Amica della mia giovinezza

di Alice Munro - Edizioni Einaudi 2015

Amica della mia giovinezza

Si tratta della settima raccolta della grande scrittrice, pubblicata in Canada nel 1990 e in Italia da pochi mesi, nella bellissima traduzione di Susanna Basso. Sono racconti di impareggiabile bellezza in cui i personaggi sono donne e uomini comuni di comuni città, per lo più di un sud canadese in cui convivono l’antico e il moderno, la ribellione e una sorta di puritanesimo che rasenta la superstizione. Tutte le storie sono pervase da una forte tensione emotiva che pare quasi dissolta nell’aria e da quello che Freud chiamava il perturbante: la paura e lo spavento che ci danno elementi familiari e conosciuti da tempo e che non è più possibile gestire come si immaginava o si sperava.

Ogni persona si trova infatti a fare i conti con il proprio passato senza riuscire più a gestirlo, vorrebbe una vita diversa e non sa come ottenerla, altalenandosi tra la frustrazione di quello che non riesce a raggiungere e un attaccamento quasi morboso a ciò che è stato e che non può che tenerlo legato al passato.

Come dice la Munro in una intervista: “Voglio che le mie storie dicano qualcosa della vita e che portino le persone a ricevere un compenso dalla lettura. Questo non significa che debba per forza esserci un finale piacevole, ma solo che ogni cosa che la storia dice tocchi il lettore in un  modo tale che senta di essere una persona diversa quando ha finito.” 

Anche con questa raccolta, la scrittrice riesce perfettamente nel suo intento: le relazioni tra genitori e figli, tra mariti, mogli, amanti, amici e vicini di casa, al di là della trama pura e semplice delle storie, ci mettono di fronte a diverse interpretazioni della realtà, a punti di vista che si alternano e a tratti non sono più sicuri di quello che hanno raccontato e vissuto.

Nel racconto che dà il titolo alla raccolta, la vicenda di Flora, troppo buona e quasi servile nella sua dedizione, non si sa se sia veramente triste, in “Five Points” un episodio lontano del passato dell’amante offusca in modo irrimediabile la folle passione di Brenda, in “Arance e mele” Murray e Barbara vivono in modo ambiguo la presenza del misterioso Victor che cambierà le loro vite in modo impercettibile ma significativo.  Ogni carattere tratteggiato, soprattutto quelli femminili, di cui la Munro è veramente maestra, ha una profondità tale nelle sue convinzioni, nelle contraddizioni, nel modo spesso incoerente di affrontare la vita, che diventa in ogni storia vivo ed estremamente reale, quasi uscisse dalle pagine per avventurarsi nell’affascinante scenografia canadese che fa da sfondo alla raccolta.

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