L’amore, tra psiche e chimica

In una lezione tenuta dall’ostetrico e ginecologo Marc’Antonio Vezzani il viaggio all’origine del più controverso dei sentimenti

L’amore, tra psiche e chimica

Una spiegazione scientifica dell’origine dell’attrazione erotica tra due esseri umani forse non sarà mai possibile. Ma Vezzani ci ha provato Con una magistrale lezione tenuta alcune settimane fa per i Lions Club di Correggio e Fabbrico. Arrivando a stabil

Correggio – Hai voglia a chiamarla “chimica” la spiegazione scientifica dell’amore, ammesso che una spiegazione esatta, precisa e inoppugnabile del più condiviso e analizzato dei sentimenti possa mai esistere. Qualche settimana fa, tuttavia, Marc’Antonio Vezzani, medico specialista in Ostetricia e Ginecologia di origine correggese, ma da anni residente a Carpi, responsabile per l’Ausl di Modena del progetto endometriosi nell’Area Nord, ci è andato molto vicino, nel dipanare l’intricata matassa fatta di chimica che diventa psicologia, di recessi psicanalitici che traducono storie personali e che si è soliti riassumere con la parola “amore”.

Lo ha fatto con una lezione spettacolo – lui, il narratore, al centro della scena, mentre alle sue spalle partivano filmati accompagnati da un’accurata scelta di brani musicali – dal titolo “Parlami d’amore, oltre il tempo e le distanze”, tenuta per iniziativa dei Lions Club di Correggio e di Fabbrico in una sala dell’Hotel President gremita all’inverosimile.

 

Uomo e Donna

Con i piedi ben piantati in territorio etero, Vezzani, che un analogo racconto lo aveva dedicato qualche tempo fa all’origine della vita, si è tolto il camice del medico per avviarsi a esplorare un sentimento che ha definito uno stato d’animo della coscienza, una condizione affettiva, un insieme di magia, esperienze e sogno (“L’amore ci folgora, ci attrae, ci fa vivere e può farci morire. Per amore si sono fatte guerre e realizzate opere bellissime, nell’arte, come nella letteratura”). 

Già, ma che cosa si intende per amore? Non esiste una risposta univoca, valida per tutti: è un’idea, un concetto inafferrabile, ha precisato Vezzani. Che in proposito ha ricordato: «Un bambino di otto anni una volta me lo ha spiegato così. “Mia nonna aveva l’artrite non riusciva più a darsi lo smalto nelle unghie e allora mio nonno l’ha aiutata, glielo ha messo lui, anche se pure lui ha l’artrite. Ecco per me questo è amore”». 

 

Una scala di sei gradini  

Ma nella realtà, sul piano scientifico, che cosa accade? Le scoperte in fatto di scienza delle relazioni dicono tutte che questa tensione che chiamiamo amore è importante perché ne va della riproduzione: esiste, cioè, in quanto garanzia di sopravvivenza della specie, per cui tutti ci innamoriamo, ha precisato Vezzani. Quando? «Soprattutto quando si è in una fase di cambiamento profondo – ha risposto –. Non ci si innamora per nostalgia di un amore o per il desiderio di innamorarsi, ma per una forte tensione al cambiamento di noi stessi. Nel cervello – ha sottolineato – questo desiderio non si rivela all’improvviso, ma come la progressiva salita di una scala». I sei gradini di questa ascesa Vezzani li ha elencati così: attrazione, corteggiamento, innamoramento, sesso, amore profondo, con un ultimo passaggio che può essere anche la fine di un amore.

 

L’attrazione 

Che cosa c’è alla base dell’attrazione? Certo, la bellezza: chi ne possiede di più ha maggiori possibilità di trasmettere i propri geni. La bellezza è spesso collegata alla simmetria, all’equilibrio delle proporzioni. La forma della clessidra, nella donna, è quella che trasmette al maschio la maggior certezza di fertilità e salute. E per la donna è il senso di sicurezza che trasmette l’uomo come garante per sé e per allevare la prole. Una volta queste doti si riassumevano nell’uomo maschio e muscoloso, oggi soprattutto nel ricco, potente e famoso. E tra il nerboruto e l’effeminato, la scelta cade sulla via di mezzo (sullo sfondo è passata l’immagine di Brad Pitt).

