Da Voce mese giugno

L'uomo che ha fatto grande CMB

Dall'alto di un miliardo di giro d'affari, Carlo Zini lascia la presidenza della cooperativa alla quale ha fatto compiere il salto di qualità insieme a un ottimo gruppo dirigente

«Cmb è la Ferrari delle costruzioni». Serviva una scadenza importante come la conclusione del proprio ultratrentennale mandato di Presidente del colosso cooperativo di via Marx, per sentire dall'ingegner Carlo Zini, 71 anni, un'affermazione così sicura e perentoria. Non perché la sua sia l'indole di un insicuro o di un indeciso, ma perché il presidente Zini ha abituato chi lo conosce come uomo pubblico a una postura fatta di prudenza, riservatezza, misura e perfino umiltà che secondo molti hanno fatto sì che Cmb sia una delle poche sopravvissute e ancora prospere fra le cooperative di costruzione italiane.

Lo abbiamo intervistato pochi giorni prima dell'annuncio ufficiale del commiato, insieme al suo successore alla guida di Cmb, l'ingegner Roberto Davoli che gli ha fornito il supporto di dati, numeri e circostanze.

Presidente, le viene spesso chiesto di Carpi, considerando che Cmb ha raggiunto una tale rilevanza che potrebbe avere il proprio quartier generale a Milano o a Roma...

Zini: «Carpi rimane il cuore della cooperativa, il gruppo dirigente proviene in buona parte da queste zone anche se obiettivamente le nostre realizzazioni sono ormai in tutta Italia e ora anche in Europa».

Trentadue anni lei come Presidente di Cmb, 33 ne ha Voce: abbiamo preso il via entrambi in era berlusconiana...

Z.: «Era il 1989 e avevo 34 anni quando fui chiamato a dirigere quella che allora era la Divisione Sede, ma l'esperienza da presidente parte nel 1994. Ho vissuto le trasformazioni seguite a Tangentopoli: una stagione dalla quale Cmb uscì indenne, ma in cui ci furono speculazioni di ogni tipo da parte di soggetti ancora in auge».

Che cosa faceva prima di entrare in Cmb?

Z.: «Venivo da un'altra cooperativa, la Edilcoop di Crevalcore e da giovane ingegnere ho coprogettato diversi lavori su Modena. Arrivo qui, in modo non dico improvviso, ma piuttosto brusco. C'è stato l'avvicendamento con Cesare Rinaldi che aveva guidato la cooperativa negli anni Ottanta e Novanta. Partimmo con un certo slancio, su Carpi e soprattutto su Modena, con l'asse attrezzato e, in rapida successione, la trasformazione di via Zucchi con il direzionale Galleria, la partecipazione al piano Corassori, che ambiva a creare il nuovo centro della città. A quegli stessi anni risalgono gli accordi con i partner privati, l'appalto del nuovo ospedale di Baggiovara, l'ingresso nei due Consorzi per le tratte dell'Alta Velocità Bologna-Firenze e Milano-Bologna. Erano tempi in cui c'era modo di progettare in maniera prospettica e strutturata e nei quali prese corpo l'idea di specializzarci negli ospedali, l'ultimo dei quali è quello di Piacenza», per il quale pochi giorni fa Cmb è stata nominata promotore.

Che ha una storia parallela al futuro Ramazzini: sono più avanti loro o noi?

Davoli: «Direi che sono alla pari. Su Carpi c'è stata solo la nostra offerta, mentre a Piacenza hanno dovuto avviare la selezione fra tre candidature». segue

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