Segnali di ritorno dopo l’esodo da sisma

Segnali di ritorno dopo l’esodo da sisma

Trend invertito, conferma il Sindaco, dovuto anche agli spazi creati dall’edilizia

La rinascita di una comunità passa anche per piccoli ma significativi segnali che fanno ben sperare per il futuro: i numeri della popolazione del Comune di Novi (10 mila 138 residenti al 30 settembre 2018, solo due in meno del 31 dicembre 2017) sono infatti in leggera ripresa, nonostante il quadro statistico dell’Anagrafe.

«Questo quadro – spiega il sindaco Enrico Diacci – considera il saldo naturale tra nati e morti del Comune, negativo sì, ma in linea con il trend nazionale. Ci porta in deficit di 36 unità (53 nati contro 89 morti) mentre le cancellazioni all’Anagrafe dovute ad attività dell’ufficio per adempimenti di legge (ad esempio, irreperibilità degli ex residenti) hanno riguardato altre 36 persone. Considerando questi due fattori, quindi – prosegue il Sindaco –, risulteremmo in calo di 72 unità, ma per fortuna registriamo, dai primi mesi del 2018, anche un ritorno al nostro Comune con l’iscrizione di 70 nuovi residenti».

 

Il terremoto aveva certamente determinato un esodo dal Comune verso le città vicine, Carpi in particolare, con un calo quantificato intorno alle mille unità. Tale fenomeno sembrerebbe essersi però arrestato: «Registriamo un assestamento da questo punto di vista – conferma Diacci –: se prima chi ha potuto si è spostato su altri Comuni, prendendo definitivamente la residenza fuori, ora l’esodo si è fermato e le persone iniziano a tornare».

 

A che cosa è dovuto questo ritorno? «In primis, sicuramente, al nostro patrimonio edilizio – risponde il Sindaco –: la ricostruzione ha portato nuovi spazi, efficienti e di qualità. Dal canto nostro in questi mesi di lavoro abbiamo cercato di favorire l’incontro tra i nostri tecnici, le imprese e i privati per velocizzare il più possibile l’iter di ricostruzione. Una componente potrebbe essere legata anche al sistema di servizi del territorio che rendono il paese attrattivo: stiamo lavorando sulle Case della Salute, dove presto apriremo lo “Spazio Donna”, uno sportello dove le donne e le famiglie possano trovare ascolto, consigli ed assistenza; abbiamo grandi progetti per il polo scolastico di Rovereto, che dovrà essere completamente ricostruito, ma anche sugli altri istituti didattici con una riqualificazione degli spazi». 

C’è infine il tema della ricostruzione pubblica: «Se non ci saranno intoppi, il 2019 dovrebbe essere l’anno delle piazze, anch’esse fondamentali nella ricostruzione dell’identità del paese. Contiamo sulla primavera del prossimo anno per l’avvio del cantiere di piazza Primo Maggio che credo costituirà il primo vero segnale di rinascita del paese, ma anche a Rovereto il progetto è a buon punto e per Sant’Antonio abbiamo programmi di riqualificazione».

 

Non si tratta quindi di una ricostruzione solo fisica, ma del rilancio di una comunità intera: «Dobbiamo lavorare sul tessuto sociale del territorio, sia sulle singole località che sul Comune nel suo complesso – conclude Diacci –. Vorremmo che le persone si riappropriassero del loro territorio, che riscoprissero la vivacità culturale di un tempo e quel senso di fiducia nell’amministrazione pubblica che forse negli ultimi anni si era un po’ perso. Lo facciamo cercando di stare in mezzo alla gente, accogliendo i cittadini in Comune con ricevimenti liberi o su appuntamento, sentendoci, noi amministratori, prima di tutto dei cittadini».

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