Carlos Mutti e il suo ''Chiedo Carta'': in versi scanditi da tracce rap il senso di una ricerca di sé e di un riscatto
Introduzione di Gianfranco Uccelli, edito da Voce libri, presentato alla Fenice in un incontro condotto da Maria Cristina Gibertoni
Un emozionatissimo Carlos Mutti, autore di ''Chiedo Carta'' (Voce libri 2026, 88 pagine, 12 euro) ha letto l'altra sera alla libreria La Fenice alcuni dei suoi monologhi in forma di poesia, inseriti in un dialogo con Maria Cristina Gibertoni, conduttrice dell'incontro. Le letture erano accompagnate alla chitarra da Giovanni Bonfante. Sono, quelli di Carlos Mutti, monologhi privi di pretese di stile e di artifici letterari, ma semplici e diretti, che racchiudono una inesausta tensione verso la rinascita e il riscatto, di chi è in cerca di sé e di una via d'uscita da una condizione difficile. Difficile com'è stata quella dell'autore, brasiliano d'origine, adottato da una famiglia italiana, in lotta con la dipendenza della quale è riuscito a liberarsi, approdato a Carpi, dopo Brescia e Bologna. Proprio qui ha trovato la pace e la serenità di un amore, di un lavoro, il luogo in cui ha potuto dare sfogo alla sua passione per la scrittura, il teatro, la musica, la fotografia. E a Carpi è dedicata anche una delle sue composizioni che sembrano accarezzare la città, nei suoi edifici più rappresentativi che parlano a lui molto più di quanto sembrino apprezzarli molti carpigiani. L'ansia di quell'emancipazione, il pathos di una lotta sofferta, si coglieva nella lettura tesa e intensa data da Mutti di versi nei quali, come annotato da Gianfranco Uccelli nella propria introduzione, è dato cogliere una ritmicità, un tocco di rap affidato a qualche rima, sparsa qui e là, senza peraltro il vincolo di una gabbia metrica.