Iniziative commerciali in piazza esentate dal canone comunale: tra redditività e qualità

La Giunta ha deciso in questi giorni di inserire fra le iniziative esenti dal pagamento del canone di occupazione del suolo pubblico alcune importanti rassegne: due, "Carpinfiore, edizione di ottobre” e “Carpi a tavola 2026” (sempre che si tratti di Emilia Food Fest) già avvenute; le altre, “Vi.Vi.” e “Carpi Christmas Village” in programma la prima dal 15 al 18 ottobre in piazzale Re Astolfo e la seconda nel periodo natalizio. Stando al Regolamento per l'applicazione del canone unico patrimoniale le iniziative esenti sono quelle che rivestono interesse pubblico con il patrocinio o la partecipazione del Comune. E vi rientrano anche le rassegne che  “...pur di carattere commerciale, promuovono le eccellenze del territorio, l'aumento dell'attrattività e la frequentazione del centro storico a beneficio di cittadini e turisti, eccetera”. segue


 

Va da sé che per gli organizzatori di questo secondo genere di manifestazioni, il suolo esente dal canone è oro. Nel senso che affittare a terzi (gli standisti espositori) metri quadrati di superficie pubblica concessi gratuitamente dall'Amministrazione comunale rappresenta la prima, sostanziale risorsa per chi le varie iniziative le progetta, le coordina e le pubblicizza. Ed è proprio questo il senso, la ratio del Regolamento: io, pubblico, ti agevolo con la gratuità del suolo, perché stai facendo qualche cosa di interessante a beneficio della città. Ma non dovrebbe però rappresentare anche uno stimolo al Comune a non disinteressarsi completamente del come le varie rassegne finiscono per essere allestite, alla cornice di gusto, coerenza, uniformità, attenzione estetica che vi viene proposta, al loro impatto di immagine? In fondo, è quello che rende alcune rassegne in piazza più famose, attrattive e rinomate di altre. segue

 

A giudicare dal recente allestimento della rassegna floreale, per esempio, non si direbbe che l'esito sia stato all'altezza delle prime edizioni, con distese di fiori ovunque, arredi da giardino, trattorini e altri accessori in piazza Martiri. Non è una questione di quantità di espositori, perché su questo possono influire vari fattori come l'economia e l'andamento congiunturale di un certo settore che sono fattori di rischio per gli organizzatori. Il problema riguarda soprattutto la qualità sacrificata al profitto. Che cosa c'entravano, per esempio, i gazebo raggruppati in mezzo a piazza Martiri a esporre in vendita  tutt'altre merceologie da piante e fiori? O quelli isolati, sempre in piazza, con in mostra della bigiotteria? Testimoniavano solo la voglia di occupare più spazio possibile e purchessia: è gratuito e quanto più se ne utilizza, tanto più rende. Ma chi può intervenire perché una rassegna resti coerente con l'impostazione originale senza debordare nella mera ricerca della resa, se non l'Amministrazione comunale? Un Regolamento non dovrebbe dettagliare un po' di più che cosa significhi l'“interesse pubblico” a nome del quale viene concessa l'esenzione, imponendo anche criteri di decoro, attrattività e immagine? (foto di repertorio)