Gioco d'azzardo: come (non) vivere alla grande

Parla il regista del film documentario che accusa il business di gratta e vinci e slot machines

Gioco d'azzardo: come (non) vivere alla grande

"E' un inganno legalizzato che rovina le persone. Le possibilità di vincere sono di 5 tagliandi ogni 30 milioni"

100 MILIARDI di euro… sono una bella sommetta no? Beh, sono più o meno questi i profitti che nell’ultimo anno ha riscosso nel nostro stato il più grande imprenditore di tutta Italia: il rispettabile Dott. Gioco d’Azzardo Legalizzato. Quest’ultimo infatti ha imprese (note anche come casinò) in tutto il mondo. Fronteggiando il potere di questo noto imprenditore, il regista Fabio Leli (nella foto) ha girato il film “Vivere Alla Grande” in cui parla di questa “invasione” spinta dalla legalizzazione del gioco in Italia.Così la classe 4°A, dopo aver visto questo film, ha voluto saperne di più e una della studentesse ha intervistato per mail il regista.

Perché ha voluto trattare l'argomento del gioco d'azzardo? E' una tematica che l'ha toccata personalmente?

Ho iniziato a trattare il tema del gioco d’azzardo quando mi trasferii a Roma per frequentare l’accademia di Cinema. Era il 2010,.l’anno del boom per il gioco d’azzardo. Trasferendomi da Bari, dove non era ancora molto sviluppato come a Roma, notai che la gente della strada era catturata in maniera ossessiva da questa attività. La cosa più triste era uscire di casa alla mattina per andare in accademia e poi rientrare nel tardo pomeriggio e notare nei posti in cui si giocava d’azzardo (slot machine o gratta e vinci per lo più) che le stesse facce che ci giocavano la mattina erano le stesse della sera..Mi ha toccato personalmente non perché io o qualcuno a me vicino fosse caduto nel gioco d’azzardo patologico, ma perché ero arrabbiato e dispiaciuto che i miei concittadini buttassero via così il proprio tempo di vita e il proprio (a volte poco) denaro.

 

Perché chiamarlo “Vivere alla grande” se poi tutte le storie narrate hanno finali più o meno tragici?

Vivere alla grande è il sogno di ogni giocatore d’azzardo. Vivere alla grande è il titolo di questo documentario. Ma Vivere alla grande è anche il nome di un Gratta & Vinci realmente esistente, che promette una vincita di 500.000 euro subito, più 10.000 euro per vent’anni, più 100.000 euro di bonus finale. Chi non sarebbe attratto dallo sperare in una vincita simile? Vivere alla grande è quindi soprattutto la speranza di poter risolvere la propria vita con il passaggio di una monetina sulla carta argentata di un biglietto di carta. Purtroppo la speranza può essere un’astuta trappola organizzata da chi quel biglietto l’ha creato, perché la probabilità di effettuare quella vincita, risiede solo in 5 biglietti. Cinque biglietti su 30 milioni di biglietti. Ma purtroppo questo sul biglietto non c’è scritto. Questo era ciò che scrissi quando decisi di dare questo titolo al film. Si chiama Vivere alla grande proprio per il paradosso del gioco d’azzardo, che promette una vita fantastica (alla grande appunto) ma che poi in realtà rovina la vita di migliaia di persone. Quindi è un inganno, e mi piaceva usarlo come titolo del film. Anche la locandina che potete trovare su internet, richiama a una vita difficile per chi basa la propria vita sulla ricerca della “fortuna”.

 

Perché il gioco d'azzardo si è diffuso molto più velocemente in Italia piuttosto che all'estero?

Per tanti motivi. Come avete visto nel film, c’è stata una volontà politica. Gli italiani fino a 30 anni fa erano il popolo più risparmiatore del mondo. Erano coloro i quali avevano maggiori risparmi rispetto alle altre nazioni. Nel 1997 viene introdotto il Bingo. Prima di allora esistevano solo la schedina del Totocalcio, il Lotto e la Tris dei cavalli. Nel 2009, e nel film è ben documentato, con il pretesto di reperire fondi per la ricostruzione dell’Abruzzo colpito dal terremoto, esplode il boom del gioco d’azzardo di massa grazie all’introduzione di tantissimi nuovi giochi d’azzardo. Quei soldi per la ricostruzione non sono mai arrivati. Ma gli italiani perdono tanti soldi e oggi sono tra gli ultimi paesi al mondo per mole di risparmio. Si è sviluppato molto quindi a causa di scelte politiche scriteriate e grazie ad un lavaggio del cervello fatto dai media sugli italiani, con pubblicità e promozioni ingannevoli del gioco d’azzardo, lanciando false speranze in cui gli italiani sono cascati con piedi e braccia.

 

Com'è riuscito ad entrare in contatto con gli intervistati? Gli intervistati sono stati disponibili a collaborare fin da subito?

Ci sono voluti sei anni per realizzare il film. Quattro dedicati solo alla ricerca e a organizzare i contatti con gli intervistati che avete visto nel film. C’è voluto tanto lavoro ma sono stati tutti disponibili e ben contenti di dare la loro testimonianza. Tranne i Monopoli di Stato, i quali hanno deciso di non rispondere alle nostre domande. Per motivi ovviamente ben intuibili, date le loro colpe evidenti e i tanti interessi economici che hanno.

 

Basterebbe una manovra politica per limitare il gioco d'azzardo?

La politica ha perso il controllo su questo fenomeno e sarà difficile riparare i danni di vent’anni di politica sbagliata. Per ora credo che l’unico modo per fermare tutto questo sia educare i cittadini, dai più piccoli ai più anziani, a non pensare al gioco d’azzardo come un modo per uscire dalla crisi, ma come una delle cause principali della crisi in cui viviamo. Solo così si potrà guarire da questa piaga nazionale devastante.

 

Ha mai provato a giocare d'azzardo? E se sì che cos'ha provato?

Non ho mai dato un euro a quella gente. E mai lo darò!

Come ha ottenuto la possibilità di intervistare cariche così importanti?

Le personalità di rilievo che vedete nel film erano ben contente di dare la loro testimonianza e di raccontare la propria storia. Ci è solo voluto tanto tempo e tanto lavoro, ma nessuno di loro ha mai avuto remore nel parlare con noi.

 

Ha delle persone care che giocano d'azzardo in modo cronico?

Fortunatamente non ho nessuno a me vicino che sia cascato nel gioco d’azzardo patologico. Avevo qualche amico che buttava soldi in scommesse, slot machine e gratta e vinci. Dopo aver visto il film hanno smesso subito.

 

Cos'ha provato dopo aver sentito le esperienze di Francesco e Mattia?

Tanta rabbia e tanto dispiacere. E tanta voglia di combattere per far si che queste storie non accadano più.

 

Cos'ha voluto trasmettere al pubblico?

Una scossa per riuscire a svegliarsi da questo torpore mentale causato dal gioco d’azzardo di massa.

 

Jennifer Casazza

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