Unico a Carpi con master per la digitalizzazione dei processi edilizi sul costruito

Vittorio Fulgeri è diventato Bim Manager

Unico a Carpi con master per la digitalizzazione dei processi edilizi sul costruito

«Volevo darmi una svegliata, una scossa professionale e umana, per non impigrirmi mentalmente e non invecchiare sul piano professionale». Con motivazioni siffatte, uno in genere volta pagina, cambia vita, mestiere, paese, continente. Vittorio Fulgeri, invece, non l’ha intesa così, convertendo piuttosto quella scossa in un approfondimento e aggiornamento delle proprie competenze che ha inorgoglito lui, ma dal quale potrebbe trarre vantaggio anche l’Unione delle Terre d’Argine da cui dipende e, in particolare, il Comune di Carpi, nella progettazione di opere pubbliche con riferimento al Settore A7 “Restauro, Cultura, Commercio e Promozione Economica e Turistica”.

 

 

Laureato in Architettura a Firenze e abilitato alla professione, in possesso di un diploma di Specialista in Restauro rilasciato dall’Università La Sapienza di Roma per la tesi “Interventi strutturali del Torrione di Galasso Pio”, è entrato per concorso negli organici dell’Amministrazione comunale nel 1990. Dapprima inquadrato alla Pianificazione urbanistica, è stato successivamente trasferito ai Lavori pubblici, poi allo Sportello unico per l’Edilizia e infine, dal 2010, alla Struttura tecnica per la Sismica, e poi, dal 2012 alle dipendenze dell’Unione Terre d’Argine. Con la scelta di darsi una mossa, è diventato l’unico professionista di Carpi in possesso del Master di secondo livello “eBim”, che sta per existing Building Information Modeling per la gestione degli interventi sul costruito, rivolto solo ad architetti ed ingegneri. Lo ha ottenuto, usufruendo anche di una borsa di studio conquistata per i suoi titoli professionali, dopo aver frequentato il relativo corso di oltre 300 ore presso l’Università di Ferrara, seguito da 400 ore di tirocinio formativo presso il Settore A7, completato con un test finale sostenuto il 22 marzo scorso e con la discussione di una tesi dal titolo non proprio sintetico: “Sviluppo di un piano di implementazione per l’applicazione delle metodologie degli strumenti di Building Information Modeling, Bim, per la gestione dell’intervento sul costruito esistente, ivi compresi i provvedimenti di affidamento di opere e servizi, con particolare riferimento alle attività connesse all’area tecnica (restauro) del Settore A7”. Il tutto gli è valso il master di secondo livello, con una più che lusinghiera votazione di 30 e lode, che lo ha collocato fra i sei migliori dei 17 aspiranti specialisti, in una classe composta in maggioranza da neolaureati, nella quale, tiene a sottolineare Fulgeri, «... ero il più anziano e che si è rivelata molto collaborativa e amichevole, per cui è stato anche per il bellissimo clima che vi si era creato che ho potuto raggiungere questo importante traguardo».

Fulgeri, lei capirà che a questo punto dovremo spiegare che cos’è e a che cosa serva esattamente un master “eBim”?

«Obiettivo del master era la formazione del Bim Manager in particolare per la gestione dell’intervento sul costruito: si tratta di conoscenze trasversali informatiche, economiche e multidisciplinari tecniche applicate a un nuovo e rivoluzionario sistema digitale per la gestione di tutto il processo edilizio per ottimizzare la pianificazione, realizzazione e gestione di costruzioni nuove o già esistenti e da restaurare con il supporto delle tecnologie digitali. Nello specifico, anche il settore pubblico è direttamente coinvolto, in quanto la metodologia digitale Bim è già entrata in vigore con il Decreto ministeriale 560/2017 in attuazione del Codice degli Appalti, per lavori superiori ai 100 milioni di euro, ma che diventerà via via obbligatoria anche per lavori di importo inferiore. Fino a che, dal gennaio 2025, lo sarà per tutti i lavori. Una gradualità, questa, che le stazioni appaltanti potranno scavalcare e anticipare, indicendo fin d’ora gare d’appalto con la metodologia Bim. Tornando alla domanda, lo definirei non un semplice strumento elettronico, ma una nuova metodologia digitale di lavoro»

In che senso?