 

Il corteggiamento 

Vuol dire rivolgere a qualcuno gentilezza e galanteria in funzione di conquista. È un comportamento in via di estinzione, ha precisato Vezzani: lo sta uccidendo la paura dilagante del rifiuto. Ma chi corteggia di più? Si crede normalmente che sia l’uomo la parte più attiva, ma non è così. È la donna la vera cacciatrice, è lei che sceglie e si fa scegliere. Il percorso è quello noto: esibizione (“la ruota del pavone”), sguardi, parole, primi discreti toccamenti, temperatura che sale. «Gli psicologi – ha chiarito Vezzani – sostengono che occorrono tre o quattro minuti per decidere se uno o una che ci sta di fronte ci piace».

 

L’innamoramento 

E qui cominciano il tormento e l’estasi del gradino numero tre. Lo specialista non ha usato mezzi termini per descriverlo, mentre scorrevano le immagini di “La Bella e la Bestia”: «È come vivere un sogno, il cuore batte, sale un nodo alla gola, le mani sudano, il pensiero dell’altro dà felicità. È una sorta di follia, di cortocircuito cerebrale, uno stato di imbecillità temporanea. Veniamo dominati da forze che ci scrivono la vita in modo differente. Ci si dà interamente all’altro. Il tempo cessa di esistere, il passato perde valore, si vive in una specie di eternità. Ci si dona completamente all’amato che diventa unico, irripetibile, privo di difetti». Ma di chi ci si innamora? Difficile dare risposte univoche: «Sembrerebbe che questo dipenda dalle prime figure di attaccamento: la madre, il padre, i fratelli, o semplicemente ci si innamora di una persona che soddisfa desideri maturati dentro di noi». Ed eccola, la chimica: nel cervello si scatenano dopamina, adrenalina, simpamina, testosterone, ormoni del piacere, della sensualità, della fedeltà. «Ci sono persone che cercano di restare permanentemente in questa condizione: sono gli innamorati dell’innamoramento. Ma è uno stato nel quale non si rimane tutta la vita: il dispendio di dopamina è costoso, può durare da uno a tre anni, con un picco tra uno e sei mesi, ma non per sempre». 

E quando cessa, o ci si lascia oppure si sale il quarto gradino, che è il sesso, il desiderio di essere il corpo dell’altro. 

 

Il sesso 

«Il sesso si accende autonomamente  nel corpo – ha spiegato Vezzani –. È un programma automatico che non scatta solo con l’amore. Anche se vicine, nel cervello le zone del sesso e dell’amore sono separate. Si può amare senza sesso e viceversa. Con l’innamoramento, comunque, l’eccitazione sessuale sale, è un allarme rosso che parte dall’ipotalamo facendo salire il battito cardiaco, dilatare le pupille, secernere tutte le ghiandole, diventando un volo in cui il corpo esulta, un’onda turchese che tutto avvolge ed esalta, fino al sospirato oblìo». Nel sangue aumentano molti ormoni: il testosterone, alla base dell’attrazione, l’ossitocina, che spiega il legame, l’adrenalina che dà stress. Tutto con finalità riproduttive? Una volta, forse: oggi prevale il sesso “ricreativo”, come lo definisce Vezzani. 

 

L’amore profondo 

Ma il tempo trascorre e con esso la bellezza: «Adesso si fa la spesa, si cucina, a letto si fa sesso o si dorme, o almeno si cerca di farlo, perché l’altro ha preso intanto a russare. Dell’altro si cominciano a conoscere non solo i pregi, ma anche i difetti e a questo punto, o ci si lascia o si sale al quarto gradino: l’amore profondo». L’innamoramento, ha sottolineato Vezzani, è stato solo l’inizio della gara: ora comincia la gara vera, la realizzazione del dono di sé: “Ti amo per quel che sei”, è la frase: conta il bene che si vuole all’altro, più ancora che a se stessi. Via i dubbi, restano l’altruismo, l’attenzione e l’affetto che nella gara della vita sostanziano il vero amore. Le prove? C’è quella di verità: “So che mi ama”. C’è quella di reciprocità: “Ha bisogno di me come io di lei”, per cui nasce il patto di fedeltà ed esclusività. «I due amanti – ha precisato Vezzani – elaborano un progetto che è il punto di incontro tra la bolletta da pagare e il sogno. Non c’è una regola sui modi di stare insieme, ma l’importante è trovarlo, il punto d’incontro, piccolo, medio o grande che sia. È un dato di fatto – ha chiarito – che nel cervello la dopamina del piacere viene sostituita dall’ossitocina che indirizza verso la relazione, le coccole, l’attaccamento, le cure parentali». Si capisce che c’è amore solo aspettando: solo il tempo ci dirà se durerà una stagione o per sempre.

