Che delusione deve aver provato Magath, l’editorialista de La Pressa, specializzato in cose carpigiane, sul gruppo “Rivoglio la mia città”. Nato come gruppo social per iniziativa di Massimo Gozzi, zio di un adolescente perquisito e derubato in pieno centro da una banda di coetanei, e presentato ufficialmente il 2 dicembre alle Ferrovie Creative, era stato salutato entusiasticamente dal commentatore de La Pressa su un post nel suo profilo come un segnale di decisa novità in quanto reazione “dal basso”, animata cioè direttamente dai cittadini, contro il fenomeno delle baby gang e, più in generale, a tutela della sicurezza urbana. Sottolineava anche il tratto di freschezza e determinazione di questa reazione spontanea, cogliendone e apprezzandone lo spirito chiaramente antagonistico rispetto alla solita Amministrazione comunale inerte, dormiente e portata a minimizzare il problema.
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Poi, che cosa accade? Che approda a Carpi la trasmissione Dritto e Rovescio per effettuarvi un collegamento sullo stesso tema con persone del posto. E a chi si rivolgono gli organizzatori della puntata per trovare i giusti interlocutori? Proprio a diversi componenti il Gruppo, con la certezza che da lì sarebbero emersi gli umori profondi di una comunità cittadina travagliata dal problema delle baby gang. Solo che, inaspettatamente, molti declinano, anche dopo essersi consultati con gli amministratori di “Rivoglio la mia città”. Uno dei quali, Alberto Setti, sottolinea piuttosto la volontà degli iscritti di stabilire un dialogo e una collaborazione con il Comune, piuttosto che accarezzare l’idea di ronde o di un “fai-da-te” in materia di ordine pubblico, arrivando a definire “una pagliacciata” la trasmissione di Rete 4. segue