Cna Federmoda: la contraffazione, aggravata dal boom dell'e-commerce, danneggia le piccole imprese
E' quanto emerge dall'indagine "Difendere il Made in Italy", realizzata dall'associazione
La contraffazione non conosce battute d'arresto e continua a rappresentare un'emergenza economica e sociale per il tessuto produttivo italiano. Oltre il 93 per cento degli imprenditori giudica il fenomeno grave, con punte drammatiche nel Mezzogiorno. È quanto emerge dall’indagine "Difendere il Made in Italy", realizzata dall’area studi e ricerche CNA in collaborazione con CNA Federmoda. segue
I driver del fenomeno: prezzi e web
A spingere la domanda di falsi sono principalmente il forte divario di prezzo rispetto agli originali (indicato dal 68,1% degli intervistati), seguito dalla carenza di controlli e dalla scarsa consapevolezza dei consumatori. Tuttavia, il vero moltiplicatore della minaccia è il digitale: il 72,8% degli imprenditori denuncia come l'avanzata dell'e-commerce abbia favorito la diffusione della contraffazione, alimentando una concorrenza sleale che colpisce quasi il 70% delle aziende.
L'impatto sulla piccola manifattura
Il settore industriale e la piccola manifattura pagano il prezzo più alto, subendo un impatto economico continuo ed elevato. Nonostante ciò, più di sei imprese su dieci non dispongono di procedure standardizzate per la verifica dei materiali in ingresso, affidandosi ancora prevalentemente a rapporti di fiducia con i fornitori.
La voce delle istituzioni e delle categorie
Dal mondo imprenditoriale arriva una richiesta unanime e severa: il 60 per cento invoca sanzioni più aspre per produttori e venditori, il 45,6 per cento chiede un giro di vite sulle piattaforme online e il 43,4 per cento domanda un potenziamento dei controlli da parte delle forze dell'ordine, giudicando del tutto inadeguato l'attuale sistema di sorveglianza.
A rimarcare la gravità della situazione è Nicoletta Fasani, presidente di CNA Federmoda Milano: «Dietro un prodotto moda autentico ci sono professionalità, ricerca e investimenti. Quando viene imitato e venduto come originale, non si danneggia soltanto un’azienda, ma si svaluta il lavoro di un’intera filiera». Da qui l'appello per una strategia globale che unisca alla repressione la prevenzione, una maggiore responsabilità delle piattaforme digitali e la tutela del consumatore.