In Emilia Romagna la scuola sprofonda nel precariato
Oltre 3.300 cattedre vuote e tagli al personale ATA, denuncia la FLC CGIL
L'ultimo report della FLC CGIL regionale svela una crisi strutturale nell'ambiente dell'insegnamento in Emilia-Romagna. In vista del futuro anno scolastico infatti, sono 3.382 le cattedre rimaste vacanti sul territorio dopo i movimenti di mobilità. In assenza di un piano straordinario di stabilizzazioni, questo vuoto organico costringerà gli istituti a ricorrere massicciamente alle supplenze, compromettendo la continuità didattica a scapito degli studenti. Il problema investe l'intera regione, ma mostra picchi d'emergenza nei nodi di Modena (661 posti liberi), Reggio Emilia (511), Bologna (490) e Piacenza (417). A destare particolare preoccupazione è il settore del sostegno: i 730 posti scoperti rappresentano più di un quinto del totale complessivo, ma non fotografano la reale necessità delle scuole. Come ogni anno, sarà indispensabile attivare ulteriori posti in deroga per coprire i reali fabbisogni, lasciando gli alunni con disabilità dipendenti da contratti precari. segue
La crisi non risparmia il comparto ATA (amministrativi, tecnici e ausiliari). Nonostante le denunce di carichi di lavoro insostenibili legati alla sorveglianza e alla sicurezza degli edifici, l'Emilia-Romagna deve fare i conti con il taglio lineare di 122 collaboratori scolastici. Per garantire l'apertura e il funzionamento quotidiano dei plessi, le segreterie saranno costrette ad alimentare, data la necessità di personale, ad alimentare un bacino di precarietà che a livello nazionale conta oltre 60.000 lavoratori. Una condotta che è costata all'Italia una recente sentenza di condanna da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea per l'abuso dei contratti a tempo determinato.
Il sindacato annuncia così l'avvio immediato di vertenze a tutela del personale docente e ATA, chiedendo a gran voce un piano di investimenti e assunzioni mirate.
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