«A chi si meravigliava – sostiene in una nota il Comitato Aimag per il territorio – perché esultavamo poco, anzi pochissimo, per il Patto di sindacato faticosamente raggiunto dai sindaci il Comitato rispondeva che da adesso in avanti sarebbero cominciati ancora problemi, altri problemi, di tipo diverso, e difficili. E che Hera se ne stava comunque ancora lì. A condizionare? Forse non del tutto, il Direttore generale era comunque sempre il medesimo. Uno dei problemi si presenta adesso, e si chiama “aumento delle tariffe per la raccolta dei rifiuti solidi urbani”. Lo mettiamo tra virgolette, nostre, così sappiamo di cosa stiamo parlando». segue
La dichiarazione si allarga poi ad altri problemi. «I cittadini che fanno capo alla gestione Aimag e quelli modenesi in Hera – prosegue il Comitato – hanno messo in chiaro una serie di domande, non si tratta di una rivolta, ma le domande sono talmente pregnanti che due sindaci ne hanno capito la portata e si sono pronunciati: Mezzetti per Modena e Righi per Carpi e Bassa. Le domande si riassumono in questo: perché questi aumenti? Da dove nascono? Riportiamo le parole di Mezzetti: “Il costo della vita e dei servizi cresce più rapidamente della capacità di sostenerlo. È una sfida che va ben oltre la tariffa dei rifiuti e che richiede anche un confronto con Regione e Governo sulle regole del settore, sulla competitività del sistema economico, sulla produttività, sui salari e sul rafforzamento dei servizi pubblici”. Giusto! – commenta la nota –. E allora allarghiamo la discussione a tutti i servizi offerti dalle multiutility; troppo comodo e limitativo fermarsi alla gestione dei rifiuti. E allora non va sottaciuto che, in un momento in cui il costo della vita cresce più della capacità di sostenerlo (per citare Mezzetti e Righi) Hera ha distribuito più di 234 milioni di euro in dividendi, un’enormità. Si tratta di una vera e propria tassa indiretta iniqua e assurda; iniqua in quanto colpisce tutti i cittadini in modo uguale, indipendentemente dal reddito. Assurda perché finisce in gran parte nelle tasche di privati. Infatti, solo il 45,8 per cento di Hera fa capo a azionisti pubblici; il rimanente 54,2 per cento è in mano ai privati. Per esempio, Lazard Asset Management, col suo 5,043 per cento ha incassato quasi 12 milioni di dividendi: 12 milioni che provengono dalle tasche dei cittadini che pagano le bollette di luce, acqua e gas. Cittadini che spesso ignorano che parte di ciò che pagano finisce a una banca d’affari e ad altri enti privati. Andate su Google, scrivete "Azionisti di Hera" e "Dividendi 2025 di Hera". I dati che non ci vengono mai forniti a un certo punto, per legge, li trovate su Google! Non è consolante, certamente, ma sapere aiuta». segue
«I dividendi sono una parte dell’utile di esercizio, semplicemente soldi che i cittadini hanno anticipato e che il gestore ha gestito! I cittadini sono la fonte principale con i loro versamenti, l’altra fonte è l’efficienza aziendale. Tutto in regola. L’ente pubblico però deve trovare il giusto equilibrio, questo è il suo compito. Ringraziamo i giornalisti che tengono aperto questo problema. Una giornalista ha chiesto “Chi ci difenderà?” Ecco, il Comitato non si candida a difendere (anche se lo ha già fatto ai tempi della famosa bocciatura della Corte dei Conti), sarebbe un atto di immodestia, intanto però si candida a spiegare. Intanto. Cominciamo con lo spiegare che Hera fa il suo mestiere, e solo indirettamente dobbiamo occuparci di lei, e neanche troppo volentieri, quelli che sono di nostro interesse sono gli utenti pubblici, non i beneficianti privati. E, nel tavolo che Mezzetti ha promesso – conclude la nota –, il Comitato ci deve essere. E chiederemo di farne parte».
Fin qui la nota del Comitato. Al di là della sacrosanta richiesta di partecipare al Tavolo auspicato da Massimo Mezzetti e Riccardo Righi e forse consapevole che in materia di rifiuti potrà fare ben poco visto che il Piano economico finanziario che prescrive il pareggio tra costi ed entrate si muove all'interno dei rigidi paletti fissati da Arera a Roma e tradotti da Atersir per la regione, il Comitato allarga gli orizzonti all'insegna del suo tormentomne principale: “Hera è sempre lì”. Mettendo in discussione tutti i servizi erogati da Aimag ed Hera, forse per fare un raffronto con il colosso bolognese che lo scorso anno, udite udire, ha distribuito succosi dividendi (come i 12 milioni al Lazard Asset Management) ai privati, proprietari del 54 per cento del capitale sociale, mentre i Comuni possiedono solo il 46. Ma perché? E' una sorpresa che Hera è nata così, come multiutility che ha scelto la quotazione e si muove – il che significa investimenti, innovazione, ricerca, acquisizioni – in una logica di redditività per i propri soci? Se proprio si vogliono fare paragoni, che dire allora dei 18 milioni di dividendi incassati nel 2025 dal solo Comune di Modena? E poi è vero che gli incassi di Hera sono solo soldi usciti dalle tasche dei cittadini e non anche dai buoni investimenti? Questa immagine dei soldi che finiscono ai privati investitori della multiutility ha molto dell'ideologico e del populista. E se Hera dà tanto fastidio con la sua sola presenza, perché non acquistare il suo 25 per cento di Aimag? Verrebbe estromessa completamente, ma è un acquisto che costa, eccome se costa.