Un racconto scritto con la bici

Storie, personaggi e consuetudini legati al mezzo più popolare in città

Un racconto scritto con la bici

Un rapporto, quello di Carpi con la bicicletta, non sempre idilliaco. Tanto altro, dietro la proposta del Nobel lanciata da Caterpillar Dai primordi alla Walsit di Siti e Valenti e ai venti depositi dei primi anni Sessanta. Fino ai furti di oggi e alla p

Carpi – Se la bicicletta otterrà il premio Nobel per la pace, come auspicato da tanti e sollecitato a livello nazionale dalla trasmissione radiofonica di Rai Radio 2 Caterpillar, non sarà certo solo per merito dei ciclisti carpigiani. Anche se la petizione (con l’utilizzo di una apposita cartolina predisposta dal Comune di Carpi per l’occasione) ha ricevuto a Carpi un migliaio di adesioni, come testimonia l’assessore alla mobilità Cesare Galantini: «Ho ricevuto i complimenti di Caterpillar – dice l’assessore – mi hanno detto che il nostro Comune è stato fra i più attivi». A pensarci bene però si tratta di ben poca cosa per una città di pianura come Carpi in cui la bicicletta è da sempre un mezzo di locomozione privilegiato e in cui ogni residente ha almeno una due ruote parcheggiata in garage. 

 

In effetti il rapporto fra Carpi e la bicicletta non è sempre stato facile e neppure idilliaco. «Le prime due ruote segnalate a Carpi – sottolinea infatti Anna Maria Ori, attenta ricercatrice di cose carpigiane – non a caso risalgono a una pubblicazione satirica, La Rondine, una di quelle riviste periodiche carpensi che venivano pubblicate anche per prendere in giro i personaggi snob del tempo». Siamo nel novembre del 1884 e un gagà carpigiano viene sorpreso a pavoneggiarsi, non senza qualche difficoltà, su un velocifero, una di quelle prime biciclette dotate di una grande ruota anteriore e di una piccola ruota posteriore, lungo il percorso delle mura cittadine. Si tratta di vignette, ma subito dopo, assieme all’affermarsi della bici tradizionale e alla sua diffusione anche fra gli strati popolari, arrivano anche le fotografie: come quelle che mettono in posa ciclisti e passanti davanti alle antiche porte della città prima degli abbattimenti o quella che ritrae addirittura un ingessato Dorando Pietri all’inizio della sua carriera sportiva (immagini tratte dalla “miniera” iconografica messa a disposizione da Mauro D’Orazi). 

E qui siamo già agli inizi del Novecento. Dopo la prima guerra mondiale la bicicletta esce dalla fase pionieristica e entra in quella della prima industrializzazione: anche a Carpi compaiono le pubblicità di bici e parti di ricambio per la due ruote (ce n’è un bel campionario sulla pubblicistica carpigiana dell’epoca, a partire da L’Operaio Cattolico e per finire con la prestigiosa testata socialista Luce). Ci sono i primi intraprendenti artigiani cittadini che si lanciano in spregiudicate imprese imprenditoriali incentrate proprio sulla bicicletta: Argeo Valenti, nel 1902, annuncia sulla stampa la sua nuova attività di noleggiatore di biciclette che si accompagna a quella precedente di arrotino. I fratelli Valenti poi passano addirittura a produrle, le biciclette (la marca è la “Walsit”, in coproduzione con la famiglia Siti), mentre fioriscono i negozi di vendita dei prodotti nazionali “Bianchi” e “Learco Guerra” che si possono trovare nei nuovi empori dei Galliani e dei Pini che sorgono al limitare della cinta urbana. Così come fioriscono, agli ingressi della città, i depositi di biciclette dove i Carpigiani “di fuori le mura” provenienti dalle frazioni, possono lasciare custodito il loro mezzo di locomozione oggi come allora di particolare gradimento da parte dei ladri di biciclette.  Sono sei i depositi di bici documentati a Carpi nel 1914, venti addirittura nella metà degli anni Sessanta del secolo scorso quando, accanto alle bici, anche la moto e il motorino diventano mezzo di locomozione estremamente popolare. La bici a Carpi ha anche il suo periodo “eroico” con le famose staffette partigiane che percorrevano (in bici, appunto) le campagne portando a rischio della vita ordini e documenti per conto della Resistenza. E oggi? La bici rimane un mezzo di trasporto largamente popolare e tutt’oggi oggetto di particolare attenzione da parte dei ladruncoli di turno. Tanto che sta per essere inaugurato presso la stazione ferroviaria un apposito box custodito per le due ruote dei pendolari. Non altrettanto bene va il servizio di utilizzo delle biciclette messe a disposizione gratuitamente dal Comune e posizionate nelle apposite rastrelliere. Bisogna essere franchi: depurato dall’utilizzo che ne fanno i dipendenti comunali per i loro spostamenti fra le varie sedi municipali sparse in città, i dati di utilizzo del servizio rimangono bassi. 

Mentre alta rimane l’attesa di una rete organica di piste ciclabili che possano consentire di spostarsi in tutta Carpi senza dover dribblare pedoni e automobili mettendo ogni volta a repentaglio l’incolumità propria e altrui.

Nelle foto, da sinistra: vignetta satirica da “La Rondine” , Dorando Pietri con la sua bicicletta e un deposito di bici carpigiane di inizio secolo

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