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VOCE del 25 novembre 2004 » Lista articoli » Scheda articolo

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Lavoro, le regioni "rosse" contro la precarietà - Il Convegno del Centro per l'impiego
Carpi - Quanto sia difficile, per le Regioni in mano al centro sinistra ("le Regioni che credono al welfare", le ha definite Ugo Ascoli, assessore alle Politiche del lavoro delle Marche), entrare in relazione con la legge Biagi di riforma del diritto del lavoro, che non condividono affatto, senza peraltro correre il rischio di porsi fuori dalla legge, lo si è visto nel corso del convegno che venerdì 18, nella sede della Zadi, ha preceduto l'inaugurazione della nuova sede del Centro per l'impiego di via Lenin.
Di fatto, tanto per la legge dell'Emilia - al convegno è intervenuto l'assessore regionale al Lavoro, Mariangela Bastico - quanto per quella delle Marche si è dovuto lavorare, hanno detto i rispettivi assessori, su "pertugi" e su ristretti spazi di manovra che potessero consentire quella "competenza concorrente" tra governo centrale e governi regionali che, nella materia specifica, viene garantita dal Titolo Quinto della Costituzione.
La ragione del contenzioso con lo Stato è nota: la Biagi, secondo l'Emilia e le altre regioni "rosse", ha introdotto una flessibilità eccessiva nel mercato del lavoro, facendone il regno della precarietà e dell'insicurezza, proprio nel momento in cui le imprese, per reggere nella competizione, hanno bisogno di lavoratori qualificati e formati. Per di più, la legge è ispirata da una filosofia privatistica in materia di collocamento, a scapito dei Servizi pubblici per l'impiego (i vecchi Uffici di collocamento) passati ora alle Province.
Creare dunque due leggi regionali antitetiche a quella nazionale senza delegittimarsi ha comportato un attento lavoro di cesello per dare più spazio ai disabili, alla stabilità, alla conciliziazione di lavoro e impegni familiari, al sostegno agli immigrati, ai servizi per il lavoro, all'accesso mediante tirocinio e apprendistato.
Prima dell'intervento dei due assessori regionali, avevano portato il loro saluto il sindaco Enrico Campedelli e il vice Alberto Allegretti, mentre l'assessore provinciale Fabrizio Righi aveva illustrato le caratteristiche logistiche e di reception della nuova sede di Carpi (la terza ristrutturata in provincia) del Centro per l'impiego.

Ecco chi lavora. E chi no

Carpi - Su una popolazione residente di 72 mila 900 abitanti (dato 2003), i comuni di Carpi e Novi presentano 34 mila 500 persone in attività contro 38 mila 400 inattive, delle quali 23 mila 700 in età non lavorativa (ragazzi sotto i 15 anni e anziani oltre i 65) e 14 mila 700 in età lavorativa. Un migliaio sono gli individui in cerca di occupazione. Il tasso di disoccupazione complessivo tra Carpi e Novi (2,9 per cento) è di poco superiore alla media provinciale (2,8), ma è inferiore per donne (3,2 per cento contro 4,1) e superiore per gli uomini (8,6 per cento, contro 8,2).
Più inquietante è il tasso di occupazione dei residenti fra i 15 e i 64 anni, in cui Carpi e Novi sono al 67,9 per cento contro il 69,1 della media provinciale. L'occupazione femminile non fa differenza, con un tasso del 61,6 per cento contro il 63,4 della provincia. Su tutti gli occupati, il distretto Carpi Novi presenta più lavoratori autonomi del resto della provincia (27,4 per cento, contro il 25,7). In cifre assolute, gli autonomi sono 9 mila 200 contro 24 mila 300 dipendenti. La concentrazione maggiore di lavoratori si ha alla voce "artigiani, operai specializzati, agricoltori" (30,8 per cento), seguita da "impiegati" (17,8) e "professioni tecniche" (17,2), mentre i settori prevalenti sono il tessile (24,2 per cento), seguito dal metalmeccanico (14) e dal commercio (13,2).
I dati provengono dall'Osservatorio sul mercato del lavoro dell'Amministrazione provinciale di Modena.







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