Open day rosa, ma per chi?

Medici pronti per la giornata di “salute donna” ma è mancato il pubblico

Open day rosa, ma per chi?

CARPI – È stato un flop, o se vogliamo, un’occasione mancata quella offerta dall’Open Day di Ginecologia, Ostetricia e Oncologia promossa all’ospedale Ramazzini dall’Ausl in concomitanza con la giornata nazionale “salute donna” promossa dal Ministero della Salute lo scorso 22 aprile. 

Una giornata fortemente voluta dal ministro Beatrice Lorenzin e che ha avuto una sua risonanza a livello nazionale (per l’occasione è stato emesso anche un bruttissimo francobollo celebrativo) ma che a livello modenese e carpigiano, si è rivelato sostanzialmente un buco nell’acqua. Se infatti lo scopo della giornata era quello di “incontrare i cittadini per parlare di salute della donna e per visitare i luoghi di assistenza”, il risultato a consuntivo appare del tutto deludente: due i punti di informazione organizzati al Ramazzini, uno in Ostetricia e Ginecologia, un’altro al day hospital oncologico. 

Numerosi gli appuntamenti previsti sulla carta: visite guidate e incontri tematici sulla prevenzione oncologica, sugli stili di vita, sulle vaccinazioni pediatriche, l’allattamento e la gravidanza e su altri importanti temi che riguardano da vicino la salute della donna. «Un programma – avverte il dottor Paolo Accorsi, primario di Ostetricia – che abbiamo allestito a tempo di record perché abbiamo avuto pochissimo tempo a disposizione. Ma i medici per fornire informazioni ai potenziali visitatori c’erano. È mancato l’afflusso di pubblico, questo sì». “La Giornata – spiega a sua volta l’Ausl in una nota ufficiale – è stata istituita da una direttiva del Presidente del Consiglio e cadeva simbolicamente nel giorno della nascita del premio Nobel Rita Levi Montalcini. La richiesta di istituzione della Giornata è stata presentata dal Ministro della Salute, dalla Fondazione Atena Onlus e dal Comitato Atena Donna, attive nel campo della divulgazione dei temi legati alle neuroscienze e alla prevenzione della salute della donna. In tutta Italia hanno aderito all’evento oltre 180 ospedali”. 

Fra questi ospedali, anche il Ramazzini che ha ottenuto a suo tempo due “bollini rosa” dall’osservatorio nazionale sulla salute della donna (in sigla: Onda) per l’attenzione prestata alle pazienti in rosa, il Santa Maria Bianca di Mirandola e il Policlinico di Modena che però è “arrivato lungo” sull’iniziativa visto che il suo open day lo svolgerà solo il prossimo week end, ampiamente fuori tempo massimo. 

Che cosa è successo? 

L’Ausl ha informato tardi e si è limitata a diffondere la notizia alla stampa e sui social, non c’è stato il tempo materiale per coinvolgere le associazioni di volontariato che operano in questo settore. “Le Amministrazioni pubbliche, anche in coordinamento con le associazioni di volontariato – recitavano le direttive ministeriali in proposito – dovranno promuovere nell’ambito delle rispettive competenze e attraverso idonee iniziative di comunicazione l’attenzione e l’importanza sul tema”. «Noi – replicano all’Amo di Carpi, una delle associazioni maggiormente interessate e più attive, anche in questa occasione – siamo stati informati solo pochissimi giorni prima. Di fatto abbiamo potuto incontrare poche persone». 

In Ginecologia-Ostetricia, in ogni caso, erano disponibili diversi medici: le dottoresse Simonetta Partesotti, Raffaella Zuccoli, Chiara Chittoni, Nicoletta Telleri, i dottori Matteo Crotti e Matteo Generali. Al day hospital oncologico erano disponibili il dottor Fabrizio Artioli, le dottoresse Dania Barbieri, psicologa, e Maria Grazia Lazzaretti, chirurgo, oltre alla caposala Angela Righi. Tutto, o quasi, inutile: i contatti effettivi si sono contati sulla punta delle dita di una mano.

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