Federalismo fiscale. La Regione Emilia-Romagna ricorre alla Corte costituzionale contro il decreto del Governo
Il presidente de Pascale: ''Testo che introduce elementi di forte incertezza sulla disponibilità delle risorse destinate ai territori, indebolisce l’autonomia finanziaria regionale e mette a rischio servizi fondamentali destinati a cittadini e cittadine''
La Regione Emilia-Romagna ricorre alla Corte costituzionale contro il decreto legislativo 7 agosto 2026, n. 147 relativo alle “Disposizioni in materia di tributi regionali e locali e di federalismo fiscale regionale”.
La decisione è stata presa dalla Giunta e formalizzata in una delibera che autorizza la promozione del giudizio di legittimità costituzionale, come prevede l'articolo 127 della Costituzione. In particolare, l’impugnazione riguarda l’articolo 33 del decreto, che introduce un nuovo meccanismo di compartecipazione regionale al gettito Irpef in sostituzione dei trasferimenti statali soppressi: una novità, quella prevista dal provvedimento, che secondo viale Aldo Moro non garantisce un'effettiva correlazione tra il gettito prodotto nei territori e le risorse assegnate alle singole Regioni, configurando di fatto un sistema assimilabile a un fondo centralizzato. segue
Altre disposizioni contestate, quelle che pongono a carico delle Regioni il concorso al finanziamento delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane e che prevedono, in determinate circostanze, il possibile ricorso al potere sostitutivo dello Stato. Norme che potrebbero incidere sull'autonomia finanziaria e sulle competenze costituzionalmente attribuite alle Regioni, con effetti rilevanti anche sul finanziamento e sulla programmazione di servizi essenziali come il trasporto pubblico locale.
"Abbiamo deciso di rivolgerci alla Corte costituzionale per difendere prerogative che riguardano non solo l'Emilia-Romagna, ma il corretto equilibrio tra Stato e Regioni disegnato dalla Costituzione- afferma il presidente Michele de Pascale-. Il nuovo meccanismo previsto dal decreto introduce elementi di incertezza sulla disponibilità delle risorse destinate ai territori e rischia di indebolire l'autonomia finanziaria regionale, che è invece una condizione essenziale per programmare investimenti e garantire servizi fondamentali per i cittadini e le cittadine”. E aggiunge: “Pensiamo in particolare al trasporto pubblico locale- aggiunge il presidente- che richiede risorse stabili e programmate nel tempo. Al contrario, nel decreto legislativo il criterio di ripartizione dei fondi, ora fisso e vincolato a parametri concordati tra Stato e Regioni, viene sostituito da un metodo basato sostanzialmente sulla discrezionalità del Governo. Le Regioni hanno bisogno di risorse certe, strutturali, a maggior ragione in un periodo storico complicato, anche dal punto di vista economico, come questo. Il ricorso alla Corte costituzionale, strada imboccata non solo dalla Regione Emilia-Romagna, è una scelta obbligata per difendere l'autonomia finanziaria degli enti territoriali, il principio di territorialità delle compartecipazioni fiscali e il riparto delle competenze tra Stato e Regioni, ma ancor prima per salvaguardare i servizi, e quindi i diritti dei cittadini e delle cittadine”.