Ramazzini, cantiere perpetuo

Tra laboratorio dei farmaci antitumorali e collegamento dei blocchi operatori

Ramazzini, cantiere perpetuo

Le opere che non finiscono mai, anche perché nessuno le sollecita

CARPI – All’ospedale Ramazzini, non rispettare le scadenze per le opere di ristrutturazione sta diventando una prassi consolidata che evidentemente non preoccupa più di tanto né i vertici del Servizio sanitario né i politici locali. 

Dopo i ritardi registrati nella realizzazione del nuovo laboratorio per la preparazione dei farmaci antitumorali, la cui consegna era prevista per la fine dello scorso anno e che invece, secondo le nuove coordinate fornite dall’Ausl, non potrà essere operativo prima del prossimo autunno (perché si è reso necessario, in corso d’opera, consolidare il pavimento della nuova sede) anche i lavori nell’ala est del nosocomio, dove si sta realizzando un raccordo tra i due blocchi operatori dell’ospedale con uno speciale montalettighe, non rispetteranno i termini di consegna originariamente previsti e contrattualmente stabiliti per fine maggio prossimo .

“Questo secondo intervento che comporta complessivamente un investimento di 1 milione e 200 mila euro – spiega l’Ausl –, prevede in effetti la realizzazione del nuovo corpo di collegamento tra i due comparti operato del Ramazzini e di un montalettighe antincendio. Sarà realizzato un percorso orizzontale, al primo piano, tra i due blocchi operatori e un ascensore con una torre alta 20 metri. I lavori sono iniziati nel maggio 2015 e si concluderanno entro il mese di luglio, a seguito delle concessione di una proroga all’impresa esecutrice, resasi necessaria per tutelare la sicurezza dei lavoratori e delle attività sanitarie negli edifici limitrofi all’area di intervento. Si prevede che il montalettighe possa essere messo in servizio da settembre 2016”. 

Sulla sicurezza dei lavoratori non si scherza, naturalmente, e tutte le misure necessarie debbono essere prese, anche se c’è chi testimonia l’uso disinvolto che il personale impegnato in cantiere fa del casco (il cui utilizzo dovrebbe essere obbligatorio). 

Sulla tutela delle attività sanitarie in corso negli edifici limitrofi, forse, ci si poteva pensare prima, visto che il cantiere è pur sempre all’interno di un’area ospedaliera e questo lo si sapeva fin dall’inizio. Qualcosa ci sarebbe tuttavia da ridire sui tempi di realizzazione di queste iniziative, probabilmente non “biblici” come in altre realtà, ma pur sempre piuttosto lunghi: del laboratorio per i farmaci antitumorali si parlava in effetti già nel 2013 (era in fase di progettazione) mentre il raccordo tra i blocchi operatori è stato finanziato con una legge del 2013, validato con atto amministrativo del giugno 2014, appaltato nell’aprile dello scorso anno e, come si diceva, da consegnarsi entro il 27 maggio di quest’anno da parte della società appaltante, la Due P srl, che ha sede legale a Somma Vesuviana in provincia di Napoli. 

La ditta in questione è balzata agli onori delle cronache bolognesi a fine 2015 per altri lavori appaltati nel capolugo regionale a fronte dei quali, come riferito dal Corriere di Bologna, non era stata in grado di presentare il certificato antimafia richiesto alla Prefettura di Napoli.

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