In un libro pubblicato recentemente

Una vita da amministratore condominiale

Marco Ognibene racconta, per esperienza personale, gioie e dolori di una attività professionale che offre grandi opportunità ma che non sembra affascinare i giovani

Una vita da terzino, combattuta a centrocampo, con un occhio attento alla difesa e pronta a supportare gli slanci in avanti dell’attaccante di turno. Un po’ come la vita dell’amministratore condominiale di un tempo, secondo Marco Ognibene, carpigiano, classe 1966, presidente dell’associazione provinciale degli amministratori condominiali professionisti (Apac), che la sua esperienza ormai trentennale, l’ha voluta mettere nero su bianco in un volume di 188 pagine lanciando un messaggio alle nuove generazioni: “il futuro dell’amministratore di condominio, diventato già oggi “building manager”, può essere ricco di opportunità e di soddisfazioni personali”.

“Si – ammette Ognibene – una mattina mel mio lavoro ci si può trovare di fronte a un condomino con il braccio immerso nel pozzo della fogna per dimostrare che non è ancora giunto il momento di svuotare la fossa biologica e il giorno dopo si deve prendere una decisione importante che fa risparmiare allo stesso condominio una vertenza legale che sarebbe costata inutilmente migliaia di euro. Il mestiere di “amministratore condominiale” non è più quello di un tempo, non ci si limita a tenere i conti e pagare le bollette. Nemmeno il condomino di oggi è più quello di una volta: mediamente è più informato e più esigente. Non gli basta che l’amministratore formuli il bilancio preventivo e gli sottoponga quello consuntivo”. Ed allora, ecco riassunte da Marco Ognibene, nelle pagine largamente autobiografiche del suo libro “Building Manager, la nuova carriera oltre l’amministratore di condominio”, accanto ai capitoli “tecnici” che introducono alla situazione finanziaria e patrimoniale del condominio, alla redazione delle tabelle millesimali ed alle consulenze legali di cui necessita un professionista serio nell’interesse dei condomini, anche pagine più filosofiche ma non meno pratiche ed importanti: “Ogni casa racconta sempre una storia – scrive Ognibene -, eppure per capire quale storia bisogna sempre ascoltare chi la vive. Pensare di svolgere i nostri servizi di “interior design” (una delle nuove frontiere per l’amministratore di condominio, ndr) senza usare l’empatia sarebbe un miraggio”. È quella che si chiama “l’arte dell’ascolto”, che viene messa a dura prova durante le assemblee condominiali dove richieste, dichiarazioni, sollecitazioni e anche parole grosse, sovente si intrecciano sulle teste dei partecipanti e nelle quali l’amministratore condominiale deve fare opera di convincimento, mediazione e rappacificazione.

Ma Ognibene, nel suo libro, intende anche spiegare alle nuove generazioni – quelle che affronta periodicamente nelle scuole e nei corsi di formazione che l’associazione degli amministratori condominiali organizza periodicamente – il fascino di una professione in evoluzione: “il building manager – sostiene -è necessariamente un professionista a 360 gradi, con competenze tecniche approfondite e costantemente aggiornate, conoscenze giuridiche specializzate, capacità psicologiche e comunicative sviluppate attraverso l’esperienza e la formazione continua. Non è un profilo che si improvvisa, ma che richiede un percorso di crescita strutturato e impegnativo. Il mio cruccio è che nonostante vi siano grandi prospettive di lavoro, i giovani appaiono poco interessati”. Ciò nonostante, Ognibene non si è lasciato demoralizzare e continua, anche con il suo libro, a propagandare quella che ritiene una delle professioni del futuro.

(Nella foto, tratta dalla copertina del suo libro, Marco Ognibene con il suo staff)