La sterminata biblioteca di Colli sulla montagna ora ha un nuovo titolo

“Oltre la vetta” sulla coppia Boccalatte Pietrasanta

La sterminata biblioteca di Colli sulla montagna ora ha un nuovo titolo

Carpi – Ha collezionato milletrecentottantasei cime, quasi sessant’anni di iscrizione al Club Alpino Italiano, diverse centinaia di pubblicazioni, volumi, articoli e interventi su temi che riguardano la montagna: Dante Colli, classe 1935, sarebbe del tutto riduttivo chiamarlo semplicemente “farmacista carpigiano” anche se, ufficialmente, la sua professione è proprio quella. Studioso di cose locali (è fra gli animatori della collana “Carpi di ieri” edita dalle edizioni Il Portico di cui è stato promotore), a suo tempo politicamente impegnato, pubblico amministratore e scrittore, Dante Colli ha sempre avuto una particolare predilezione per la montagna. E, per l’appunto, di gente di montagna parla l’ultima fatica letteraria di Colli che sarà presentata prossimamente a Milano presso la sede della storica Società Escursionisti Milanesi. «Si intitola “Oltre la vetta” – commenta l’autore del volume (309 pagine di grande formato, Nuovi Sentieri Editore-Belluno, s.i.p.) – e narra vita e imprese di una coppia di scalatori tra le due guerre, Gabriele Boccalatte e Ninì Pietrasanta. E’ la storia di una vita d’amore per la montagna ma anche una storia d’amore che va oltre le vette, perché ha unito per una vita due persone accomunate dalla stessa passione per le cime». Il volume è edito sotto gli auspici del Club Alpino Italiano, una istituzione di rilevanza nazionale che ha superato i centocinquanta anni di vita.

Ci può spiegare come è nata questa ennesima impresa editoriale?

«Mi ero già incontrato con Ninì Pietrasanta, coprotagonista di questo ultimo volume, quando anni fa ero presidente della commissione centrale pubblicazioni del Club Alpino. Pubblicammo allora il suo diario e rimasi affascinato da questo personaggio che fu protagonista assieme al marito, Gabriele Boccalatte, di storiche scalate in un periodo, tra le due guerre e durante il fascismo, in cui venivano esaltate soprattutto le prestazioni atletiche e le imprese degli scalatori. Ninì e Gabriele rimasero famosi per aver coniugato le due scuole di scalata allora presenti: quella tradizionale, o se volete delle Alpi occidentali, dei grandi massicci, e quella dolomitica, delle Alpi orientali, con caratteristiche molto diverse fra di loro. Poi furono anche antesignani delle grandi scalate all’estero, conquistando la cima Nevada de los leones, una vetta di oltre seimila metri sulle Ande. Lui morì in montagna in un incidente durante un’ascensione, prima della guerra. Ho attinto centinaia di foto dall’archivio di famiglia e anche dal mio personale, perché molte delle cime scalate dai protagonisti le ho scalate anch’io» 

Ecco, parliamo anche del Dante Colli amante della montagna. 

«Sono iscritto al Club Alpino dal 1957 e quindi l’anno prossimo festeggerò i miei sessant’anni di iscrizione. Il mio primo libro di montagna l’ho dato alle stampe nel 1979 per i tipi di Tamari editore in Bologna, una “Guida del Latemar”. Ma già nel 1970 avevo iniziato a scrivere articoli tecnici per la rivista nazionale del Cai. E per il Club Alpino, in occasione dei 150 anni di fondazione, ho anche pubblicato la storia degli ultimi cinquant’anni del sodalizio e dei nove presidenti nazionali che si sono succeduti dal 1963 praticamente a oggi»

Lei è anche vice presidente del gruppo italiano scrittori di montagna: quanto ha scritto di scalate, di vette e di ambiente alpino?

«Ho pubblicato numerose guide alpinistiche ed escursionistiche, biografie di alpinisti illustri (tra i quali il re Alberto del Belgio), innumerevoli articoli su riviste specializzate, partecipando con miei scritti anche ad antologie e monografie. Quanti? Centinaia e centinaia, solo per restare all’ambito della montagna. Perché questa mia ultima fatica editoriale l’ho iniziata tempo addietro e nel frattempo, dopo aver superato un problema di salute, ho pubblicato la storia dei pompieri a Carpi e ho collaborato all’ultima edizione della collana Carpi di ieri».

 

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