamento del Consiglio comunale. Ricordare tutti gli incontri e i confronti che si sono susseguiti da allora non è possibile. A un mese dall'entrata in vigore delle norme si possono soltanto chiedere lumi sull'intricato intreccio fra zone e relative tariffe, sugli abbonamenti e sulle deroghe.
Il piano sosta è stato oggetto di un intervento anche da parte della Cgil. Un documento del sindacato definisce opportuna la scelta di tutelare il centro dall'invasione delle auto. Valida anche la norma che facilita gli interscambi nei parcheggi. Però ci sono lavoratori e studenti che ogni giorno si recano in centro non per fare una passeggiata sotto il portico del collegio. A loro si dovrebbero riservare spazi gratuiti sulla cerchia dei viali.
Non meno incandescente la disputa innescata da Italia nostra con un documento che mette sotto accusa funzionari e soprintendenti del Ministero dei Beni culturali. Sono colpevoli di non tutelare "le pietre storiche" dei monumenti danneggiati dal sisma. E' giunto il momento che si alzino voci in favore della salvaguardia del territorio contro "azioni di pulizia etnica nel campo dell'edilizia". Per procedere alle ricostruzioni le risorse economiche si possono trovare sottraendole a opere pubbliche inutili come la bretella Campogalliano - Sassuolo. Il Ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi le ha definite dichiarazioni "inopportune e offensive nei confronti di chi lavora". Ma agli imprenditori ha dato più fastidio il riferimento alla "inutile bretella". Il Direttore dell'Associazione piccole e medie imprese Massimo Fogliani non ha usato mezze misure. Italia nostra non si preoccupa di coloro che hanno perso la casa e il lavoro. Non si preoccupa delle possibilità di ripresa dell'economia locale. Possibilità che dipendono dai mezzi e dagli strumenti per tornare a produrre. Le infrastrutture, collegamento autostradali compresi, sono indispensabili per far ripartire l'intera area nord.
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