E la Carpi delle macerie trovò un posto per la musica

E la Carpi delle macerie trovò un posto per la musica

Il 12 dicembre 1945, a Carpi si presentava il Quartetto Italiano (Aldo Borciani Primo Violino, Elisa Pegreffi Secondo Violino, Lionello Forzani Viola, Franco Rossi Violoncello) e non era una “partita di giro”, ma un autentico debutto riconosciuto. Era la Carpi dell’immediato dopoguerra, danneggiata dai bombardamenti, costretta dalla ricostruzione e dall’eroica (ma tragica) epopea della Resistenza a iniziare quel cambiamento sociale che l’avrebbe portata a trasformarsi in centro commerciale e industriale, in corsa, dunque, verso un inusitato benessere. Era la Carpi della riscoperta democratica, col mitico Sindaco post-resistenziale Bruno Losi e il suo Vice, assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione (allora era un’unica delega) Mentore Agosti. Era la Carpi del Teatro Comunale – mai fermo neppure in piena guerra – delle Opere liriche ribadite, dell’Operetta e della trionfante Rivista, a cui faceva da contraltare il non indifferente Teatro Lux-Focherini, filiazione cattolico-popolare produttrice essenzialmente di spettacoli di prosa corrente con le notevoli aperture al dialettale. 

Era la Carpi in cui, a guerra spirante, si costituiva il sodalizio degli Amici della Musica che, ancora oggi, ha un’icona nel professor Antonio Martinelli. 

È’ vero che la formazione strumentale che presentiamo in gloria viene generalmente collocata, per il suo debutto, al 6 aprile del 1946, ma, ad onor del vero, il secondo concerto della programmazione presentata dagli Amici della Musica (sezione di Carpi) si ascrive alla data in calce. 

Non starò a rimarcare il successo avuto da questa formazione di giovanissimi usciti dalla Chigiana su istanza del proprio maestro Arturo Bonucci, ma con l’anima profonda del violinista reggiano Aldo Borciani; esiste una robusta documentazione al riguardo, quindi, rispettando il portato storico, attribuiamo tranquillamente a Carpi l’onore (perché tale deve essere) di presentarsi come la culla di questa prestigiosa istituzione che ha attraversato il mondo per trentasei anni consecutivi, prima attribuendosi l’intitolazione di “Nuovo” Quartetto Italiano, per distinguersi da un precedente con lo stesso nome nato agli inizi el Novecento, fondato dal violinista Remigio Principe; poi abolendo questo assioma nel 1951, a successo mondiale consolidato (il critico statunitense Virgil Thomson in quell’anno lo ha definito “Il miglior Quartetto del nostro secolo”), divenendo, definitivamente, la “voce” italiana del camerismo nel panorama musicale internazionale. E Carpi è stata una sede accogliente per questo gruppo, stabile sino al suo scioglimento nel 1981, anche se, per una curiosa serie di vicissitudini, ha visto il travaglio della viola, in quanto tre sono stati i virtuosi di questo strumento che si sono avvicendati nel lungo periodo: Lionello Forzani (1945-‘47), Piero Farulli (1947-‘77), Dino Asciolla (1977-81). Carpi ha dato al gruppo strumentale diverse sedi esecutive, prima fra tutte la Sala dei Mori (all’epoca anche Sala del Consiglio comunale), il che ci fa capire immediatamente quale legame solido poteva esserci tra la città e il Quartetto. E oggi, nel tempo dell’evoluzione istantanea e non sempre controllata, il percorso del Quartetto Italiano resta una gloria cittadina, nel vero senso del termine.

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