Graffiti, arte o vandalismo?

Dal tag all’aerosol-art: le parole chiave delle scritte sui muri

Graffiti, arte o vandalismo?

Un tema che divide. La provocazione di Blu, l’artista che ha cancellato i suoi graffiti

Banksy, lo street artist più conosciuto al mondo, che non realizza solo murales ma anche opere su tela utilizzando la tecnica della Stencil Art, come appunto “Keep it spotless” (nell’immagine). Le sue opere spesso sono a sfondo satirico e trattano di politica, etica e cultura.

Tra i vari capolavori realizzati su tessuto urbano spiccano i graffiti. Ma cosa sono questi graffiti? Come sono nati? Cosa vuol dire graffitismo?

Il graffitismo nasce nei ghetti newyorkesi negli anni 70 e con il passare del tempo si creano veri e propri codici linguistici differenziati in varie categorie stilistiche. Per esempio una tra le prime espressioni artistiche accostata al graffitismo è “l’Aerosol-Art”. A seguire si utilizzarono sempre più termini per differenziare le varie tecniche associate al tipo di graffito, come la “Graffiti-Logo” e la “Stencil-Art”.

Quindi possiamo definire i graffiti come opere d’arte urbana, ma non tutti possono essere definiti tali. Questo tipo di arte può frequentemente trasformarsi in veri e propri atti di vandalismo, compiuti da giovani “poser”, che producono solo “tag”, ovvero la loro incomprensibile e non artistica firma. Alcune di queste scritte o disegni vengono spesso eseguiti su mezzi pubblici o edifici storici, pertanto si provvede a una punizione del graffitista secondo leggi severe. Di solito, però, i graffitisti, che sono più preparati artisticamente e hanno la consapevolezza del loro talento, evitano tassativamente palazzi e monumenti storici, muri e portoni delle case.

Se l’intervento pittorico realizzato da un graffitista risulta essere un’opera bella, originale, intelligente e a volte divertente, l’opinione pubblica tende a vedervi maggiormente l’aspetto artistico piuttosto che quello vandalico e offensivo.

È ciò che è accaduto il 13 marzo 2016 a Bologna nel quartiere Bolognina quando lo street artist  Blu, uno fra i primi 10 artisti di strada più famosi del mondo, ha cancellato i suoi murales con scalpello e vernice grigia, avvalendosi dell’aiuto dei ragazzi del centro sociale XM24 e Crash.

La popolazione di fronte a questo gesto ha reagito con disappunto, ritenendo di essere stata privata di opere ormai acquisite come patrimonio artistico comune.

Il motivo del gesto di Blu è semplice: verso la fine dello scorso anno, alcune delle opere di street art vennero come “staccate” dai muri di Bologna per esporle successivamente nella mostra chiamata “Street Art – Banksy & Co. L’arte allo stato urbano” che, con più di duecento opere, vuole salvare e raccontare l’arte di strada. Ma i protagonisti di questo mondo ora si ribellano denunciando i poteri forti della città che, dopo aver stigmatizzato i graffiti e i disegni come vandalismo, vogliono diventare i salvatori della street art.

Giulia Ghiotti

Nelle immagini: Dipinto "Keep it spotless" di Bansky e graffiti di Carpi 

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