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VOCE del 25 novembre 2004 » Lista articoli » Scheda articolo

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SETTEGIORNI A MODENA - Veduta sui rifiuti
Modena - Non sarà un paesaggio pittoresco quello che vedranno i passeggeri del supertreno nel tratto fra Modena e Castelfranco. All'improvviso l'ampia pianura sarà interrotta da due montagne che nulla hanno a che fare con le guglie dolomitiche e neppure con le verdi alture dell'Appennino. Il treno passerà fra due montagne nere che si sono formate in decenni di raccolte di rifiuti solidi urbani. Per fortuna dei viaggiatori, quel chilometro sarà percorso ad alta velocità. La grande discarica sta per essere tagliata in due parti. Nel mezzo saranno sistemati i binari. Appena le ruspe sono entrate in servizio, è scoppiata una grana di quelle fragorose che vede contrapposti il Ministero dell'Ambiente e il Comune di Modena. A originare la contesa è stato il mancato rispetto di accordi, dall'una e dall'altra parte. Il Comune si era impegnato a chiudere l'impianto al momento dell'avvio dei lavori. Invece i camion di Meta continuano la spola quotidiana per portare i loro carichi di immondizie. La notizia dello sgarro è arrivata all'orecchio del ministro dell'ambiente che ha preso cappello. Con una lettera, Altero Matteoli ha imposto al Sindaco che "siano immediatamente avviate le procedure per la sospensione dell'attività della discarica". Giorgio Pighi ha risposto che obbedirà quando dal Governo arriveranno la contropartita per la dislocazione dei rifiuti e i 64 milioni di euro pattuiti per il risarcimento danni. Resta da stabilire chi per primo ha fatto le orecchie da mercante e, quindi, a chi spetta la prima mossa per giungere al simultaneo rispetto degli accordi. Il tempo a disposizione è scarso. Potrebbero ripetersi le schifezze viste nelle città campane, con le immondizie accatastate ai margini delle strade. Soltanto fra tre anni l'inceneritore potrà distruggere quell'ingente quantitativo di rifiuti ora smaltito in discarica. E' di pochi giorni fa il via libera alla costruzione del quarto forno. Il progetto prevede un investimento di 76 milioni di euro, compresi gli impianti di teleriscaldamento e di produzione di energia elettrica alimentati dal calore in uscita dai forni. Quando l'intervento sarà ultimato, il complesso di via Cavazza meriterà una promozione e cambierà nome. Non sarà più un modesto inceneritore ma meriterà la più roboante qualifica di termovalorizzatore.
In vista c'è un altro cambiamento di nome, attuabile se il Ministero delle Infrastrutture e la Regione daranno il benestare. All'origine era chiamata metropolitana, con la previsione di due linee che avrebbero attraversato il sottosuolo di Modena in direzione dei quattro punti cardinali. Un progetto troppo ambizioso per una città di modeste dimensioni. Dal ripensamento era nata la metrotramvia, vale a dire: un chilometro di tunnel e il restante percorso in superficie. Un ulteriore ripensamento ha fatto scomparire del tutto la velleitaria metropolitana. In sostanza, a Modena torneranno i tram. Le persone con sale in zucca lo avevano pronosticato già all'indomani del celebrato incontro pubblico con il ministro Lunardi. Il buon senso era dettato dalle difficoltà di scavare 25 metri di terreno lungo l'intero tratto cittadino della via Emilia, oltre che dagli enormi costi di costruzione e di gestione. Il secondo ripensamento è sfociato nella progettazione di due linee tranviarie che avranno punti di interconnessione con le filovie e con i parcheggi scambiatori. Questa delle aree periferiche di sosta, servite da mezzi pubblici per impedire alle auto di entrare in città, è una storia tante volte raccontata e mai giunta al capitolo finale. Se ne parlò per la prima volta quando fu presa l'infausta decisione di sopprimere le linee ferroviarie per Vignola e per Mirandola. Anche per le ferrovie locali stanno spuntando ripensamenti. Assieme ai tram potrebbero tornare i trenini e Modena riprenderebbe la fisionomia che aveva negli anni Cinquanta.







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