Antonio Manzini annullato: Rocco Schiavone resta segreto

Antonio Manzini annullato: Rocco Schiavone resta segreto

Deluso? Beh, sì, bisogna ammetterlo, un poco deluso lo sono stato. Irritato? Anche. Perché quell’appuntamento era l’unico che mi ero ritagliato nel weekend letterario carpigiano, ricco di avvenimenti e di nomi più o meno importanti del panorama librario nazionale. Reduce dalla maratona televisiva de “Il trono di spade” (ottava e purtroppo ultima stagione) tratta dalla saga del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin e dopo essermi rinfrescato la mente con l’ennesima replica del commissario Montalbano (in attesa di poter leggere l’ultimo episodio che Andrea Camilleri ha appena sfornato per i suoi appassionati lettori), contavo proprio di immergermi a piene mani dalle parti del vicequestore Rocco Schiavone che Antonio Manzini ha inventato per la gioia del suo pubblico. 

 

Avevo giusto in tasca una copia del suo ultimo volume del poliziotto romano, dai metodi non ortodossi e dalla vita segnata da un’ombra che non vuole scomparire: “Rien ne va plus”, recita la copertina dell’ultima fatica dello scrittore romano che ha dieci anni meno di me (è nato nel 1964) e ha già pubblicato dieci volumi (per la Sellerio, che di gialli e di serie di successo se ne intende) di racconti e romanzi del suo funzionario di polizia sui generis. E “Rien ne va plus” anche per l’appuntamento che mi ero accuratamente annotato sull’agenda: Teatro comunale, sabato 1 giugno, ore 17,30, Antonio Manzini con “Ogni riferimento è puramente casuale”, un reading d’autore in cui lo scrittore non avrebbe forse sciorinato tutti i segreti del suo Rocco (perché il programma recitava: “...cosa succede quando pubblichi un libro? E dopo? E se hai successo?”), ma forse il perché e il percome gli fosse uscito dalla penna e dal cervello questo personaggio di successo l’avrebbe pure accennato, no? Invece nulla da fare: annullato. La performace tanto attesa, l’unica che avrei voluto veramente seguire nel variegato programma della Festa del Racconto, è saltata. Una Festa del Racconto che, per inciso (e scusate lo sfogo), oramai non parla solo di racconti, conti, ma propone anche saggi, romanzi e tutto quanto la macchina dell’editoria mette in campo. “L’autore – ci hanno informato in via ufficiosa e a richiesta gli organizzatori – è stato chiamato dal Presidente della Repubblica a prendere parte ai festeggiamenti del 2 giugno a Roma per la Festa della Repubblica. Poteva dire di no?”. No? Non scherziamo; difficilmente uno dice di no a un invito del Presidente della Repubblica, neanche Salvini e Di Maio, ma se permettete, io ci sono rimasto male. E con me anche tutti quelli che nel pomeriggio di sabato si sono presentati davanti al Teatro comunale e hanno dovuto constatare il forfait dell’autore romano. 

 

Un tiro mancino, un ennesimo tiro mancino, quello di Manzini, nello stile del suo vicequestore, fuori dagli schemi e spiazzante. Sarà per la prossima Festa, io ci conto. Intanto “Rien ne va plus” l’ho tornato a mettere sullo scaffale della mia biblioteca e, in libreria, ho acquistato “Il cuoco dell’Alcyon”, ultima fatica di Andrea Camilleri e ventisettesima apparizione (in 25 anni) del commissario di Vigata, Salvo Montalbano. Alla faccia di Rocco Schiavone.  

 

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