La scomparsa di Ermanno Bencivenni, stroncato da un infarto all'età di 79 anni, è stata presentata dalla Gazzetta, qualche ora fa come l'addio all'"anima di Villa Delfini”. E in effetti Bencivenni, che lascia le figlie Sara e Rebecca, aveva fatto della signorile dimora settecentesca di Disvetro, nel Comune di Cavezzo, così cara allo scrittore Antonio Delfini, una sorta di punto di riferimento esistenziale, l'immobile che gli aveva conferito anche un'immagine pubblica. Dal momento dell'acquisto, completato dal padre, ne aveva infatti curato insieme al fratello Giuseppe il graduale recupero anche dai danni prodotti dal sisma e la modernizzazione degli impianti oltre ad ampliarne il meraviglioso parco, fino a trasformarla in sede prestigiosa per matrimoni, anniversari, convegni, momenti conviviali, serate eleganti. E spazio aperto agli eventi culturali, per i quali Ermanno Bencivenni aveva una particolare predisposizione come dimostra anche la passione artistica trasmessa alla figlia Sara, ballerina classica formatasi a Reggio Emilia, ai corsi di Cosi-Stefanescu con perfezionamento all'Accademia Vaganova di San Pietroburgo e successivamente diplomata coreografa abilitata all'insegnamento. Si ricordano, al riguardo, i passaggi in villa di figure illustri, come Franco Battiato, che si esibì in concerto, Ornella Vanoni che vi trascorse una serata su invito di una società carpigiana, esibizioni di balletti e musicisti. Villa Delfini era diventata così uno scenario per spettacoli raffinati e sfondo dei sogni di tanti. segue
Ma il primo sognatore era lui, perduto dietro le proprie curiosità culturali, grande ammiratore di quanti ce l'avevano fatta ad eccellere in ambito artistico, musicale, teatrale, letterario, lui che al lavoro di stockista della maglieria avviato dalla madre, di origini russe, aveva dovuto sacrificare tanto del suo tempo. Un'attività, la sua, che procedette sempre in parallelo con l'espansione di Carpi nel settore tessile, ma che, soprattutto negli anni giovanili, non gli aveva impedito di dare sfogo alle proprie curiosità, viaggiando in lungo e in largo fra i continenti con i gruppi organizzati dall'agenzia più fricchettona degli anni Ottanta, quell'“Avventure nel mondo” che funzionò al contempo per tanti della sua generazione come apertura di orizzonti, presa di coscienza ideologica delle ingiustizie consumate sul pianeta, fuga dalla società occidentale o, semplicemente, da delusioni amorose. Animo generoso negli affetti, naturalmente portato all'amicizia, sorriso sempre stampato in volto, aria trasognata, se n'è andato così, Ermanno Bencivenni, in un silenzio discreto che ha avvolto anche le sue esequie, celebrate secondo il rito ebraico e con sepoltura nella nuda terra al cimitero di San Cataldo, a Modena.