«Nel senso che, per la progettazione, si utilizza non solo un modello digitale e virtuale 3D parametrico (Bim Model) contenente tutte le informazioni (geometria, materiali, struttura portante, prestazioni energetiche, costi, sicurezza, manutenzione, impianti, eccetera) che riguardano il ciclo di vita di un’opera, dal progetto alla costruzione alla eventuale demolizione, ma, soprattutto, un nuovo processo ovvero una nuova metodologia operativa digitale di gestione delle informazioni in collaborazione e in condivisione in tempo reale fra tutte le figure coinvolte in un progetto all’interno della filiera delle costruzioni. Di conseguenza, ne derivano precise incombenze anche per le stazioni appaltanti»

 

Quali, in particolare?

«Trattandosi di una “managerializzazione” e digitalizzazione del processo edilizio e delle procedure di appalto, portata a livelli di efficienza molto elevati, il decreto ministeriale prescrive la formazione specifica del personale delle Pubbliche amministrazioni, con la creazione anche di nuove figure professionali Bim, un piano di acquisizione di software e hardware per la gestione digitale dei processi e, ultimo, ma non meno importante, un atto riorganizzativo in funzione del controllo e della gestione del nuovo sistema di lavoro. La mia formazione è stata indirizzata proprio al profilo organizzativo: quella generale del “project manager” che gestisce i processi e le procedure, assiste alla definizione degli obiettivi di progetto specifici e gestisce/integra il flusso delle informazioni tecniche prodotte dai relativi gruppi di lavoro di progetto (architettonico, strutturale, impiantistico)»

Che vantaggi ne può ricavare, per esempio, un Ente locale?

«Introdurre la metodologia Bim nella pubblica amministrazione consentirà una maggior efficienza nella gestione delle risorse, in relazione sia alla vetustà del patrimonio edilizio pubblico che al bisogno che c’è di razionalizzarne la gestione e la manutenzione. Senza contare il notevole risparmio che è possibile ottenere quando si investe in un’opera pubblica e che si aggira intorno al 25/30 per cento»

 

 

Ecco, proviamo a calare la cosa nell’organizzazione del Comune di Carpi...

«Ho spiegato ai miei superiori che il processo di digitalizzazione dei progetti in funzione delle gare di appalto richiederà collaborazione e formazione per i componenti del team e tempi organizzativi lunghi. Come unico tecnico del Comune e dell’Unione che ha acquisito la competenza per gestire la nuova metodologia Bim, mi sono offerto di fornire un contributo utile per mettere a conoscenza il Bim all’interno degli uffici tecnici del Settore A7 a seguito del progetto pilota ci cui al tirocinio soprattutto in funzione di una eventuale riorganizzazione degli uffici in coerenza con le disposizioni ministeriali, oltre a sfruttare il rapporto di collaborazione con l’Università di Ferrara. Non lo dico io, ma Pietro Baratono, Presidente della Commissione Digitalizzazione Appalti Pubblici e Provveditore delle Opere pubbliche dell’Emilia Romagna: dotarsi di un “project management” coerente con l’approccio Bim non è un problema di costi, quanto piuttosto di volontà, perché quel che si richiede è che tutti i soggetti coinvolti capiscano che la digitalizzazione comporta, anche in questo ambito, un fattore di aumento della produttività»

E dal Comune che cosa le hanno risposto?

«Pur riconoscente dell’importante opportunità che mi è stata concessa, attualmente sto aspettando un riscontro per valorizzare il Settore A4 in funzione Bim come da progetto pilota del triocinio».

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