Rifugiati: furia cieca contro l’accoglienza

Il Sindaco bersagliato dai social ha parlato all’incontro di Caritas e Migrantes

Rifugiati: furia cieca contro l’accoglienza

Carpi – “...Chi emigra è costretto a modificare taluni aspetti che definiscono la propria persona e, anche se non lo vuole, forza al cambiamento anche chi lo accoglie”. E’ in questa frase del Pontefice che potrebbe essere riassunto l’incontro “...Da chi andremo? Profughi e migranti nelle parole di papa Francesco” che si è tenuto domenica scorsa all’Auditorium Loria. L’appuntamento, organizzato da Migrantes e Caritas Diocesana di Carpi, è nato come momento di riflessione in occasione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato che si festeggerà domenica 17 gennaio. 

Che cosa fare e come fare: sono gli interrogativi che l’intricata e altrettanto delicata questione dei flussi migratori di questi giorni invita tutti a porsi. Onorando il proprio ruolo di faro per la cristianità, papa Bergoglio ha redatto il suo personale messaggio per la Giornata del Migrante, intitolandolo “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia”. 

L’incontro si è aperto però con le parole del Sindaco di Carpi, Alberto Bellelli, oggetto proprio nelle ore in cui si stava svolgendo l’iniziativa di un’accesa polemica scatenata sui social dalla decisione del Comune, comunicata 24 ore prima al Prefetto, di aderire alla richiesta di accogliere un numero, seppur limitato, di migranti, nonostante Carpi e tutta la zona sismica non fossero tenute a farlo. 

La  questione dunque oltre che umanitaria è diventata anche una precisa assunzione di responsabilità politica. «Nonostante potessimo ritenerci esentati dall’accoglienza in quanto comuni terremotati – ha spiegato il sindaco Bellelli –, ci sono attualmente quarantuno profughi nell’Unione Terre d’Argine distribuiti tra Novi, Campogalliano e Soliera e abbiamo dato disponibilità per piccoli numeri e legati alle singole progettualità. E’ una scelta politica che l’Unione Terre d’Argine ha voluto fare, perché siamo parte di un paese che sta affrontando un problema. E quando si è istituzioni e si può dare una risposta, non ci si chiama indietro per evitare polemiche». Lui non lo ha detto, ma alcuni dei suoi colleghi Sindaci di altri Comuni non si erano nemmeno presentati all’incontro in Prefettura. Nei primi giorni di gennaio il Comune aveva appreso che proprio la Prefettura di Modena aveva incaricato, fra le altre, la comunità l’Angolo per la gestione e collocazione di profughi. E che la Comunità, senza avvertire l’Amministrazione, aveva pensato bene di utilizzare alcuni alloggi nel “biscione” di via Unione Sovietica: una scelta, aveva subito fatto sapere Bellelli, del tutto inopportuna. E’ nata anche da questo episodio l’esigenza di incontro chiarificatore in viale Martiri della Libertà: “Siamo andati in prefettura – ha chiarito il Sindaco – a spiegare che quella indicata non era una sistemazione consona: sono condomini che già hanno problemi sociali e di convivenza e noi immaginiamo che l’accoglienza sia sempre un progetto e non semplicemente dislocare delle persone, lasciarle lì e basta. L’accoglienza deve essere progettuale e deve dare delle opportunità a chi viene accolto”. Non ha voluto glissare, Bellelli, sulla valanga di improperi (alcuni all’esame dei legali, come ha annunciato un successivo comunicato dell’Unione) che gli si stavano rovesciando addosso da un gruppo facebook cittadino: “Vi invito ad andare a leggere i commenti – ha detto –. Mi sembra di vivere in una città razzista che io non riconosco. Il mio invito è quello di dimostrare che Carpi e l’Unione Terre d’Argine sono cose ben diverse. Stiamo parlando di eventuali arrivi nell’ordine della decina e qualcuno addirittura richiama scenari apocalittici che sfruttano quello che è accaduto in altre parti d’Europa”. 

Tornando poi allo spunto da cui partiva la giornata di riflessione, il Sindaco ha invitato a seguire l’esempio di Bergoglio: “E’ giusto fare le dovute riflessioni – ha commentato – ma è anche doveroso ascoltare i messaggi accorati di papa Francesco che è andato a Lampedusa a dire che non si può morire in un mondo di indifferenza ma che bisogna reagire. A Carpi c’è una collettività e una comunità che non ha paura né indifferenza, che reagisce e soprattutto quando è chiamata a fare il suo dovere si alza in piedi e lo fa. Io credo in questo e continuo a crederci”. 

Se da una parte la questione politica è ancora aperta dall’altro, su invito della Caritas nazionale, la sede diocesana di Carpi ha deciso di aderire al progetto “Rifugiato a casa mia” che prevede l’accoglienza di un profugo o un richiedente asilo politico presso famiglie carpigiane. L’inizio del progetto è previsto per marzo e si tratterà di assegnare per un anno cinque profughi a famiglie di Carpi attraverso la mediazione costante della Caritas diocesana. Per celebrare la 102ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, poi, sabato 16 gennaio alle 18.30 presso la parrocchia di Quartirolo si svolgerà la Messa di Popoli e una Veglia di preghiera presieduta dal vescovo Cavina in ricordo delle vittime delle ultime migrazioni.

Patriarca: “Le cifre non parlano di un’invasione”

CARPI –  Secondo un rapporto del Ministero dell’Interno, nel 2015 in Europa sono entrati circa un milione e trecentomila migranti tra sbarchi e rotta balcanica. “Se pensiamo che la popolazione in Europa è di circa 400 milioni di abitanti – ha spiegato Edoardo Patriarca, vicepresidente Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di identificazione e trattenimento richiedenti asilo (foto) –, non possiamo parlare di invasione. In Italia, sempre nel 2015, sono arrivate 156 mila 600 persone di cui 11 mila 154 ragazzi non accompagnati”. Oggi l’Emilia Romagna con 5 mila 283 profughi si colloca dopo Lombardia, Sicilia, Piemonte, Lazio e Campania. “Nel 2015 – ha detto sempre Patriarca – la spesa per l’accoglienza è stata di circa un miliardo di euro. La sfida della politica è di uscire dalla logica dell’emergenza per costruire un progetto strutturale che rientri nella normalità di un paese. Occorre una struttura organizzata per un evento che durerà almeno per i prossimi cinquant’anni”.  All’incontro era presente anche Brunetto Salvarani, docente di Teologia che ha sviluppato una sua riflessione: “L’etica dell’esodo biblico – ha detto – se applicata ai grandi flussi migratori di questi anni, potrebbe diventare un prezioso antidoto per contrastare alla radice un potenziale disastro che si annuncia con crescente incombenza. Purtroppo, noi la Bibbia non la conosciamo né la leggiamo e se ne vedono i risultati”.

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