Destini: Maserati ed edifici in degrado

Destini: Maserati ed edifici in degrado

Modena – Lo storico stabilimento di viale Ciro Menotti è piccolo. Il numero di auto che può produrre in un anno è limitato. Era stato questo il preambolo della dichiarazione pronunciata un mese fa da Sergio Marchionne, ospite d’onore alla cerimonia d’apertura dell’anno accademico dell’Ateneo. Da quel giorno le intenzioni del grande capo della Fca sono passate sotto la lente d’ingrandimento nelle sedi sindacali. Nella scorsa settimana sono stati pronunciati i responsi. Non c’è unanimità di vedute. Al contrario, le distanze che separano la posizione dell’Uil da quella della Cgil sono notevoli. La Uil prevede che sia assegnata a Modena la produzione di Maserati extra lusso. Una produzione limitata che però si aggiungerebbe a quella delle Alfa Romeo riducendo i trasferimenti di maestranze alla Ferrari o ad altri stabilimenti del gruppo Fca. Ma per la Cgil con questo sistema si otterrebbe uno scarico produttivo. Tradotto dal sindacalese significa esubero di lavoratori da collocare altrove dopo un periodo di cassa integrazione. Resteranno gli oltre mille ingegneri impegnati nella progettazione e nella ricerca. Buona notizia che ha cancellato le preoccupazioni espresse dalla Cisl. Però non si venga a raccontare la favola del trasloco imposto dalle insufficienti dimensioni dello stabilimento modenese. L’ampliamento era possibile. Invece la pregiata ditta Agnelli & Marchionne ha attuato lo scippo per portare in Piemonte lo storico marchio. Il segreto di Pulcinella lo ha rispolverato Daniele Sitta, assessore all’Urbanistica ai tempi del sindaco Pighi e ora grande capo di una cooperativa di bilanciai a Campogalliano. Dieci anni fa era stato deciso lo spostamento del campo di calcio attiguo allo stabilimento per rendere disponibile lo spazio. Altro spazio si poteva ottenere dal complesso delle ex Fonderie riunite che dista un tiro di schioppo. Era già pronto il progetto. Ora il fascicolo, ricoperto di polvere, giace in un archivio comunale.

Invece è ancora da definire il progetto per il recupero di piazza Mazzini. Il sindaco Muzzarelli è alla ricerca di suggerimenti e ha indirizzato un appello ai modenesi. Chi ha idee si faccia avanti. Che cosa fare degli alberi che ricoprono la facciata della sinagoga? Li lasciamo oppure li togliamo e facciamo spazio ad aiuole con fiori? E l’albergo diurno va recuperato oppure chiuso definitivamente? Se prevale la tesi del recupero, ci sono barbieri e parrucchiere disposti a prenderne la gestione? A loro volta i commercianti che hanno vetrine sulla piazza si decideranno a prendere posizione? La giunta comunale terrà conto dei risultati del sondaggio, poi sceglierà il progetto che riterrà migliore. 

Sulle scelte da compiere per il futuro della città la Cgil ha promosso un convegno. Non solo piazza Mazzini. Ci sono anche altre strutture che richiedono interventi per il decoro urbano. Intanto porre fine al degrado di alcuni edifici, a cominciare dalle caserme che da anni sono chiuse. Brutto e abbandonato è anche il direzionale Manfredini, quell’enorme struttura di viale Corassori che per pochi anni ha ospitato la direzione del Banco San Geminiano. Poi è stato venduto e il proprietario ha soltanto accumulato debiti. Voleva attrezzarlo con piscine e palestre. Per i modenesi è l’Alcatraz, cioè un mostro d’architettura simile a un carcere di massima sicurezza. A San Lazzaro ci sono da recuperare i terreni e gli edifici abbandonati dopo il trasferimento del deposito dell’aeronautica militare. Ma dove trovare le risorse? Il nuovo presidente della Fondazione Cassa di Risparmio ha dichiarato la sua disponibilità. Sarà senz’altro generosa, però è impossibile che possa bastare.

C’è un’altra grana che, per il momento, non ha trovato soluzioni. L’ex caserma dei carabinieri di via Sant’Eufemia è ancora occupata da venti famiglie. La loro azione è sostenuta dai centri sociali che hanno formulato una proposta. Lo sgombero può avvenire a condizione che il Comune metta a disposizione uno dei suoi edifici fatiscenti. Provvederanno le famiglie a rimetterlo in ordine, purché il canone d’affitto sia a condizioni agevolate e con validità di almeno quattro anni. Ma in Comune prevale un orientamento diverso: passare in rassegna gli occupanti e i loro problemi. Allontanare quelli che giocano a rimpiattino e aiutare gli altri attraverso i centri sociali. Il dialogo fra sordi continua. 

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