Convegno della Fondazione CR Carpi sull'economia: da Caiumi (Confindustria) una sferzata alla ''città addormentata''

Ci si aspettava realismo, concretezza, anche qualche durezza e l'accantonamento di orgogli campanilistici e di qualche consolidato luogo comune nell'analisi delle criticità della Carpi di oggi e delle prospettive del sistema produttivo locale. E qualche cosa è pure emerso dal tourbillon di interventi e dal talk finale del convegno "Uno sguardo sul futuro economico della Carpi di domani” promosso dalla Fondazione CR Carpi, introdotto dal suo presidente, Mario Arturo Ascari e svoltosi ieri pomeriggio al Comunale con ampia partecipazione dei mondi dell'imprenditoria, del credito, delle istituzioni e dell'Università. Non tanto dall'intervento di Carlo Cottarelli dal quale potevano arrivare solo analisi macroeconomiche, peraltro condotte con notevole acutezza e oggettività sull'andamento della "decrescita infelice” dell'ultimo ventennio di economia italiana, penalizzata dalla burocrazia (tema ricorrente nel successivo dibattito), dalla lentezza della giustizia civile, dal divario nord sud e dall'inverno demografico. Quanto all'apporto degli specifici interventi, alcuni meritano una menzione. segue

Al di là degli applausi che hanno accompagnato soprattutto le considerazioni di Marta Brozzi (Duna Corradini) e Marco Marchi (Liu Jo) per gli elogi alla territorialità, ai sogni che qui si realizzano, alle tradizioni emiliane di serietà sul lavoro e voglia di fare che hanno vellicato nostalgie e fierezze localistiche, a fornire un'analisi precisa e circostanziata dell'attuale condizione di Carpi è stato nel proprio discorso conclusivo il Presidente di Confindustria Emilia Centro, Valter Caiumi. Non ha esitato a ricordare una Carpi sempre cresciuta per linee interne, cioè in forza di un mercato (soprattutto del tessile abbigliamento) che procedeva quasi in automatico, mentre ora la crescita può avvenire solo per linee esterne, attirando investimenti e persone da fuori (concetto, quest'ultimo, richiamato anche da Marchi). Ha parlato di flessione importante di una città che si è poco a poco addormentata, senza più coraggio e stimoli, quasi fosse subentrato un appagamento mentre oggi le sfide che si giocano a livello regionale, nazionale e continentale esigono un cambio di ritmo e guai ad appiattirsi sui campanilismi. Ha detto che oltre a chiedere, con particolare riferimento al futuro ospedale ("Sul quale peraltro sono d'accordo”), Carpi deve anche riprendere a dare, nel senso di produrre economia ed energia interna. Sarà di sicuro capace di ripartire, ha sottolineato Caiumi, e anche il progetto del liceo steam di Confindustria e lo stesso Tecnopolo sono segnali di fiducia, ma serve disruption, cioè una rottura, un cambiamento rapido che porti a un modo nuovo di pensare. Tanta franchezza e onestà di analisi non meritavano poi di finire in un richiamo alla piazza Martiri bisognosa di essere riportata alla vita che c'era una volta e “...se si fa un po' di rumore, pazienza, si metteranno i vetri insonorizzanti” che ha fatto dire a qualcuno, all'uscita, che Caiumi pareva essersi espresso già da candidato Sindaco.

 

Nel porre inevitabilmente l'accento sulla scelta del Tecnopolo da parte di UniMoRe, il Direttore del Dipartimento di Ingegneria Francesco Leali ha assegnato tutto il peso che merita alla necessità di investire in conoscenza, portando esempi concreti di che cosa può sorgere intorno alla sede universitaria sul modello aggregante della Motorvehicle University of Emilia-Romagna (Muner) oppure dell'iniziativa Edunext per la formazione universitaria a distanza, annunciando per la sede universitaria di Carpi una scuola "Ragazze digitali” per indirizzare studentesse verso l'area degli studi scientifici, matematici e tecnologici. E' il tema, quello dell'assoluta necessità di investire in conoscenza, sul quale ha insistito anche Franco Mosconi, docente di Economia industriale all'Università di Parma. Messa un po' in disparte la nozione di "distretto”, sostituita con quella di "città" sull'esempio del lavoro di Carlo Ratti su come le reti stanno cambiando il futuro urbano, da lui è arrivata l'idea di una academy aziendale nella quale unire gli sforzi per la ricerca e l'innovazione da trasferire poi sul territorio, aumentando la competitività e superando lo storico limite dell'imprenditoria locale che è sempre stato l'individualismo. Ha detto che finora ha prevalso "un po' di egoismo”: ma il professore, si sa, è persona prudente.