Settegiorni

Settegiorni

“Solo un paese immaturo, ogni anno, può litigare sulla Festa della Liberazione”. L’hai detto, caro Beppe Severgnini. Leggere certi commenti sui social, anche a Carpi; sentire della Brigata ebraica contestata a Milano dai centri sociali con le bandiere palestinesi; o di una candidata sindaco al Comune di Napoli costretta a lasciare la manifestazione del 25 aprile per le proteste sul jobs act… Ecco: c’è da disperare sulla possibilità che avrà mai questo Paese di sentirsi una sola comunità, pur avendo la capacità sopraffina di litigare su tutto.

E chissà che non aiuti un po’ l’orgoglio nazionale, l’uscita dell’ex ministro delle Politiche agricole, Paolo de Castro che, nel commentare le difficili trattative per un’area di libero scambio Europa-Usa, ha rivelato: “Negli Stati Uniti nove prodotti su dieci venduti come italiani in realtà non lo sono”. Per dire che se non la ritroviamo noi, un po’ di compattezza, gli altri ci fregano.

Ma veniamo a cose più lievi. Sulla pagina facebook di Voce pubblichiamo una foto in bianco e nero di piazza Martiri scattata da Federico Massari. Nell’opposizione di luci e ombre, quel che risalta è l’immensità dello spazio. Bellissimo il commento di un lettore: “Carpi metafisica”. Forse l’unico aspetto in cui la città, notoriamente poco propensa alle costruzioni trascendentali o, comunque, visionarie, può rientrare nella definizione.

A proposito di spazi. Si dice che il massimo pienone dell’arena del luna park, di fianco alla piscina, lo abbia fatto registrare Matteo Renzi quando venne all’ultima festa dell’Unità allestita nel grande spiazzo. Gli osservatori parlarono di tremila persone (la metà per la Questura…). Se lo spazio fosse sufficiente per altre 97 mila, forse riusciremmo a scippare il concerto per i quarant’anni di carriera di Vasco Rossi che fa litigare i Modenesi sul concedergli oppure no il parco Ferrari. Vabbè, è un’utopia: ma si spiega con la voglia di riprenderci indietro un po’ di quel che sta dando a Modena la Serie A del Carpi. E poi, la ragazza della canzone “Colpa di Alfredo” (1980), quella che piantò in asso Vasco per un bellimbusto e abitava fuori Modena, era di Carpi, raccontano i biografi. E si chiamava Daniela.

 
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