Policlinico: chi ha deciso?

All’origine della scelta di rifarlo con i soldi del dopo sisma

Policlinico: chi ha deciso?

Il ruolo della Commissione territoriale sociale e sanitaria. La stessa che ha approvato il Pal. Salvo accettare poi l’accordo Regione Azienda ospedaliera

Carpi – Come si prendono le decisioni in materia di politica sanitaria? Non quelle che riguardano reparti, primari, specialità, che approdano spesso con toni polemici sui giornali e sollevano mozioni e interrogazioni nei Consigli comunali. No, qui si vorrebbe piuttosto parlare delle macro decisioni, quelle di programmazione e politica sanitaria, che spostano mi-lioni di euro e hanno effetti di lunga durata sui territori, finendo poi per condizionare i comportamenti della gente. Decisioni come quella, per intenderci, di cui stiamo discutendo da due settimane e che hanno canalizzato verso il Policlinico di Modena, rimasto fuori dal cratere sismico, stanziamenti per 75 milioni, dei quali una cinquantina dalla Regione Emilia Romagna inseriti nel programma dei lavori del dopo terremoto. Per capire come, con questa scusa del sisma, si sia passati a un piano da 75 milioni fra demolizioni, nuove costruzioni, consolidamento del blocco ascensori, ripristino delle facciate e realizzazione di un nuovo blocco materno-infantile che da solo ne costa 30, è necessario scomodare la “manina politica”. E seguire il percorso decisionale, quanto meno per individuare gli artefici dell’operazione e per evidenziare l’assurdità di una provincia che, pur avendo – unica in Regione – tre centri di prima grandezza come Modena, Sassuolo e Carpi, mantiene due ospedali come Policlinico e Baggiovara, con le stesse funzioni, nel capoluogo, impoverendo la provincia. La “manina politica”: Regione, manager ed enti locali La programmazione sanitaria passa per la Conferenza territoriale sociale e sanitaria di Modena. La compongono i sindaci dei 47 comuni dell’intero territorio provinciale ed è l’organismo che traduce a livello locale le indicazioni del Piano sociale e sanitario regionale. E’ un organismo di rappresentanza, competente in materia di indirizzi e controlli. Difficile però lavorare con una cinquantina di sindaci. Ecco allora che al di sopra della Conferenza è stato collocato un Ufficio di Presidenza, molto più snello visto che ne fanno parte i due co-presidenti, ovvero il Sindaco di Modena, Giorgio Pighi, e il Presidente della Provincia, Emilio Sabattini, insieme ai Sindaci di Carpi, Mirandola, Castelfranco, Sassuolo, Vignola e Pavullo, che sono i comuni capo distretto. E’ qui che la “manina politica” opera più attivamente: per esempio, quando si tratta di esprimere un parere sui Direttori generali di Policlinico e Ausl. Sopra, però, c’è sempre la Regione che decide, o meglio, l’Assessore regionale alle Politiche sanitarie con il Direttore generale per la Sanità e le Politiche sociali che ha sotto di sé il Responsabile del Servizio presidi ospedalieri. Gli input alle Conferenze territoriali provengono da qui, da questa tecnostruttura a stretto contatto sia con il potere politico (Assessore e Giunta) che con i Direttori di Ausl e ospedali pubblici. Di certo, è venuta da qui l’idea di usare il terremoto per rifare il Policlinico: “Mentre il Comitato tecnico scientifico completava la sua valutazione – c’è scritto a pagina 56 del Dossier Dopo il terremoto dal quale ha preso le mosse la nostra inchiesta – il vertice del Policlinico, d’intesa con la Regione, ha messo a punto un progetto che, partendo dal sisma, punta a una riqualificazione complessiva dell’ospedale”. Il “vertice del Policlinico” si chiama Licia Petropulacos: 49 anni, medico specialista in igiene e medicina preventiva conosce bene la struttura, per esservi stata Direttore sanitario in passato, prima di ritornarvi come Direttore generale nel marzo 2012, all’epoca del ricambio imposto