L'isoletta rossa nell'oceano FdI che a Carpi le minoranze non riescono a cancellare

“Un'isoletta in mezzo all'oceano” definisce il risultato di Carpi un post sui social. E in effetti, quella linguetta rossa immersa in un mare di “azzurro Meloni” del collegio uninominale della Camera con il nome della città e che ha portato in Parlamento il Pd Andrea De Maria, lo fa pensare. Il 34,56 per cento riportato dal solo Pd, pari a 12 mila 511 voti, è perfino percentualmente migliorativo del 33,76 del 2018 (poco meno di 13 mila voti) peraltro considerato uno dei peggiori. Ma in chiave di elezioni amministrative 2024 – perché molti hanno eseguito in proprio la proiezione – lascia pur sempre a 14 punti percentuali di distanza il maggior competitor di questa elezione: Fratelli d'Italia, appunto. Così come nelle Politiche del 2018 i punti di distacco dal secondo, il Movimento 5Stelle, furono 6, alle Regionali del 2020 salirono a 16 sulla Lega e alle Comunali del 2019, prima del ballottaggio e sempre intendendo i voti di lista, furono 9 su Lega e Fratelli d'Italia unite.

L'oscillazione del Pd sempre intorno ai 12 mila voti, nonostante il partito sia pressoché scomparso dalla vita politica cittadina; nonostante la Giunta Bellelli sia bersaglio di una mole crescente di critiche e soprattutto la costante di 11 punti medi percentuali di distacco dal concorrente più vicino attestano due cose soprattutto. La prima è la tradizionale vischiosità dell'elettorato cittadino, messa davvero in discussione solo nel 2018 dal travolgente successo dei 5Stelle: e questo, nonostante il Paese assista al fenomeno contrario, di una volubilità degli elettori che riversa i propri consensi sulla novità del momento (dopo Berlusconi, Renzi, Grillo, Salvini e ora Meloni) secondo quella che gli osservatori considerano una costante interna al populismo. La seconda è il vuoto delle opposizioni, la costante incapacità di dar luogo a un'alternativa credibile. Nonostante il ricorrente distacco percentuale dal secondo, è pur vero che il Pd, senza risalire ai tempi dell'Ulivo al quale contribuiva come Ds, ha subito un'emorragia incredibile di consensi, dai 24 mila voti della Camera nel 2008 ai 18 mila del 2013 fino ai 12 mila di domenica. Ma le minoranze sono rimaste racchiuse nel proprio recinto, almeno a Carpi: un perimetro che oscilla dal 27,75 dell'exploit dei 5 Stelle nel 2018 a quello che Fratelli d'Italia locale considera il grande successo di questi giorni, ma che non arriva al 21 per cento, il più basso delle ultime quattro consultazioni. Tutto dunque lascia prevedere che, al di là del rumore di fondo dei social presi d'assalto in queste ore da una folla di Carpigiani soddisfatti per la sconfitta nazionale di Enrico Letta e il successo di Giorgia Meloni, un ribaltone sia possibile, in città, più per il giudizio sulla Giunta e per la consunzione del partito di maggioranza relativa che per una qualche risorsa che si profili all'orizzonte a invertire una tendenza storica. O forse è proprio questo che scoraggia il proposito di dare un forma politica alternativa a uno scontento che pure c'è e si avverte.