Bangladesh: quarto giorno di proteste nel settore tessile per l'aumento dei salari
Le proteste dei lavoratori tessili in Bangladesh, scese in piazza per chiedere salari più alti, sono arrivate al quarto giorno consecutivo, provocando scontri con le forze dell'ordine e mettendo a rischio la produzione in uno dei principali hub mondiali dell'abbigliamento.
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Blocco industriale: la mobilitazione, proseguita anche ieri dopo i lanci di gas lacrimogeni della polizia ad Ashulia (nei pressi di Dhaka), ha causato la chiusura di almeno 70 fabbriche e l'interruzione della produzione in centinaia di altri stabilimenti, con il coinvolgimento dei dipendenti di circa 670 impianti.
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Le richieste sindacali: i sindacati premono affinché il governo annunci un aumento salariale entro dicembre, effettivo da gennaio. I lavoratori chiedono un incremento del 140 per cento del salario minimo (portandolo da 12.500 a 30.000 taka, pari a circa 242 dollari) per far fronte al carovita, mentre l'accordo triennale in vigore è in scadenza.
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L'impatto economico: il settore tessile bangladese impiega oltre 4 milioni di persone, genera oltre l'80% delle esportazioni nazionali e costituisce circa il 10% del PIL, rifornendo colossi globali come H&M, Gap, Walmart e Target.
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Prospettive future: secondo gli analisti, il governo potrebbe arginare la crisi nel breve termine con un aumento inferiore alle aspettative dei manifestanti, ma senza un reale miglioramento economico il rischio di nuovi disordini resta elevato. Nel frattempo, l'esecutivo ha ipotizzato possibili legami tra le proteste e i sostenitori dell'ex premier Sheikh Hasina, pur senza presentare prove a supporto.