dall’assessore regionale Carlo Lusenti e che portò alla fuoruscita di Giuseppe Caroli e Stefano Cencetti. Nell’ambiente la conoscono come un carrarmato: decisa, determinata, competente. Sono le doti che alla Direzione generale dell’Ausl di Forlì le hanno permesso di risanare un buco da 20 milioni di euro. E poi è apprezzata in Regione, dove è stata Responsabile del Servizio Presidi ospedalieri, il cuore di quella Direzione generale dell’Assessorato dalla quale proviene anche Mariella Martini, che ora dirige l’Ausl. L’intesa nasce in questo contesto di prossimità e abitudini a lavorare insieme, di Direttori e Assessore regionale: non era difficile. Brava lei, dunque, a prendere al volo il treno dei finanziamenti in arrivo per il terremoto e a indirizzarli alla soluzione degli annosi problemi del Policlinico che dimostra tutti i suoi quasi cinquant’anni, convincendo l’assessore Lusenti. L’inerzia dei sindaci e la strana gioia di Sabattini Meno bravi i membri dell’Ufficio di presidenza della Conferenza ai quali il Piano viene presentato. Ma come? C’è, a Modena, un annoso problema di squilibrio tra capoluogo e provincia, al quale anche il Pal ha cercato di mettere una pezza (vedi sotto). Ci sono due ospedali a poca distanza l’uno dall’altro, con il più recente, Baggiovara, che potrebbe contenere buona parte del più vecchio. Sono strutture che anziché migliorarsi nella competizione, come sognava ai tempi delle vacche grasse l’ex Sindaco ideatore di Baggiovara premiato da un seggio al Senato, si contendono ora, in epoca ben più grama, le poche risorse per erogare le stesse prestazioni. E anziché partire dal sisma per promuoverne l’unificazione, anziché compattare, migliorandoli, i reparti e i servizi in una struttura moderna ed efficiente come Baggiovara, si vanno a spendere sul vetusto Policlinico 75 milioni che non basteranno comunque a rinnovarlo davvero? Quando per rifare il Ramazzini ne servivano 40 oppure 100 per un nuovo ospedale della Bassa? Ai primi di quest’anno, all’Ufficio di Presidenza e poi alla Conferenza territoriale il piano per il Policlinico, incredibilmente, passa. Ma che ci stavano a fare i Sindaci di Carpi e Mirandola, i cui ospedali, in pieno cratere sismico, sono usciti molto più danneggiati del Policlinico? Perché non hanno aperto il documento del Pal alla pagina in cui si sostiene che Carpi deve essere il polo sanitario strategico dell’area nord? Passi per il silenzio di Giorgio Pighi, che ha visto conferire un peso significativo a Modena. Ma Enrico Campedelli per Carpi e Maino Benatti per Mirandola, perché non si sono alzati a protestare? E che dire del Presidente della Provincia, Emilio Sabattini, che del Pal è stato il principale ispiratore? Di lui si è sempre detto che non fosse d’accordo con il piano per il Policlinico, che lo abbia subito e che, da sostenitore dei tre poli sanitari nella provincia, lo abbia contrastato, considerandolo una forzatura rispetto al Pal. Ma chi glielo faceva fare, allora, di presentarsi in conferenza stampa nel febbraio scorso con Pighi, Martini e Petropulacos a esaltare i 129 milioni in arrivo per la sanità modenese, per più di metà indirizzati a rifare il Policlinico? Arrivando a dire che la cosa non era affatto scontata, non essendo quell’ospedale incluso nel cratere sismico, quasi a presentare il tutto come la vittoria dei “furbi”? Sabato 30 arriva Errani: annunciata una protesta Carpi – Una manifestazione è stata promossa da Alleanza per Carpi e dal Cosan (il Comitato per la sanità dell’area nord) per sabato 30 novembre in occasione dell’arrivo del Presidente della Regione, Vasco Errani, in città per inaugurare, alle 16, la nuova palestra nel piazzale dello Space City. L’iniziativa è stata indetta per segnalare a Errani, che è anche Commissario per la ricostruzione, la palese ingiustizia dei 75 milioni di euro (51 dei quali della