L’utopia realizzata

L’utopia realizzata

Non so se ve ne siete accorti, ma all’inizio del terzo millennio stanno trovando pratica attuazione le idee degli utopisti ottocenteschi. Dopo il crollo del comunismo di stampo sovietico sta crollando anche il capitalismo, come storicamente lo abbiamo conosciuto, sostituito da una sorta di socialismo utopistico delle origini. Mario Draghi, all’apparenza campione del liberismo, in realtà sta attuando il programma politico di Bertinotti. La rendita finanziaria infatti è scomparsa a seguito dei provvedimenti della Banca centrale europea piuttosto che per l’iniziativa politica di Rifondazione comunista. Anzi, Draghi si è spinto oltre, su un terreno sul quale nessun comunista storicamente si era avventurato. Non solo ha portato a zero i tassi di interesse, annullando la rendita, ma ha addirittura introdotto i tassi negativi: ovvero chi dispone di capitali, paga per depositarli presso la Bce (le banche) o per prestarli a Stati perennemente sull’orlo dell’insolvenza (risparmiatori privati che investono in titoli del debito pubblico). Il risparmio inoltre è penalizzato dai provvedimenti governativi, quali la patrimoniale, che raddoppia praticamente il rendimento negativo. 

Non ci credete? Provate a comprare un Bot e vedrete dopo un anno quanto vi verrà restituito: meno di quanto avete prestato allo Stato. Vedremo come riusciranno, in futuro, banche, assicurazioni e fondi previdenziali a far fronte agli impegni assunti con i loro clienti, con i tassi a zero e i rendimenti sotto zero. Già scrivemmo tempo fa, quando si delineavano chiaramente certe tendenze, che il capitalismo era stato sostituito dal debitalismo: i debitori (stati, imprese, privati) imperano, dettano le condizioni, mentre ai risparmiatori non resta che pagare. Pensate solo alla recente discussione sui mutui. Come è noto, l’insolvenza dei debitori è causa dei dissesti delle banche, pagati non da entità astratte, ma dai risparmiatori che hanno investito in azioni e obbligazioni delle banche medesime (e in un prossimo futuro anche dai depositanti, grazie alla nuova normativa del bail in). Si è dunque stabilito che le banche possano procedere al pignoramento del bene, al fine di rientrare dei crediti insoluti, dopo 18 rate di mutuo non pagate. Ciò significa che, se le rate sono semestrali, chiunque può acquistare una casa con soldi non suoi, abitarla per nove anni, non pagare il mutuo (e spesso anche il condominio) e poi, scaduto il periodo, restituire le chiavi alla banca e ripetere il giochetto con altro istituto di credito. Ecco realizzato il sogno di dare una casa a tutti. 

In questo mondo meraviglioso si realizzano anche altre utopie, non solo socialiste, ma anche anarchiche, quali la fratellanza universale, la caduta dei confini nazionali, la scomparsa dei reati e l’abolizione delle pene (per legge). Almeno qui da noi: nel resto dell’Europa non la pensano esattamente così. Lo Stato rinuncia, di fatto, a esercitare le funzioni per le quali è nato: la difesa esterna, la sicurezza interna, l’amministrazione della giustizia. Il trionfo dell’anarchia, insomma. Anarchia anche nei rapporti tra i sessi: tutto è lecito, solo diritti, nessun dovere. Ma anche in campo economico si realizzano le idee degli utopisti: a ciascuno secondo i propri bisogni. Senza chiedere nulla in cambio. È il caso dei migranti ospitati in confortevoli strutture alberghiere, a far la vita del michelaccio (mangiare e bere e andare a spasso), senza restituire alla società che li ospita nemmeno un’ora di lavoro. Lo stesso dicasi per tutti quanti ricevono sussidi pubblici: lo Stato fornisce assistenza a legioni di bisognosi, ma non chiede nulla in cambio. Lo Stato, si sa, può permettersi questo e

altro, è ricchissimo, infatti, ma di debiti (oltre duemila miliardi di euro). E come finanzia lo Stato queste spese? In deficit, naturalmente, emettendo titoli del debito pubblico, gli stessi che compra la Bce di Mario Draghi (per l’Italia otto miliardi al mese). E il cerchio dell’utopia si chiude, magicamente. Si dirà: è la modernità. Già, finché dura (speriamo fino a quando noi non ci saremo più). Vedremo poi se e a chi verrà presentato il conto di questo generoso e meraviglioso (nel senso di stupefacente) modo di governare la società e l’economia.

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