Fabio, Elena e una via Vandelli ''alla carpigiana'' sulla strada del truciolo

I due carpigiani a piedi da Carpi a Massa lungo la storica strada settecentesca

La passione per la montagna, l’amore per la propria terra e la sua storia, una casa vacanze al posto giusto e un libro per aprire la curiosità. Sono gli elementi alla base dello speciale trekking sulla via Vandelli dei carpigiani Fabio Battini e Elena Guidetti. Che in una settimana sono partiti da Carpi e sono arrivati a toccare il Tirreno a Massa, valicando gli appennini e le alpi Apuane. Ovviamente a piedi, come si conviene a chi vuole assaporare le terre e le loro storie.

«Siamo camminatori, ci piace la montagna, andare a funghi ma finora avevamo all’attivo solo trekking giornalieri - racconta Fabio - Poi qualche anno fa abbiamo preso una casetta da ristrutturare in appennino, poco distante dalla via Vandelli che abbiamo scoperto così. Ce ne siamo innamorati con la “Guida della via Vandelli” di Giulio Ferrari e ci siamo ripromessi di farla». Quel giorno è arrivato lunedì 4 ottobre, quando Fabio e Elena sono partiti per la “loro” via Vandelli. Ovvero una versione rivista della storica strada nata per volere del Duca Francesco III d'Este che, dopo aver ottenuto lo strategico sbocco al mare tramite il matrimonio del figlio Ercole con Maria Teresa Cybo Malaspina duchessa di Massa e principessa di Carrara, necessitava di una strada commerciale e militare che permettesse al ducato di Modena di avere accesso alla costa tirrenica all'interno dei propri confini. Per la realizzazione fu incaricato l'abate, ingegnere, geografo e matematico Domenico Vandelli, la cui omonima via fu completata tra il 1738 e il 1751 con partenza dal palazzo ducale di Modena e arrivo a quello di Massa. 

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«C’è venuta l’idea di partire non da Modena ma da Carpi perchè abbiamo letto che uno dei motivi che aveva reso necessaria la via Vandelli era il dare uno sbocco sul Tirreno ai cappelli di paglia che venivano fabbricati dall’industria del truciolo di Carpi, che tramite la via Vandelli arrivavano ai porti di Massa e Livorno e da lì partivano per il mondo a bordo dei bastimenti inglesi - raccontano Fabio e Elena -. E anche il tratto del nostro cammino da Carpi porta a Modena, anche se non è ancora tecnicamente via Vandelli, ha passaggi molto interessanti e poco trafficati, passando da Ganaceto e da lì per via Luigina a Villanova San Pancrazio dove si trova una ciclabile che arriva a Modena, da dove parte la vera e propria via Vandelli. In totale abbiamo fatto 204 chilometri in sette giorni, con oltre cinquemila metri di dislivello in salita e altrettanti in discesa».

La storica strada varca infatti l’appennino tosco-emiliano e poi le alpi Apuane: «Il percorso della via, dovendo stare all’interno dell’allora ducato di Modena, è piuttosto duro perchè resta molto in quota, con i due passi oltre i mille e 600 metri dell’Agadello presso San Pellegrino in Alpe e della Tambura sulle Apuane, che è il punto più spettacolare perchè da lì si vede il mare davanti, con alle spalle il crinale appenninico e la Garfagnana». 

Luoghi ameni in cui il viandante può riappropriarsi dei concetti più naturali di spazio e tempo, gustandosi anche la meraviglia della natura: «Il tratto più spettacolare è la discesa verso il mare dal passo della Tambura, su una strada perfettamente lastricata che scende sui fianchi delle Apuane passando anche per le maestose cave di marmo - raccontano i due carpigiani -. Ma abbiamo apprezzato tutto il percorso, tra borghi, aneddoti e storia». Camminando sempre lontano dal traffico autmobilistico, anche in quei tratti in cui l’antica via è stata sostituita da strade a grande percorrenza come la Nuova Estense: «Anche in pianura si lascia Modena senza attraversare strade trafficate, seguendo la vecchia ferrovia Modena-Vignola, e da lì lungo il torrente Tiepido si sale verso le colline immersi nella natura fino alla Madonna di Puianello dove c’è un santuario - raccontano Fabio e Elena -. Per sentieri sterrati si sale a Pavullo, tra calanchi e vulcanelli di fango e acqua salmastra, quindi da Lama Mocogno si imbocca la via Vandelli originale che, nonostante sia tra i boschi, è lastricata fino al crinale appenninico e fino alle alpi Apuane. Lungo la strada si incontrano antiche osterie, alcune trasformate in abitazioni private e altre abbandonate. Noi abbiamo  scelto di dormire nei numerosi bed&breakfast che si trovano lungo la strada, quasi tutti li abbiamo prenotati prima, altri lungo il percorso. Sono luoghi in cui si trovano altri viandanti con cui condividere esperienze e impressioni». Per un cammino nella storia che riempie le gambe ma anche gli occhi e il cuore.