Commissariare la Bonifica

La richiesta è partita da un consigliere di amministrazione eletto dalla minoranza

Commissariare la Bonifica

Giovanni Salvarani contesta le modalità delle elezioni del 13 dicembre. E i 90 mila euro per le lettere (in ritardo) quando bastava allegarle alle bollette

Correggio – Commissariare il Consorzio di Bonifica dell’Emilia centrale? Lo ha chiesto alla Regione un consigliere di amministrazione dell’Ente, eletto nel 2010 per “Acqua amica”, una lista di minoranza che si opponeva a quella vincente, “Una Bonifica di tutti”, composta da tutte le associazioni di categoria delle province di Modena e Reggio. 

E ora, in vista delle elezioni consortili convocate per il 13 dicembre e di cui solo negli ultimi giorni sono arrivate le lettere con le informazioni, Giovanni Salvarani, questo il suo nome,  imprenditore agricolo originario di Correggio, già candidato sindaco a Rio Saliceto per una lista civica, denuncia quel che sta accadendo dentro il Consorzio e che si era già verificato per le precedenti elezioni del 2010: “scarsa collaborazione degli amministratori del Consorzio” con “informazioni errate o addirittura fuorvianti”, secondo le sue definizioni contenute nella lettera inviata ai vertici della Regione. 

Cinque anni fa la lista di Salvarani ottenne due posti sui venti del CdA. E nella propria posizione di Consigliere, già dallo scorso anno cominciò a far presente che occorreva preparare per tempo le elezioni per il rinnovo dell’organismo. Le elezioni del 13 dicembre, ricorda Salvarani, “...dovevano essere indette dal Consiglio d’Amministrazione in una riunione tenuta a Reggio Emilia il 7 agosto 2015, che risultò non valida per assenza del numero legale e alla quale presenziai”. Per avere la sicurezza del numero legale, il successivo Consiglio d’Amministrazione si tenne ad EXPO 2015, con pullman e visita all’esposizione a carico del Consorzio (partecipazione dalla quale Salvarani si astenne). Fu proprio il Consiglio in gita all’EXPO, su indicazione del Comitato amministrativo (l’organo di governo della Bonifica), a indire le elezioni, approvando un regolamento elettorale “incompleto e confuso” così lo definisce Salvarani, deliberando l’invio ai consorziati di una comunicazione il cui costo sarebbe stato di poco inferiore a 90 mila euro. In quella circostanza, tuttavia, il Comitato “...si dimenticò – scrive sempre Salvarani – di far presente ai Consiglieri che l’invio di tale lettera andava fatto, per Statuto, allegandola agli avvisi di pagamento spediti ai consorziati nella primavera 2015, consentendo di risparmiare, e di fare risparmiare ai contribuenti, i suddetti quasi 90.000,00 euro, e d’informare per tempo chi fosse eventualmente interessato a presentare proprie liste alle elezioni”. Il Consigliere di minoranza segnalò la cosa al Presidente e al Comitato amministrativo del Consorzio l’8 settembre 2015, senza ottenere risposta. Ecco spiegato perché in tutte le case sono arrivate lettere dal 23 al 30 novembre, che annunciano la possibilità di presentare liste entro la data del...23 novembre. Da qui la lettera al Presidente della Giunta e all’Assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna, competenti in materia per legge, per chiedere il loro intervento sostitutivo con il commissariamento del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale e il rinvio delle elezioni al 2016, consentendo di convocarle secondo le regole previste, con trasparenza e dandone la dovuta pubblicità ai consorziati. 

La replica del Direttore del Consorzio, Domenico Turazza, non si è fatta attendere. Qualche giorno fa ha fatto sapere che la gita all’EXPO non è costata più di 600 euro e che la prassi di avvertire i Consorziati (cioè tutti noi) “…assorbe e comprende la comunicazione negli avvisi di pagamento che normalmente vengono inviati a inizio dell’anno per la riscossione dei contributi, prevista in termini assolutamente generici dallo Statuto consortile”. 

Talmente generici da giustificare l’avviso che le liste si possono presentare entro il 23 novembre, con lettere arrivate nei giorni successivi? Il Direttore a questo non risponde. Anzi, con una frase sconcertante precisa che la prassi è stata confermata “...anche perché il costo complessivo di questa operazione, inferiore a 90 mila euro circa per 230 mila comunicazioni, verrà ripartito su cinque esercizi ed è pertanto destinato a incidere in termini assolutamente irrilevanti sui bilanci consortili futuri, che normalmente chiudono a 25 milioni di euro l’anno”. 

Come dire: che volete che sia buttare 90 mila euro in cinque anni, in un bilancio di 25 milioni l’anno? 

Nella foto, Giovanni Salvarani e la sede del Consorzio, a Reggio Emilia

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