Tecnologie contro le violenze

Il soccorso delle App illustrato al convegno di Vivere Donna

Tecnologie contro le violenze

La tecnologia può essere un’alleata preziosa o una trappola infernale, per questo è fondamentale imparare a maneggiarla con cura e consapevolezza. Proprio di questo si è parlato sabato mattina al convegno “App-prendiamo”, promosso dal centro antiviolenza Vivere Donna onlus in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in una sala Loria gremita di ragazzi delle superiori.

Ospiti dell’evento sono state Elda Angela Detassis, operatrice del centro di Trento che ha presentato l’app “teStalking”, pensata per dispositivi mobili, creata per le donne che subiscono violenze o soprusi: l’app permette di fare un’autodiagnosi del proprio stato psicologico attraverso poche e semplici domande e una conseguente valutazione del rischio, nonché di tenere un diario giornaliero degli avvenimenti, allegando foto, video e testimonianze audio che possono rivelarsi materiale prezioso in caso di denuncia. 

A ciò si aggiunge, poi, l’app di D.i.Re, la rete nazionale dei centri antiviolenza, che permette di trovare il centro più vicino mettendo a disposizione informazioni utili. Più critiche invece le ragazze di Ippolita, collettivo di ricerca sulle tecnologie di dominio, ossia i colossi del web (da Google a Facebook, passando per Amazon) che hanno evidenziato gli aspetti più controversi di internet: «Tutti questi servizi online sembrano gratuiti ma non lo sono – hanno spiegato –. Sono offerti da compagnie commerciali che raccolgono i nostri dati per vendere pubblicità mirata o profili psicologici e culturali ad altre aziende». 

È importante, quindi, acquisire consapevolezza sul funzionamento di questi strumenti per tutelare la propria privacy e la propria sicurezza, per questo hanno fornito alcuni consigli utili su come costruire password efficaci e individuare le fragilità dei propri profili. Durante la mattinata sono poi intervenuti rappresentanti delle forze dell’ordine, Polizia di Stato e Polizia postale, che hanno messo l’accento sui fattori di rischio del fenomeno della violenza (come il fatidico “ultimo incontro chiarificatore” o lasciare il telefono incustodito senza codici di sicurezza) e sugli strumenti statali per contrastarla (il “protocollo Eva”, una procedura di intervento in caso di liti di famiglia e violenza domestica, il “protocollo Sara”, pensato invece per i maltrattamenti e lo stalking, il camper itinerante per la sperimentazione).

A chiudere gli interventi è stata l’assessore alle Pari Opportunità del Comune di Carpi, Stefania Gasparini: «Voglio ricordare a tutte le donne che non siete sole. Noi ci siamo, gli strumenti ci sono. Ma serve anche il contributo degli uomini perché la violenza non è solo “roba da donne”»

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