La Dama Bianca

Pandora's Box

La Dama Bianca

Una vita fa, in vacanza a Ponza. Sciccosissimi, annoiati, si giocava a fare i rampolli e si erano create delle compagnie molto trasversali, di ogni parte d’Italia.

La moda di allora (oltre al costume perizoma con il pareo in voile a coprire le vergogne) era quella di camminare scalzi ovunque. Dal momento che gran parte della vita sociale si trascorreva zampettando tra una barca e l’altra, la cosa poteva anche avere un senso, ma in ogni caso alla sera i piedi erano belli neri, non certo un bello spettacolo da vedersi e ti ci potevi anche giocare l’accesso alle feste VIP in barca perché, se è vero che in barca si sale scalzi, è anche vero che i piedi devono essere puliti.

E ricordo molto nitidamente una ragazza di Milano che ci svelò il segreto dei suoi piedi perfetti: di tanto in tanto, spariva nei bagni e se li sfregava col CIF (elegantemente camuffato da crema solare in una pochette di seta indiana).

Credo sia finita al Centro Veleni nel giro di pochi anni per avere tentato di darsi la colla vinilica in faccia (mai fare da sé le maschere PEEL-OFF), e avere sniffato la Calinda nel patetico tentativo di sbiancarsi le narici, in ogni caso, io me la ricordo ancora bella polleggiata mentre si sfregava energicamente le piante dei piedi col CIF prima di salire sulla barchetta del rampollo de Roma.

Il suo ricordo mi è tornato prepotentissimo non tanto tempo fa, quando, di mattina, sorseggiando il mio caffè mattutino (primo di una lunga serie), il mio occhio destro ha registrato una visione oserei dire eterea prendere spazio nel mio campo visivo: una Dama Bianca, nel vestire, nel capello, nel SUV, bellissima, famosa icona della Carpi che conta, si faceva strada con l’andatura dell’aliena di Mars Attacks e veniva proprio verso di noi.

Solo quando è uscita dalla fila di macchine parcheggiate è stato ben chiaro a tutti che la sua andatura ondeggiante era dovuta al fatto che non portava le scarpe e capite bene: sui marciapiedi del centro è difficile evitare di pestare qualcosa che non porti epatite, scorbuto, o anche solo semplicemente un pediluvio bello aggressivo.

Nei giorni a seguire, senza una cadenza regolare (solo così un’apparizione è veramente ad effetto…) è comparsa vestita di tutto punto (va bene che fa inaspettatamente caldo, ma al mattino il cappottino ci vuole), talvolta con una sciarpetta (sempre bianca, sempre eterea), ma sempre, inevitabilmente DESCHÈLSA.

 

Inutile dire che i commenti si stanno sprecando: “che ci desse le sue scarpe se non le usa”(materialisti col suo stesso numero), “grandissima creatrice di tendenze” (i fan talebani, che la adorano qualunque cosa dica o faccia), “prima o poi la pesterà una merda” (pessimisti aggressivi), “ma se passa sopra a un chiodo?” (pessimisti passivi), “a cosa serve coprirsi tanto? Piedi caldi, testa calda!” (over 65), “s’al fàg me, im rìden adrè!” (de-repressi), “io farei togliere quell’occhio di pernice” (invidiosi), “ma se lei è tutta bianca perché l’amore è bianco, cosa simboleggiano i piedi neri?” (filosofi del mattino).

Scelta di marketing, di cuore, voglia di stupire, voglia di libertà. La signora può fare quello che le pare e se lo può tranquillamente permettere (alla faccia di chi la critica), ma se vuole evitare un attacco di leptospirosi fulminante, le consiglio caldamente di farsi studiare dal suo ufficio stile una pochette di lino bianco decapato, talmente minimal e NO BRAND che tutti sanno che è fatta da lei, che contenga un alambicco da viaggio di vetro soffiato a bocca da 20 UMPA LUMPA privi di malattie alle alte vie respiratorie, contenente un mix di vaniglia, cannella, arancio e CIF AMMONIACAL.

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