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VOCE del 25 novembre 2004 » Lista articoli » Scheda articolo

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SOLDI NOSTRI - Il gelo di Greenspan
Sento il dovere di giustificare ai lettori l'assenza di commenti alla situazione politico-finanziaria nazionale. Le ragioni sono essenzialmente tre. Innanzitutto è impossibile pronunciarsi sulla legge finanziaria dal momento che ancora (mentre scrivo) non se ne conosce una versione attendibile. La proposta iniziale è stata completamente stravolta e ogni giorno apprendiamo novità che durano lo spazio di un mattino. Tempo perso quindi cercare di seguire il balletto degli emendamenti: vale al riguardo l'autorevole commento del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo (accusato, per ciò stesso, di parlare come un leader dell'opposizione...).
In secondo luogo credo che Berlusconi non abbia alcuna possibilità di ingannare ancora gli italiani: ormai inganna solo se stesso.
In terzo luogo non intendo maramaldeggiare, ovvero infierire su un moribondo (sempre politicamente parlando, s'intende).
Torniamo quindi a parlare di borse, che è meglio. Venerdì 19, puntuale come il destino, è arrivata l'attesa correzione. Dopo un doppio massimo oltre quota 30.000 sull'indice S&P di Milano, che lasciava presagire una ulteriore gamba di rialzo, nel primo pomeriggio sono arrivate a gelare i mercati le dichiarazioni di Greenspan. Nel giro di mezz'ora le borse di tutto il mondo (tranne Bruxelles e Madrid, per ragioni che ignoro) sono passate in territorio negativo, mangiandosi i guadagni dell'intera settimana. Cosa avrà mai detto il capo della Fed per spaventare i mercati? Esattamente quello che abbiamo scritto tempo fa nell'articolo "Fuga da Wall Street", solo che la fonte è un po' più autorevole di noi e gli effetti si sono fatti sentire immediatamente (ulteriore calo del dollaro, contestuale rialzo del petrolio, caduta del DJ e ancor più del Nasdaq).
Se lo stesso Greenspan ammette pubblicamente che non è conveniente investire in asset denominati in dollari significa che le autorità monetarie americane hanno deciso di lasciar cadere liberamente il biglietto verde perché a loro conviene così (altrimenti, mentendo, affermerebbero il contrario). La svalutazione del dollaro permetterà infatti di risolvere il problema della bilancia dei pagamenti, aggravando però i problemi dell'area euro (infatti l'Asia, e la Cina in particolare, evitano la rivalutazione delle loro monete e acquistano massicciamente titoli del Tesoro Usa). Insomma il conto, in termini di rallentamento della crescita, lo pagheremo solo noi (e, per altri aspetti, i cinesi, detentori di montagne di titoli svalutati).
Mi pare che dalla riunione del G20 non siano venute sostanziali novità riguardo ai problemi dei cambi, quindi vedremo in settimana come reagiranno i mercati finanziari. L'analisi tecnica ci dice che è ancora in atto il trend rialzista iniziato ad agosto (ma il doppio massimo di venerdì scorso può essere un segnale di inversione del ciclo). I livelli da tenere d'occhio sullo S&P milanese sono sempre 29.520, 29.290, 29.130, come supporti. Il target di una breve correzione può essere situato in area 28.800, con estensioni a 28.300. Al di sotto si avrebbe la conferma dell'inversione del ciclo. Se il ribasso sarà solo uno storno temporaneo, rivedremo quota 28.500 o 29.000 verso fine anno, se invece il rally post elettorale fosse già stato concluso dalle esplicite dichiarazioni di Greenspan, bisognerà guardare i grafici dei quattro ribassi precedenti, tutti con target in area 26.500.
Tenendo però presente che il trading range potrebbe essersi ampliato, proprio a causa della maggiore estensione del rialzo (30.000 anziché 28.500), quindi con target ribassista inferiore di almeno 1.500 punti (in area 25.000, con punte a 24.500). E' una ipotesi già avanzata tempo fa da almeno tre analisti delle maggiori case di investimento (si parlava addirittura di escursioni nei prezzi del 20 per cento, nelle due direzioni). Occhio quindi ai prezzi di mercato, i soli veritieri, e mai mettersi di traverso, cullandosi nelle illusioni.








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