Cavata: una doppia scommessa

Rinaturalizzare il corso d’acqua ed eliminare gli allagamenti in via Lama

Cavata: una doppia scommessa

Carpi – Sarà come resuscitare un cadavere e serviranno 314 mila euro. Ma alla fine la Cavata Orientale – è il cadavere in questione – il più discusso dei canali di Carpi ridotto a scarico della zona industriale intorno a via Molise e dell’intero quartiere a sud di via Lama, dovrebbe trasformarsi in un tranquillo corso d’acqua: non più soggetto a esondazioni, completamente rinaturalizzato e, udite udite, perfino ripopolato di rane e pesci.

È quanto si desume dalla ponderosa Relazione tecnica e illustrativa (136 pagine di rilevamenti, studi, risultati di ricerche) dell’“Intervento di riqualificazione della Cavata orientale” pubblicato l’8 marzo scorso sul sito della regione Emilia Romagna, nel contesto del Progetto Life 13 Rinasce per il quale il Consorzio di Bonifica dell’Emilia centrale ha potuto beneficiare di un contributo di 2 milioni di euro, per metà coperti dal Ministero dell’Ambiente e per l’altra metà dall’Unione europea.

Lo stanziamento, come i lettori ricorderanno, riguarda un progetto di rinaturalizzazione di diversi corsi d’acqua gestiti dal Consorzio: il Collettore Alfiere di Boretto, il Collettore delle Acque basse modenesi che tocca il territorio a nord di Carpi, il Diversivo Fossa Nuova, sempre nel carpigiano. 

E la Cavata Orientale, appunto, che è il primo intervento ad approdare alla progettazione preliminare, con tutto il dispiegamento di studi che ha richiesto e che in parte sono ancora in corso. Sarà per l’urgenza legata a una delle più improvvide urbanizzazioni dell’ultimo mezzo secolo. Sarà per la battaglia condotta dai residenti con il Comune e con la Bonifica. Sarà per le assemblee piuttosto accalorate che si sono tenute a Carpi al momento della presentazione del progetto di recupero. Fatto sta che i 500 metri del canale che segna il confine tra città e campagna nell’estremo sud est del capoluogo sono i primi, di tutto il Progetto Rinasce, ad approdare alla progettazione preliminare. 

Nelle sue linee generali, il piano di intervento è già noto. La Cavata Orientale non svolgerà più la duplice funzione di scolo e irrigua assegnata ai corsi d’acqua artificiali della Bonifica. Funzionerà esclusivamente come canale di scolo, mentre l’irrigazione sarà affidata a una condotta artificiale parallela. E lo scolo avverrà in due direzioni. Una, sarà quella naturale in quanto facilitata dalla pendenza, verso nord, ma solo dopo che uno scatolare che Aimag realizzerà poco prima del ponte di via Lama di Quartirolo avrà raccolto le acque di uno scolmatore di 800 metri che fiancheggerà via Lama. Le acque in eccesso verranno dunque spedite in salita – per rigurgito – in direzione sud lungo la Cavata e poi defluiranno per forza di gravità verso nord, mentre gli eventuali eccessi che si fossero verificati lungo l’asta del canale prenderanno la direzione di una cassa di espansione di 30 mila metri quadrati ricavata a sud. Questo è il sistema idraulico che, stando alla Relazione, permetterà di ottenere due risultati. Da una parte, farà sì che gli allagamenti che si sono prodotti in passato in via Lama vengano smaltiti in un quarto d’ora, contro le tre ore che furono necessarie dopo il nubifragio del 12 giugno 2007. 

Dall’altra parte, la Cavata, pur utilizzata come ricettore finale per tutto il quartiere, non andrà più di sopra, grazie a due accorgimenti che completeranno la funzione dello scatolare realizzato da Aimag: un ampliamento fra i cinque e i dieci metri della sezione golenale; la nuova cassa di espansione di tre ettari, dotata anche di condotta di collegamento al vicino Canale V.

I lavori, completati i progetti esecutivi, dovrebbero prendere il via nell’autunno di quest’anno.

Nelle foto, i rilievi sul canale nel quale scarica la vicina zona industriale e, nelle piantine, le zone soggette ad allagamenti del quartiere di via Lama e il progetto  per  evitarle

Si fa presto a dire rinaturalizzazione

Carpi – Smaltire gli allagamenti del quartiere, contenendo nel contempo le esondazioni non è il solo problema della Cavata Orientale. C’è anche quello della qualità dell’ambiente della Cavata Orientale, accertata da scrupolose ricerche e rilevamenti effettuati in questi mesi e non ancora conclusi. I referti parlano di pessima qualità dell’acqua, di alti valori di azoto ammoniacale, di sottosaturazione di ossigeno discioloto, di acque lievemente opalescenti e di macchie galleggianti di idrocarburi. In compenso, la cosiddetta vegetazione elofitica – piante che mantengono permanentemente le radici in acqua –  è ricca e, caso più unico che raro, presenta almeno quattro varietà. Se la passa molto peggio la fauna ittica, che si riduce praticamente ai soliti gamberi rossi della Louisiana, arrivati anche qui, che hanno fatto piazza pulita degli anfibi – non c’è una sola rana, nella Cavata, neppure della specie più resistente, la rana toro. E qualche raro esemplare di pseudorasbora, pesciolini di circa 6 centimetri di lunghezza, o di gambusia, non trovano qui habitat naturale e neppure un filo di corrente, sicché i rari esemplari rintracciati debbono essere arrivati dal Canale V che scorre a sud.  

Partono da qui gli intenti di rinaturalizzazione del progetto che prevedono che la cassa di espansione di tre ettari funzioni anche come zona umida, con una biodiversità vegetale favorita da una costante presenza di acqua proveniente dal Canale V e che comprenderà canneti, giuncheti, prati umidi... Lungo il Canale e nella stessa cassa di espansione è prevista poi una fascia riparia arboreo arbustiva che dovrebbe favorire condizioni ideali per l’avifauna e la fauna terrestre. Ma diversificare vegetazione e ambiente e imprimere un po’ di corrente nell’alveo di magra grazie alla presenza di macrofite, secondo la Relazione porterà anche al ripopolamento ittico e alla ricomparsa degli anfibi, previo sterminio, però, dei micidiali gamberi della Louisiana.

Insomma, da cartina di tornasole delle insensatezze urbanistiche degli ultimi anni, la Cavata Orientale potrebbe trasformarsi perfino in un’isola ecologica. I capannoni che la fiancheggiano non sono rassicuranti, ma non resta che da aspettare.

Nelle foto, un esemplare di rana toro e un gambero rosso della Louisiana: due soggetti incompatibili

280 visualizzazioni