Clima e ambiente? Si parte dagli alberi

Manicardi spiega l’azione di Phoresta

Clima e ambiente? Si parte dagli alberi

CARPI Al di là dell’alone allarmistico e polemico che ha accompagnato la recente conferenza di Parigi sul clima, è evidente che la questione dei “corretti stili di vita” (dall’alimentazione alla salute passando per il rispetto per la natura e l’ambiente) rappresenta un tema sempre aperto. Il concetto di impegno comune e rispetto della Terra e dei suoi equilibri, sta alla base della filosofia che ha condotto per esempio il carpigiano Carlo Manicardi a dare vita a Phoresta, un’associazione che opera per ridurre le emissione di anidride carbonica (Co2) e richiamare l’attenzione su stili di vita più ecosostenibili per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. «Le emissioni di CO2 – spiega Manicardi – nascono dalle combustioni dei cosiddetti fossil fuels, ovvero carbone, gas e petrolio. L’anidride carbonica viene riconosciuta coma la somma di tutti gli inquinanti che, dal dopoguerra ad oggi, hanno raggiunto quantità abnormi». 

Quando gli chiediamo perché un commercialista come lui abbia scelto di impegnarsi su questo fronte, risponde di essere stato sempre sensibile alle tematiche ambientali. Phoresta nasce nel 2012 dall’impegno di un gruppo di forestali, agronomi, avvocati, commercialisti, giornalisti, ingegneri elettronici e altri professionisti. Attualmente è una realtà riconosciuta a livello nazionale e internazionale che ha la sua base tra Carpi e Milano: «Phoresta – spiega – si propone di raccogliere fondi da famiglie e imprese che vengono poi utilizzati per fare conservazione forestale o per piantare alberi in opere di rimboschimento in Italia o all’estero. Gli alberi assorbono anidride carbonica ed emettono ossigeno. Conservare quindi quelli già presenti rappresenta il miglior rapporto qualità-prezzo per contenere gli effetti del cambiamento climatico». 

I motivi sono molteplici: si evitano gli incendi, gli sversamenti dei fiumi, si ritarda il taglio dell’albero e si aiutano concretamente parchi e riserve che non hanno più denaro a evitare tagli illegali. «Un esempio virtuso – spiega Manicardi – è quello del Trentino Alto Adige dove, dal dopoguerra in poi, sono state fatte opere di manutenzione e conservazione dei boschi che hanno evitato grandi inondazioni oltre ad aver portato un incredibile risparmio di denaro».  

A Carpi sono diverse le attività e i professionisti che compensano le loro emissioni di Co2: un salone di parrucchiere, un negozio di abbigliamento, due studi di avvocati, una gelateria biologica e un geometra; poi ancora un negozio per animali a Soliera e un ristorante a Modena. Altre attività sono poi attive nella provincia di Reggio Emilia e nel nord Italia.  

Ma come avvengono le donazioni? In questi casi, Phoresta calcola le emissioni di Co2 dell’attività a partire dalle bollette di luce e gas; i gestori chiedono ai propri clienti una micro donazione fino a un euro su ogni scontrino emesso che Phoresta investirà nei propri progetti di conservazione o riforestazione. Molte donazioni arrivano anche da privati cittadini e famiglie e il 90 per cento del denaro raccolto dall’associazione viene investito nei vari progetti attivi come quello di ritardo del taglio del bosco nel Parco Valle del Treja nel Lazio e uno di conservazione in Bolivia, nella più grande riserva naturale della Terra. «Occorre un’educazione ambientale fin dall’asilo – riprende Manicardi –. Insegniamo ai nostri figli la storia, a leggere e scrivere, ma non insegniamo loro il rispetto per la natura e l’ambiente: è una follia. E’ certificato dalla scienza che l’inquinamento prodotto dalle combustioni è causa diretta del cancro ai polmoni: eppure ci ostiniamo ad accompagnare i nostri bambini a scuola in auto, sapendo che le Pm 10 (le polveri sottili emesse dalle automobili) sono per loro altamente cancerogene». Che fare dunque per ridurre le emissioni nella quotidianità? «Talvolta si tratta di abbracciare nuove abitudini – suggerisce Manicardi –: spostarsi a piedi, preferire il treno all’auto oppure fare car-sharing. Altre volte si parla di vera e propria economia domestica: utilizzare lampadine a led a bassa emissione o installare impianti fotovoltaici. L’azione più ecosostenibile in assoluto è essere vegani: le emissioni di Co2 si riducono del 70 per cento. Un chilogrammo di carne costa di più rispetto allo stesso quantitativo di lenticchie e non c’è paragone dal punto di vista nutrizionale, ossia della quantità e qualità delle proteine presenti nei legumi. Oggi esistono poi molte realtà come i gruppi di acquisto solidale (Gas) che operano anche nel nostro territorio, portandoci direttamente a casa frutta e verdura di stagione».  

Adottare nuovi comportamenti creerebbe una vera e propria nuova economia, insomma… «Oggi – conclude Manicardi – ci sono poca conoscenza e voglia di fare, perché non si comprende che gli effetti del cambiamento climatico non sono lontani da noi, ma ci riguardano direttamente.  Il concetto di base è che tutti possiamo fare qualcosa e, per chi proprio non potesse rinunciare all’auto o volesse continuare a mangiare carne, può metterci una “pezza” compensando le proprie emissioni». 

Se pensiamo che in un anno ciascuno di noi produce dieci tonnellate di Co2, l’impegno economico per chi volesse fare del bene al pianeta compensando le proprie emissioni, si aggirerebbe intorno ai 200 euro all’anno. 

446 visualizzazioni