Dopo oltre un anno lontano dal campo, finalmente è tornato a respirarne l’aria. A ritrovare quell’odore inconfondibile dell’erba, della terra, della fatica. Quello che per un giocatore diventa quasi una seconda pelle e che, dopo mesi passati a guardare il calcio da lontano, può sembrare il profumo di casa. Per Marco Forapani il tempo lontano dal rettangolo verde è stato lungo, fatto di attese, sacrifici, momenti difficili e tanta voglia di ricominciare. Poi, mercoledì scorso, nella vittoria di Coppa Italia contro la Pro Vercelli, oltre un’ora di gioco fatta del rumore dei tacchetti, del pallone tra i piedi, delle luci dello stadio: segnali che raccontano che il viaggio è finalmente ripartito.
«Era quello che volevo dopo tanto tempo – ha detto Forapani in quel dopo gara – e dopo questi due anni, passati in un modo non sicuramente bello, è stato molto, molto emozionante. È stato bello tornare in questo stadio con i propri compagni, la squadra, i tifosi. Non chiedevo altro. Poi con la vittoria va ancora meglio».
Due anni. Perché in realtà il suo travaglio inizia dall’ottobre del 2024. La rottura del crociato del ginocchio destro, poi nella partita del ritorno in campo, nell’agosto 2025 contro il Trento in Coppa Italia, la ricaduta. Stesso ginocchio, stessa diagnosi. Una partita giocata in 688 giorni. Un percorso che è sembrato non finire mai.
Sei stato utilizzato col contagocce nel precampionato, e per tornare in campo hai dovuto attendere il secondo turno di Coppa. Frutto di un percorso studiato a tavolino?
«Ho parlato più volte con il mister e con lo staff e abbiamo convenuto di gestire la parte iniziale della stagione, anche perché a livello fisico andavo in affanno prima rispetto agli altri. Dopo due anni non avevo il ritmo di prima. Quindi, con la giusta intelligenza, abbiamo condiviso di fare passo per passo quello che si riteneva giusto e adesso pian piano si migliora».
Come hai vissuto questi due anni da spettatore?
«Ero in palestra tutti i giorni, mattina e pomeriggio. E’ stata un po’ un'agonia. Il mio lavoro è questo, la mia passione è questa. E sapevo che per ritornare qui, avrei dovuto fare un percorso di sacrifici. Speravo di farlo solamente una volta mi è capitata la seconda e l'ho fatto anche la seconda. Però non ho mai avuto la tentazione di mollare e adesso sto bene. Occorrerà procedere ancora pian piano e con calma, però sono contento».
Nel pieno del calvario, il Carpi ti ha rinnovato il contratto.
«Il presidente e il direttore mi sono sempre stati vicini. Non posso davvero dire nulla su questo. Mi è sempre stata vicina come la mia famiglia, la mia ragazza e gli amici. Sono stati due anni tosti, però con il giusto aiuto dalle persone che ti vogliono bene se ne esce fuori»
Contro la Pro Vercelli Cassani ti ha disegnato inizialmente un ruolo da mediano. Come ti sei trovato al rientro?
«Siamo un centrocampo dinamico. Io personalmente preferisco giocare da mezzala ma se il mister mi richiede di ricoprire ruolo da mediano lo faccio volentieri, non c'è alcun problema. Quando si è fatto male Viti, mi ha spostato mezzala e sono stato su Ciammaglichella sia in fase di possesso che non possesso».
Cosa ti aspetti da questa tua stagione?
«Una annata positiva, di stare bene, di trovare continuità e trovare quello che mi è mancato in questi due anni in cui non ho giocato. L'obiettivo principale è la salvezza, però noi cerchiamo sempre di mettercela tutta per fare anche qualcosa in più. Siamo un bel gruppo e come si è visto in queste tre partite non molliamo mai. Anche contro la Pro Vercelli l'abbiamo dimostrato, perché abbiamo ripreso la partita al novantesimo. Sono contento ed ora dobbiamo solo migliorare. Migliorare rimanendo sulla strada giusta».
In campionato manca ancora la vittoria e domenica siete attesi in casa dell’Albinoleffe, dove troverai una tua vecchia conoscenza.
«Ritroveremo Mandelli, e sarà una partita tosta che inizieremo subito a preparare»