 

Niente di schematico 

Ma è proprio tutto così lineare e schematico, per cui ci si innamora per attrazione, si fa sesso per procreare e si approda all’amore per stare insieme? «Niente affatto – è la risposta di Vezzani –: certezze non ce ne sono, perché ciascuno di questi circuiti che abbiamo definito gradini può accendersi autonomamente, e un uomo o una donna possono fare figli, ma poi fare sesso con un’altra persona o vivere una vita a due con un’altra ancora. Siamo “monogami infedeli”» ha sottolineato, sciorinando una piccola fenomenologia del tradimento. 

 

Casistica del tradimento 

In Italia il 6 per cento dei neonati risultano concepiti fuori dalla coppia, negli Usa la percentuale degli adulteri è del 10 per cento, Milano e Roma sono, da noi, le città in cui si tradisce di più, il 70 per cento dei casi di adulterio sono per scappatelle, mentre il 30 si tramuta in relazioni stabili. La media di età dei fedifraghi? È sui 44 anni, mentre per i maschi il culmine è a 50 anni. Perché si tradisce?

Per sesso, per innamoramento, per noia e ricerca di novità: «Sono comportamenti – ha sottolineato Vezzani – diffusi in tutto il mondo e in modo omogeneo, al di là di culture, razze e religioni». Ma esiste anche qualche “chimica” nella predisposizione a tradire. La quantità di dopamina nel cervello è un dato di base, ma poi esistono i fattori di cultura, religione che sono sempre fondamentali, anche se i neurotrasmettitori esigono la loro parte: della dopamina che porta a strafare si è detto, mentre la serotonina appartiene più all’indole del costruttore di relazioni, il testosterone a dominare, gli estrogeni a sognare… E da questi mix dipendono i temperamenti aromantici, asessuali, poliamorosi, polisessuali monogami, eccetera.

La fine dell’amore 

E perché finisce, un amore (gradino numero sei)? «Finisce e basta – ha affermato Vezzani –, si spegne a prescindere dal come e dal perché. Le cause possono essere tante: infedeltà, sessualità, litigi, poca ambizione, lontananza… Qualcuno nella coppia ha superato il punto di non ritorno e restano solo disperazione, ribellione. Ognuno di noi è però un sistema dinamico. Certe persone si ritrovano e scoprono più tardi di essere fatte l’una per l’altra. Così come l’amore può sopravvivere anche in uno solo dei due, e si può anche morire, d’amore. Il crepacuore è cardiopatia da stress. Le catecolamine sono ormoni che danneggiano il cuore fino alla morte».

La domanda accessoria è: ma è possibile l’amore con i capelli bianchi? «Il calo ormonale impone un riadattamento della sessualità: la donna registra un calo del desiderio il maschio una minore potenza sessuale. Ma sono fiori diversi, che cambiano con le stagioni: la sessualità può essere fatta anche di baci, carezze e sguardi. Il corpo ha una propria saggezza anche nell’ultima stagione della vita e la sessualità una propria vitalità. Sono altre le ragioni che fanno invecchiare il cuore: la dopamina continuerà a fare il proprio ciclo e il cervello è un gatto addormentato che si può sempre risvegliare. In fondo – è la conclusione di Vezzani – l’amore è il solo modo che abbiamo per imbrogliare la morte, è quello che ci dà un pizzico di immortalità».

Le risposte sull’amore 
 

Alle domande del pubblico, seguite alla lezione spettacolo di Marc’Antonio Vezzani, ha risposto Simona Mortilla (nella foto), psicologa e psicoterapeuta con studio a Carpi. E i quesiti del pubblico hanno riguardato le forme patologiche dell’amore, che sfociano nei ben noti casi di femminicidio, il ruolo della solitudine nel riavvicinamento di coniugi separati o comunque di persone in età. Una domanda ha riguardato quello che Mortilla ha definito “il recupero del due, dopo il tre”, nel senso delle difficoltà del ritorno alla dimensione di coppia, dopo l’arrivo di un figlio e i relativi mutamenti affettivi. E qualcuno si è soffermato sull’amore al tempo di internet, così in voga fra gli adolescenti, con i rischi che comporta, ha sottolineato la psicologa, di una idealizzazione dell’altro e della perdita del senso di realtà.


 
434 visualizzazioni