Dopo l’ok del Governo tornano a farsi sentire quelli del No Cisp

Sbloccata la pratica ripartono le polemiche

Dopo l’ok del Governo tornano a farsi sentire quelli del No Cisp

Una striscia d’asfalto nel cuore della pianura più inquinata, obietta Legambiente

di Fabrizio Stermieri

CARPI – Sfrecceranno a 130 chilometri all’ora a un tiro di schioppo dal centro di Novi, a poche decine di metri a sud dei magazzini di Parmigiano Reggiano del Caseificio razionale Novese, nel bel mezzo della campagna che divide il confine nord dell’Unione Terre d’Argine e la Lombardia di Moglia e Quistello. Sarà l’Autostrada Regionale Cispadana: 67 chilometri di asfalto a due corsie per ogni senso di marcia, dal casello dell’Autobrennero di Reggiolo fino alle porte di Ferrara, a Poggio Renatico per l’immissione alla barriera di Ferrara sud sulla Bologna-Padova. 

Il governo ha sbloccato la pratica amministrativa che da qualche tempo era ferma sui tavoli del Ministero dei Beni culturali e ha ridato la stura a una ridda di valutazioni contrastanti da parte dei sostenitori e dei detrattori di questa infrastruttura autostradale che ci passerà letteralmente sopra la testa. Fra i tredici Comuni interessati all’opera perché direttamente attraversati dalla Cispadana c’è infatti anche il Comune di Novi che, fra non pochi contrasti, ha a suo tempo negoziato i termini della concessione con la società autostradale e con le autorità regionali. «E’ singolare – afferma Mario Poltronieri, esponente carpigiano di Legambiente – che la Regione esulti per lo sblocco dei lavori della Cispadana: siamo nel bel mezzo di una delle regioni più inquinate d’Italia, con le polveri sottili che ci assediano e che se ne vanno solo grazie a qualche pioggia provvidenziale, e loro cosa fanno? Puntano ancora tutto sul trasporto su gomma invece che su quello ferroviario. E i Comuni in cambio avranno ulteriori aree da urbanizzare in un contesto che vede grandi difficoltà di mercato». 

L’ex sindaco Enrico Campedelli, attualmente consigliere regionale Pd, ha commentato favorevolmente lo sblocco dell’iter amministrativo dell’autostrada regionale: «Una realizzazione importante, quella della Cispadana – ha dichiarato a Voce – anche per la nostra area. Basti pensare ai vantaggi che porterà, per esempio, al comparto del biomedicale di Mirandola». Perfettamente in sintonia con le autorità della Regione Emilia Romagna, con Legacoop e la rappresentanza delle piccole e medie industrie regionali. Sull’altro versante, con accenti fortemente critici, i 5 Stelle e gli ambientalisti.

Ma vediamo nel dettaglio che cosa sarà questa nuova Autostrada regionale Cispadana. Intanto la società: costituita nel 2010 e presieduta dall’ex sindaco di Sassuolo ed ex presidente della Provincia di Modena Graziano Pattuzzi, appartiene al 51 per cento alla società Autostrada del Brennero e per il resto a un pool di imprese di cui la Pizzarotti spa e la Coopsette sono fra le maggiori detenendo ciascuna il 19 per cento delle azioni. 

Il progetto prevede la realizzazione di quattro autostazioni (una a Concordia) e due aree di servizio (la più vicina a noi, quella di Mirandola). L’investimento previsto per l’opera non viene quantificato dalla società ma dovrebbe aggirarsi intorno a 1,3 miliardi di euro (di cui 180 milioni a carico diretto della Regione). Che cosa si ripromettono Società regionale Cispadana e la Regione Emilia Romagna? “Un risparmio nei tempi di percorrenza rispetto all’attuale sistema viario – si legge sul sito di Autostrada regionale Cispadana – pari al 50 per cento, risparmi sui costi di trasporto (carburanti e pedaggi autostradali) del 35 per cento, 11 mila camion in meno per le vie dei centri abitati, meno 4 per cento nella produzione di polveri sottili e meno 13 per cento nella produzione di ossidi di azoto da combustione degli autoveicoli. Una realizzazione di importanza strategica”. 

Ben 53 mila i posti di lavoro che la mastodontica impresa dovrebbe creare nelle zone attraversate dall’autostrada ma il via ai lavori appare ancora lontano. Naturalmente i detrattori dell’autostrada la pensano decisamente diversamente: “Un’opera inutilmente impattante”, tuona Legambiente, che aggiunge: “Le caratteristiche dell’opera favoriranno il traffico di attraversamento e quindi il conseguente inquinamento, non certo la mobilità a breve e medio raggio. Inoltre l’opera rischia di rimanere a metà del guado dal punto di vista finanziario visti i pesantissimi costi e i dubbi ritorni in termini di utenze. Si favorisce di fatto il trasporto merci su gomma, con la copertura economica dei contribuenti, sottraendo risorse al trasporto su ferro”.

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