''Elogio della Tracotanza'' di Giuseppe Leonelli (La Pressa): ovvero, la ribellione al limite e la sua ricerca
Il Direttore de La Pressa, quotidiano on line, ha presentato il libro con Roberto Benatti e Giovanni Taurasi
Più Nietzsche che nel significato del senso comune, la "tracotanza" sulla quale si impernia il libro di Giuseppe Leonelli presentato sera fa da Roberto Benatti con Giovanni Taurasi ("Elogio della tracotanza”, Modena 2025, 148 pagine, 19,50 euro) è energia vitale, insubordinazione, “diventare grandi e rompere col nido”, voglia di scardinare le gabbie sociali e convenzionali in genere. La più oppressiva delle quali è il Potere in tutte le sue manifestazioni, quelle istituzionali come quelle individuali dove diventa arroganza, oppressione, prepotenza inflitta dal forte al debole. Questa interpretazione si traveste, nel viaggio che Leonelli compie in se stesso, in un rovesciamento della metafora del viaggio di Ulisse. Là, nella Commedia, e poi nella vulgata che ha attraversato i secoli, era un segnale di hybris, di eccesso, di peccato di presunzione regolarmente punito dalla nemesi divina, come per Prometeo e Icaro. Qui, nel libro di Leonelli diventa invece necessità di dare fondo alla “voglia di conoscere e di sperimentare le proprie forze”, così come Margherita Hack intendeva la scelta di Eva di sfidare Dio nell'assaggiare la mela – "frutto dell'albero della sapienza” secondo la definizione di Erasmo da Rotterdam – quando intravedeva in quel gesto trasgressivo soprattutto il bisogno di indagare“...con le proprie forze le leggi che regolano l'universo, la terra, il proprio corpo, di rifiutare l'insegnamento calato dall'alto. In una parola, Eva rappresenta la curiosità della scienza contro la passiva accettazione della fede”. Giornalista e scrittore, direttore del quotidiano on line La Pressa, Leonelli colloca nella realizzazione di sé al di fuori delle convenzioni e nella ricerca del proprio io quella che comunque deve essere la ricerca di un limite alla tracotanza . E' il filo d'Arianna che guida il suo viaggio attraverso un cumulo di ricordi, una quantità di citazioni senza confine tra cultura bassa e alta ed ereditate dagli anni degli studi liceali, “diapositive di famiglia nascoste in cassetti profumati da saponette verdi ancora incartate”, “pezzi di libri letti sul divano (...) scritte sui muri, suoni, film e profumi”. segue
Tutto questo dà sostanza al viaggio di Leonelli, ma non all'insegna di un vitalismo fine a se stesso, bensì di un'inquietudine sottesa a secoli di riflessioni filosofiche e al continuo interrogarsi dell'uomo sul senso di quel limite, sul significato dell'essere, del vivere e del morire. Da questa tensione, in cui la tracotanza diventa ricerca, la Chiesa, in quanto istituto di potere, è esclusa: sia che un Disegno esista, perché la storia ci ha dimostrato che essa non è degna del messaggio; sia che non esista, perché vorrebbe dire che la fede è stata inventata solo per impedire agli uomini di essere artefici del proprio destino. La tensione verso un Assoluto, verso una Verità, la tracotanza appunto, resta, dunque, al di là di chi ha cercato di darvi una risposta e superando pigrizia e rassegnazione. E pur conoscendo il paradosso per cui si sa che “i mulini a vento non perderanno mai“, ma si accetta “...di scontrarvisi ogni istante come se fosse possibile abbatterli”, Leonelli ribadisce "la tracotanza dell'illusione di cambiare il mondo” e “...la speranza più concreta che io possa sognare in attesa di incontrare per la prima volta chi c'è davvero dentro al riflesso della mia immagine”.
E' una lettura stimolante, questo "Elogio della tracotanza” scritto molto bene da Giuseppe Leonelli. Scendendo sul terreno della quotidianità, dà una veste nobile e perfino mistica allo stesso giornalismo de La Pressa, troppo spesso liquidato come puramente provocatorio o “di destra”, solo perché, anziché toccare Dio, ovvero il senso stesso dell'Essere, lo obbliga ad avere a che fare con Massimo Mezzetti, che è solo sindaco di Modena.