Regione) stanziati per rimediare ad annosi problemi del Policlinico di Modena, che non ha subito danni sostanziali dal sisma, con risorse che dovevano invece essere destinate alla ricostruzione. Le stesse risorse negate invece al Ramazzini, cui sono andati 11 milioni (due dei quali da donazioni) necessari solo a rattoppare l’ospedale e insufficienti a intervenire sulla struttura. Per non parlare dell’ipotesi di un nuovo ospedale dell’area nord, per il quale i 51 milioni della Regione sarebbero stati un ottimo volano per il “terzo polo” sanitario della provincia. Cestinato il “terzo polo” Carpi – Eppure, verrebbe da dire a scorrere i documenti che sono serviti a preparare il Piano attuativo locale (Pal) del 14 ottobre 2011, la stessa Conferenza territoriale sociale e sanitaria è parsa avere sempre le idee ben chiare sul futuro assetto della sanità modenese. Nelle linee di indirizzo approvate il 23 marzo 2010, per esempio, si legge: “Dovrà inoltre essere predisposto un apposito progetto di massima atto a documentare la opportunità e la convenienza, sia economica che funzionale, della realizzazione di un nuovo ospedale per Carpi rispetto a un complessivo intervento di manutenzione straordinaria dell’attuale stabilimento. Il progetto di massima dovrà essere accompagnato da precisi atti del Comune e della Fondazione di Cassa
di Risparmio di Carpi da presentare alla Regione circa i rispettivi impegni finanziari in tal senso”. Sempre in materia di linee di indirizzo, un testo approvato dalla Conferenza il 28 gennaio 2011 riporta un ragionamento che per brevità si potrebbe riassumere così: rivedere la consistenza della rete ospedaliera modenese a partire dal binomio Policlinico/Baggiovara non significa contenere o ridurrre un sistema ampio e qualificato, ma adeguare le risposte al continuo cambiamento della domanda e farne l’occasione per una crescita dell’eccellenza clinica. “Ed è per queste ragioni – continuava il documento della Conferenza – che il ripensamento deve essere effettuato con determinazione, lungimiranza, coerenza e senza timidezze. Uno dei punti di snodo più significativi è rappresentato dall’integrazione Policlinico-Baggiovara da cui fortemente 
dipendono qualità, gestibilità ed equilibrio di tutta la rete”. La Conferenza ribadiva poi che l’equilibrio del sistema ospedaliero modenese dipendeva da questa integrazione. E indicava anche le azioni necessarie per “…portare fino in fondo tutti i possibili processi di unificazione, accorpamento, semplificazione, interdipendenza”. Ma non finisce qui. In quello stesso documento la Conferenza dedicava la propria attenzione al “tema delle aree”. Parlava di un “raccordo organizzativo clinico e di servizio fra strutture limitrofe in corrispondenza con la oggettiva articolazione della nostra provincia (nord, centro e sud)”. E concludeva: “All’interno di questo quadro il tema dell’Ospedale di Carpi assume una ulteriore specificità sia per quanto concerne il dovere di consolidarlo e rafforzarlo nella sua natura di terzo polo della provincia, sia rispetto alle valutazioni di opportunità e convenienza circa la realizzazione di una nuova struttura. Determinanti a sostegno di 
tale ipotesi dovranno essere i precisi impegni in tal senso del Comune e della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, già richiamati nel documento di indirizzo del 14.10.2010”. Appena due anni prima, dunque, di avallare la scelta di Regione e Azienda ospedaliero-universitaria di investire 75 milioni nel Policlinico, la Conferenza territoriale sociale e sanitaria dei sindaci modenesi si pronunciava per un accorpamento di Policlinico e Baggiovara e parlava del “dovere” di rafforzare il terzo polo sanitario rappresentato dal Ramazzini, senza escludere l’ipotesi di un ospedale completamente nuovo. Quando si dice la coerenza.
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