Frammenti di Prima repubblica

I segni superstiti in città della politica di un passato ormai remoto

Frammenti di Prima repubblica

Il Pri si annuncia in corso Fanti, spariti Dc e Pci, il Psi è Santachiara e il Msi una targa

CARPI – L’ultimo suo esponente a sedere sui banchi del Consiglio Comunale, ormai oltre un quarto di secolo fa, fu Franco Saldi, classe 1951, che aveva sostituito Giuliano Garuti nel 1985 nel civico consesso dove quest’ultimo si era insediato solo cinque anni prima. Due consiglieri comunali (in tre legislature in tutto) in settant’anni di Repubblica. Eppure il Pri, il Partito Repubblicano Italiano (quello del simbolo dell’edera, per intenderci) è oggi l’unico partito della Prima Repubblica ad avere ancora esposto il proprio simbolo nel centro storico di Carpi. Una emergenza quasi archeologica in una città che ha vissuto come il resto d’Italia una grande trasformazione sul versante della rappresentanza politica, una cosa impensabile solo pochi anni or sono. 

Banditi i comizi oceanici in piazza Martiri, famoso quello del secondo dopoguerra con la presenza di Pietro Nenni, scomparsi i congressi di partito come quelli del Pci in Teatro comunale con bandiere rosse e slogan di staliniana memoria, che cosa resta del vecchio sistema di partiti che ha caratterizzato più di mezzo secolo della nostra storia? Rintracciare i frammenti di questa Prima repubblica carpigiana, fra le vie del centro è oggi ancora possibile, ma ben poco è rimasto dei partiti che si sono contesi i voti dei carpigiani nel secolo scorso. 

Il Partito Repubblicano Italiano, come si diceva, vive ancora nella sua insegna in bella mostra al civico 16 di corso Fanti: accanto alla porta c’è ancora la targa che testimonia la presenza non solo simbolica del partito e nella bacheca a muro lì vicino qualcuno, almeno un paio di volte all’anno, sostituisce i manifesti per dire al passante distratto “il Pri c’è”. 

Non sventola più, invece, al primo piano di palazzo del Corso, proprio sull’angolo prospiciente la terremotata chiesa di Sant’Ignazio, relitto del Museo diocesano d’Arte sacra, la bandiera bianco scudata della Democrazia Cristiana. Il partito di Alcide De Gasperi si è frantumato e disperso e l’Aceg, l’associazione d’ispirazione cristiana che è proprietaria dell’immobile, ha rioccupato l’ex storica sede Dc e ne ha fatto una sala conferenze. «Gli archivi della Democrazia Cristiana carpigiana – racconta Romano Galloni, che ne fu segretario e consigliere comunale fino al 1995 (due legislature) – sono stati accentrati tutti a Modena, a palazzo Europa. Lassù c’è raccolta tutta la storia della Democrazia Cristiana modenese e, naturalmente, di quella carpigiana». 

Dispersa chissà dove, invece, l’insegna luminosa con lo scudo crociato che segnalava ai passanti la presenza del partito a Carpi, spenta per sempre assieme a tante altre. Si perché chi volesse trovare i lacerti dei simboli di tanti altri partiti transitati sulla scena locale, non avrebbe miglior fortuna: i socialdemocratici, arroccati al circolo Andrea Costa (edificio terremotato all’angolo di piazza Martiri) si sono trasferiti col circolo (ma non con il partito, dissolto) in via Catellani, all’ombra della pur essa terremotata chiesa di San Francesco; i socialisti del Psi che avevano la loro roccaforte in piazza Garibaldi, dai tempi sfortunati di Bettino Craxi hanno dovuto trovare altre collocazioni e oggi, anche grazie all’inossidabile presenza di Nino Santachiara (che entrò in Consiglio comunale addirittura nel 1956, sessanta anni or sono) mantengono una testa di ponte in via San Barnardino da Siena in una stanzetta presso la sede dell’Anpi, l’associazione dei partigiani che ha dato ricetto ad altre formazioni politiche e ancora oggi ospita la centrale operativa di Sinistra Ecologia e Libertà. 

E il Pci, il vecchio e glorioso Partito Comunista? La ricerca di una traccia ben che minima del vecchio partito della falce e martello, da sempre maggioranza schiacciante in città, deve estendersi in periferia o addirittura in frazione per trovare una minima soddisfazione. Le Case del popolo sono state quasi tutte vendute, qualcuna è stata riscattata dagli ex che avevano contribuito a realizzarle e sono diventate circoli ricreativi.   In città, dopo che un provvedimento dell’Amministrazione comunale firmato dall’allora assessore al centro storico Lella Rizzi ha bandito le bacheche di partito, l’unica a rimanere al suo posto è quella attaccata alla prima colonna del Portico del Grano. Forse la struttura della bacheca è ancora quella su cui i militanti affiggevano ogni giorno le pagine dell’Unità, quando era ancora organo ufficiale del Partito Comunista Italiano, ma oggi l’intestazione è quella del più recente Partito Democratico e gli ospiti più frequenti dello spazio pubblicitario sono i volantini del Kalinka. 

Stranamente, il simbolo più duraturo della nomenklatura politica della Prima Repubblica lo si può trovare in una stradina laterale e appartata del centro, via Einaudi (ironia della sorte, come vedremo). Murata sulla parete, a debita distanza da sempre possibili atti di sfregio politico a futura memoria, c’è la targa in marmo dello scomparso Movimento Sociale Italiano con l’intitolazione della sezione (di allora) alla figura di quel Giorgio Almirante, nemico giurato dei comunisti di tutti i tempi eppure abituale frequentatore della Carpi del suo tempo, anche quella dei momenti più “rossi”, quando sui banchi della maggioranza sedevano addirittura 27 consiglieri del Pci. 

La targa, ricoperta in anni più recenti da quella di Alleanza Nazionale, è stata “liberata” dai ”nipotini” del Msi, le nuove leve di Fratelli d’Italia.  

Nelle foto, la targa del Movimento Sociale Italiano, l’attuale sede del Psi e di Sel e la sede del Pri in corso Fanti, un oceanico comizio in piazza Martiri nel dopoguerra, l’ultima bacheca del Pd in centro, Romano Galloni e Nino Santachiara

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